L’AQUILA – Profonda delusione in Abruzzo per l’esclusione dei territori terremotati del 2009 dal Decreto legge sul sisma Centro Italia che verrà esaminato lunedì al Consiglio dei Ministri.
Inascoltate le istanze formulate in particolare dai paesi dell’Aquilano gravemente colpiti dal sisma del 2009, esclusi dal tavolo di confronto. Sulla questione stanno intervenendo in queste ore esponenti politici regionali di diversi schieramenti, dal presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, e il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, entrambi di Fratelli d’Italia, al senatore Gaetano Quagliariello, (Idea-Cambiamo).
“E’ dal mese di giugno che abbiamo chiesto al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, un tavolo per scrivere insieme i passaggi normativi necessari per ridare impulso alle zone terremotate. Abbiamo invocato il contributo derivante dall’esperienza del territorio per ragionare insieme su norme definitive per la ricostruzione”, ha detto Marsilio a margine del convegno “Ricostruire la speranza per ricostruire i territori” all’Università di Teramo.
“Da quattro mesi Regioni, Comuni, Province e Anci – ha sottolineato Marsilio – aspettano di poter fare questo lavoro comune. Per tutta risposta si viene a conoscenza che dopodomani verrà approvato un Decreto Legge che nessuno ha letto, che nessuno conosce, a cui nessuno ha dato il proprio contributo. Per quanto ogni iniziativa legislativa in favore della ricostruzione post sisma sia sempre benvenuta, non posso che lamentare questo metodo portato avanti dal Governo che, ancora una volta, lascia in un angolo gli attori principali dei territori terremotati”.
E il sindaco dell’Aquila ha espresso “forte disappunto e profonda amarezza per l’assenza dell’Aquila e dei territori terremotati del 2009 nel decreto sisma che lunedì sarà portato in Consiglio dei ministri”.
“Persino nella legge di conversione del decreto Genova – ha sottolineato Biondi – si è riusciti a inserire provvedimenti a sostegno delle nostre istanze – spiega il primo cittadino – Adesso questa terra sembra essere stata dimenticatata. Mi stupisce, e non poco, visto che sin dal suo insediamento dello scorso anno, il premier Giuseppe Conte è a conoscenza delle problematiche e delle necessità delle aree terremotate dieci anni fa e che attualmente detiene la delega alla ricostruzione”.
“È, pertanto, incomprensibile l’esclusione del cratere 2009 dal provvedimento: non una riga sulla ricostruzione pubblica, su cui abbiamo speso mesi di parole e formulato proposte di buon senso, non una riga sul personale, non una riga sui problemi di alcune tipologie di proprietari di immobili esclusi dalla ricostruzione privata, non una riga sulla questione tasse”.
“La nomina di un sottosegretario con delega alla ricostruzione, che possa rappresentare in sede governativa le esigenze di tutte le aree colpite dalle calamità, è una necessità non più rinviabile”, ha concluso il primo cittadino.
Duro anche il commento del senatore Quagliariello: “A pochi giorni dalle elezioni regionali in Umbria spunta fuori come un fungo un decreto sul terremoto. A giudicare dalle prime anticipazioni, oltre a non aver coinvolto i territori interessati, il governo non sembra averne preso in alcuna considerazione le istanze da tempo avanzate”.
“Se il nuovo governo intende fare del post-sisma un terreno per ‘marchette’ elettorali’ – ha aggiunto –, l’operazione, oltre che eticamente censurabile, è anche fallimentare, vista la disorganicità e la povertà di contenuti da cui il provvedimento sembra essere caratterizzato. Di fronte alla montagna di passerelle e di parole spese siamo, a quanto pare, a un topolino che non risolve i problemi degli umbri e mortifica le altre regioni”.
“In Particolare – ha osservato il senatore – il presidente Conte è venuto nei territori promettendo ascolto e coinvolgimento ma, se questa è la risposta, se ne deve ricavare che il cinismo dimostrato passando da una maggioranza a un’altra opposta senza soluzione di continuità trova, purtroppo, una conferma fin troppo emblematica”.
“Gli amministratori e i cittadini dei crateri – ha concluso Quagliariello – reclamavano da tempo una sede di raccordo e confronto ma per tutta risposta si vedono trasformati a loro insaputa in ‘pretesti’ per le difficoltà elettorali della maggioranza di governo”.



