L’AQUILA – Da una parte una Asl provinciale aquilana con un debito record nel 2023 di 46 milioni di euro – sui 122 complessivi a livello regionale -, un piano da attuare che prevede quest’anno risparmi per oltre 3 milioni di euro, liste d’attesa infinite, servizi carenti e indisponibilità di farmaci, collette interne per acquistare ciò che serve negli uffici, forte preoccupazione i possibili tagli al personale e con quelli già ufficializzati sul fronte dei contratti non rinnovati a diversi precari di cooperativa sociale, tra cui alcuni impegnati nel delicato settore dei sistemi informativi.

Dall’altra, un comunicato tinteggiato del più roseo ottimismo, ai limiti dell’autocompiacimento, inviato agli organi di informazione sull’incontro nell’Aula “Dal Brollo” dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila tra direttori di Dipartimento e di Unità operative ed i vertici regionali tra cui l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, il direttore generale della Asl 1 di Avezzano–Sulmona-L’Aquila, Ferdinando Romano, ed il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza.

Nell’aula, però, erano tangibili il nervosismo e la tensione in buona parte del personale presente, eppure quasi nessuno ha inteso prendere la parola e replicare a quanto affermato dai vertici presenti, salvo poi sfogarsi, una volta terminato l’incontro, nel chiuso delle stanze e lungo i corridoi e con telefonate dai decibel altissimi.

Nel comunicato, tra l’altro, è stato posto l’accento su un presunto “forte apprezzamento per il lavoro svolto dal personale” da parte dell’assessore Verì, ex leghista, non eletta con la lista del governatore regionale, Marco Marsilio, e “ripescata” come assessore esterno, con la stesa delega della precedente legislatura.

Quella Verì la cui presenza “è una testimonianza tangibile della vicinanza della Regione Abruzzo e dell’attenzione e apprezzamento dell’impegno dell’azienda e della qualità del lavoro”, come dichiarato a sua volta dal 66enne manager Ferdinando Romano, in quota Fdi, docente di Igiene arrivato da Roma a giugno 2021 ed il cui incarico è stato rinnovato fino a maggio 2025, paradossalmente con l’argomentazione che un cambio della guardia al vertice della Asl aquilana, attraverso bando, avrebbe rallentato l’applicazione dei Piano di razionalizzazione, rivelato da AbruzzoWeb.it, che deve contenere nel 2024 il debito a soli 26,8 milioni, rispetto ai quasi 59,7 che si accumulerebbero senza alcun intervento.

Per dirne una, Romano, nella riunione, ha annunciato una più efficace campagna di comunicazione sulle testate giornalistiche e sui social, verso l’esterno, mentre, al contrario, i sanitari della sua Asl lamentano da tempo un forte deficit di comunicazione interna, tra vertici e personale.

E a riprova della efficacia comunicativa interna, Romano, in un passaggio, ha dichiarato che ci sarebbe uno spreco di tempo nelle sale operatorie, in quanto i chirurghi arriverebbero in ritardo, alle 9, mentre gli anestesisti sarebbero già pronti dalle 7.30, motivo per cui è intenzionato a prendere i dovuti provvedimenti.

Affermazioni che hanno mandato su tutte le furie i chirurghi, dunque i diretti interessati, presenti in sala e non, che non ci stanno proprio a recitare la parte del capro espiatorio, specie dopo che, in tempi non sospetti, in questo caso nel 2022, un gruppo di una ventina di primari del Dipartimento di Chirurgia, tra i più influenti, aveva inviato al dg Romano, in sella da un anno, una lettera di denuncia sulla difficile situazione in cui erano costretti ad operare per la carenza di personale, le difficoltà nel reperire attrezzature e materiali oltre che farmaci di qualità. Le dichiarazioni del manager hanno addirittura spinto qualcuno ad abbandonare l’aula “Dal Brollo” per evitare una clamorosa piazzata.

Sullo sfondo, intanto, restano le incognite del piano di rientro che dovrà attuare entro l’anno proprio Romano, il cui rinnovo imposto dal presidente Marsilio è avvenuto tra i malumori di larga parte della maggioranza regionale di centrodestra, a cominciare dalla Lega che ne mette in discussione non solo l’opportunità, ma anche la solidità giuridica.

A creare tensione anche gli sviluppi dell’inchiesta della procura della Repubblica di Pescara sulle, liste di attesa e le pre-liste, per ora contro ignoti e senza ipotesi di reato, ma che continuano a ritmo serrato sia con l’esame della copiosa documentazione sequestrata nel corso del blitz dello scorso 20 giugno nelle sedi della Asl, dell’assessorato e del dipartimento alla salute della Regione e dell’Agenzia sanitaria regionale a dato i frutti sperati.

Lo stesso dg, nel documento consegnato alla Regione, ha detto chiaro e tondo, quasi a voler mettere le mani avanti, che ad incidere significativamente sul disavanzo della Asl provinciale dell’Aquila è l’insufficiente finanziamento da parte della Regione Abruzzo, che non tiene conto della vastità del territorio da coprire, ben superiore a quello delle altre tre Asl, con un costo pro capite più alto, per garantire i servizi sanitari.

In sintesi, se si continuerà a calcolare il finanziamento regionale in base al numero dei residenti, inevitabilmente ci sarà un disavanzo strutturale e incomprimibile di circa 50 milioni di euro ogni anno.

Su questo fronte, si è tornato a parlare – nella generale, forte preoccupazione per i possibili tagli al personale (già iniziati anche se nel settore dei precari di cooperativa sociale) nonostante le rassicurazioni dei vertici, Verì inclusa, al fine di ridurre il debito – della necessità di chiudere quelle strutture considerate “improduttive”, citando l’esempio del pronto soccorso di Pescina (L’Aquila), che, come altre strutture provinciali, sarebbe una zavorra di cui liberarsi senza troppi problemi.

Opinione diffusa, quasi sempre a bassa voce, tra più di qualche medico e “tecnico”, che di fatto corrisponde a quella espressa recentemente ad AbruzzoWeb.it da Paolo Gatti, presidente della quinta Commissione regionale Sanità, avvocato teramano, ex assessore al Sociale e al Lavoro nella Giunta regionale del forzista teramano anch’egli Gianni Chiodi, tornato all’Emiciclo con Fratelli d’Italia, secondo più votato alle regionali di marzo con 10.878 preferenze.

“Non si può raccontare che è possibile avere una sanità fantastica e questo non costi nulla. Sicuramente si possono fare dei risparmi, incidere su quello che può essere ritenuto superfluo. Ma va detto con chiarezza: vogliamo tal quali, così come li abbiamo avuti, ad esempio, sei presidi in provincia dell’Aquila, quindi all’Aquila, a Sulmona, ad Avezzano, a Tagliacozzo, a Pescina e a Castel di Sangro, vogliamo reparti che fanno le stesse identiche cose, e reparti in cui nascono solo 48 bambini ogni anno? Vogliamo questo? Se sì, tutti d’accordo, però poi nessuno deve ululare sul fatto che si determina un disavanzo nella spesa sanitaria”, aveva detto Gatti a questo giornale.

Tornando al piano di rientro, tra le altre misure sono previste “la riorganizzazione dell’area chirurgica”, “il processo di gestione informatizzata della prescrizione e somministrazione del farmaco”, “il monitoraggio capillare di tutte le forniture di servizi appaltati al fine di verificare e documentare analiticamente le prestazioni effettivamente rese”, “l’internalizzazione di tutti i servizi non sanitari affidati a cooperative”, come pure “l’internalizzazione di servizi socio-sanitari attualmente appaltati a soggetti esterni”, “l’aumento percentuale di prescrizione di farmaci equivalenti”, il “recupero crediti derivanti da ticket” e per “le esenzioni successivamente accertate come non veritiere”,

E ancora, per quello che rappresenta uno dei capitoli più scottanti, vista la già cornica mancanza di addetti, “la riduzione del personale in somministrazione, sanitario e non sanitario, con il conseguente risparmio dei corrispettivi costi indiretti pagati alle agenzie interinali” ma anche con la perdita di un personale formato anche dopo anni di lavoro.

Capitolo, quest’ultimo, che rischia di incendiarsi con l’avvicinamento del concorso per assistenti amministrativi per cui sono arrivate migliaia di domande e che metterebbe alla porta quei precari di cooperativa sociale, alcuni con esperienza addirittura ultradecennale alle spalle ed anche con un’età non più giovane, che non dovessero passarlo, mentre la tensione sale soprattutto alla luce del recente mancato rinnovo di diversi contratti a tempo determinato e delle dichiarazioni del dg circa l’internalizzazione dei servizi, la quale, però non riguarda i supporti amministrativi.