L’AQUILA – È stata aggiornata al 21 febbraio 2012, l’udienza dibattimentale sul crollo dell’edificio in via Gabriele D’Annunzio, in cui a seguito del sisma del 6 aprile del 2009, sono morte 13 persone.
Nell’udienza di oggi sono stati ascoltati i consulenti del pm: Carlo Meletti, geologo dell’Istituo nazionale di geofisica e vulcanologia, Domenico Liberatore, ordinario di architettura della “Sapienza” di Roma, il geologo Alessandro Lorè e il professore dell’Università dell’Aquila Raimondo Quaresima.
I periti, ognuno per la propria competenza, hanno evidenziato come l’edificio sia stato costruito con materiali scadenti, come il terreno analizzato in prossimità delle fondamenta della palazzina crollata sia omogeno, uguale a quello che si trova lungo tutta via Gabriele D’Annunzio, nella quale si trovano una sessantina di edifici che sono rimasti al contrario in piedi.
Altro aspetto evidenziato dai consulenti, che il terremoto del 6 aprile è compatibile con le leggi in materia di sicurezza antisismica. Per il crollo della palazzina sono imputati per i reati di omicidio colposo plurimo e lesioni, l’ingegnere Fabrizio Cimino, 50 anni, e il tecnico Fernando Melaragno, 62 anni.
I due si sono occupati di una ristrutturazione del palazzo crollato. Ugualmente sotto accusa, ma la sua posizione è stata stralciata anche qui per un problema di notifiche, anche l’ottuagenario Filippo Impicciatore residente in Venezuela, imputato per le discusse tecniche di costruzione adottate nel 1961 e per “l’uso di materiale scadente”.
MELETTI: ”DAL ‘300 A OGGI ALL’AQUILA 18 TERREMOTI DANNOSI”
“Dal ‘300 ad oggi, L’Aquila è stata interessata da 18 terremoti che hanno comportato seri danni per la città, una media di due terremoti per secolo. Quelli più importanti si sono verificati nel 1349, nel 1461, nel 1703 e nel 2009”.
Lo ha detto in aula Meletti, dopo di lui è stato sentito Liberatore, chiamato a determinare le caratteristiche del terremoto del 6 aprile.
“Il terremoto del 6 aprile 2009 – ha detto Liberatore – è stato meno forte dei due precedenti. Quello del 2009 non è stato un terremoto eccezionale, ed è stato possibile anche stimare un periodo di ritorno di 325 anni, tenendo in considerazione la magnitudo di 6,3 della scala Richter”.
Sempre secondo l’esperto, il sisma del 1349 ha avuto un magnitudo di 6,3 della scala Richter; quello del 1461 6,5; quello del 1703 6,7 e quello del 2009 6,3.
NON SI È CELEBRATO IL PROCESSO SUL CROLLO DI VIA POGGIO SANTA MARIA
Sempre nell’ambito dei processi, quello previsto oggi sul crollo dell’edificio in via Poggio Santa Maria in cui a seguito del sisma del 6 aprile di due anni fa sono morte 19 persone, non si è celebrato.
L’unico imputato per quel crollo, infatti, Luigi Marrone di 96 anni, committente dell’opera, è morto nelle scorse settimane.
L’anziano imprenditore di Scoppito (L’Aquila) era l’unico sospettato, anche perché il solo ancora in vita, tra le persone che secondo la Procura avrebbero avuto responsabilità nella realizzazione del palazzo.
Si trattava di architetti e ingegneri che sono morti diversi anni fa.
I legali difensori dell’imputato avevano sollecitato una perizia volta ad accertare la sua capacità a stare in giudizio.
Cosa che il perito nominato dal giudice aveva ritenuto non possibile a causa di una serie di problemi di salute legati alla sua veneranda età.
La perizia, depositata a fine settembre, si sarebbe dovuta discutere oggi ma dato gli ultimi accadimenti, il giudice si è limitato a dichiarare l’estinzione del reato per morte del reo.
La vicenda potrà proseguire solo in sede civile nei confronti degli eredi, qualora le parti civili lo dovessero ritenere opportuno.
Per Marrone i reati ipotizzati erano quelli di omicidio colposo plurimo e lesioni gravi; negli anni Sessanta, Marrone era committente e intestatario della concessione del palazzo di quattro piani.
Quindici le parti civili, compreso il Comune dell’Aquila, che aveva chiesto un risarcimento di un milione di euro.
I racconti dei pochi superstiti raccolti nella fase delle indagini preliminari sono stati terribili: una studentessa riminese di 20 anni, Eleonora Calesini, fu estratta viva dopo quasi due giorni dal crollo.
Secondo la perizia del pm alla base del crollo ci sono difetti nella progettazione e uso di materiali scadenti.



