L’AQUILA – Il crollo di un edificio con zero morti è un disastro o no?
Sarà questo il nodo fondamentale del processo per il collasso della facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, cominciato ieri al tribunale del capoluogo con sette imputati appunto per disastro colposo.
La prima udienza dopo un lungo stop successivo alla preliminare e all’incidente probatorio è stata molto tecnica, legata alle schermaglie sulla costituzione delle parti civili e l’acquisizione di atti e testimoni, ma già si è vista la differenza di valutazioni tra l’accusa e le difese su questo punto chiave.
“È vero che non ci sono state vittime – ha detto il pubblico ministero Fabio Picuti – ma in udienza preliminare le difese si sono poste il problema se fosse disastro colposo o meno”.
Ecco perché è stato prodotto un documento della questura dell’Aquila che elenca le 309 vittime e i principali danni causati dalla scossa del 6 aprile 2009.
Un documento contestato dalle difese, che si sono riservate la valutazione alla prossima udienza, prevista per il 4 febbraio 2013.
Ma già si è capita l’aria che tira. “Questo è un processo circoscritto rispetto agli altri”, ha detto l’avvocato Maria Antonella Mascaro, che assiste il collaudatore Giovanni Cecere, rivolgendosi a Picuti e al giudice Marco Billi, due protagonisti di filoni più impregnati di tragedia come la commissione Grandi rischi o i crolli di abitazioni con decine di vittime.
“Non ci sono stati decessi, questa produzione è ultronea”, ha aggiunto la legale rivolta al giudice.
Contestata da parte dell’avvocato Giuseppe Valentino, che difende il direttore dei lavori Ernesto Papale, anche la produzione di articoli di giornale relativi al sisma da parte dell’avvocatura di Stato che rappresenta l’Università del capoluogo, che si è costituita come parte civile.
Insomma, l’intento delle difese è quello di smorzare il più possibile i toni su questo dibattimento, mentre l’accusa si muove memore dell’affermazione fatta dallo scomparso procuratore Alfredo Rossini qualche tempo fa: “Se il sisma fosse avvenuto di giorno, ci sarebbero state 2 mila vittime”.
Ancora una volta, a dirimere la questione dovrà essere il giudice. Billi ha fatto a slittare tutto a febbraio motivando con il fatto di avere un periodo professionale particolarmente pieno. Ma a partire dal 4 ha assicurato massima celerità ed è possibile che si possa arrivare a sentenza in una manciata di udienze.
LE TESTIMONIANZE: ”CROLLI NELLE ZONE PIU’ FREQUENTATE”
Tra i primi testimoni dell’accusa ascoltati ieri, l’ingegnere Domenico Liberatore, in sostituzione di Luis Decanini, che ha seri problemi di salute, e che ha relazionato proprio le caratteristiche più impattanti del sisma delle 3.32.
È stata poi la volta dell’ingegnere Gianfranco Aloisio, nel 2009 comandante provinciale della Forestale che assieme ai colleghi curò questo filone d’inchiesta. Curiosità è che la Forestale abbia curato il filone di ingegneria, il primo a essere aperto, e quello del crollo dell’hotel Duca degli Abruzzi, l’ultimo.
Tra i testi anche Guglielmo Nucciarelli, nel 2009 referente tecnico amministrativo del polo universitario di Roio.
“Mi sono impressionato nel vedere la caduta delle tamponature soprattutto nella zona d’ingresso della facoltà”, ha detto al giudice, sottolineando anche “il distacco dell’intera tamponatura interna all’altezza del muro perimetrale, proprio dove giornalmente c’era maggiore afflusso di studenti”.
Citati come testimoni e presenti in aula anche l’ex direttore amministrativo dell’Università, Filippo Del Vecchio, e il suo successore Pietro Di Benedetto.
Alla sbarra ci sono i progettisti Gian Ludovico Rolli, 79 anni, di Roma, Giulio Fioravanti, 67, di Roma, e Massimo Calda, 63, di Bologna.
Sono accusati per avere redatto il progetto architettonico e variante dell’area di ingresso del corpo A in modo incompleto e carente, tra il 1988, quando fu assegnato l’incarico, e il 1994, periodo della realizzazione.
Imputati anche gli ingegneri Carmine Benedetto, 47 anni, aquilano, direttore di cantiere; Ernesto Papale, 59, di Roma, direttore dei lavori; Sergio Basile, 78, e Giovanni Cecere, 82, questi ultime due collaudatori.
Le uniche due parti civili sono il Comune dell’Aquila, che si è costituito in tutti i procedimenti sui crolli, e che in questo caso ha chiesto 1 milione di euro di risarcimento, e l’Ateneo del capoluogo, che ha chiesto oltre 9 milioni: 5,5 di danno patrimoniale e 4 per i danni d’immagine che si sono concretizzati con il calo di iscritti.



