L’AQUILA – Si terrà oggi l’udienza preliminare per il filone della maxi inchiesta sui crolli del 6 aprile 2009 relativo al Convitto nazionale (nella foto), dove sono morti tre giovani, Luigi Cellini, 15 anni, Ondreiy Nouzovsky, 17, e Marta Zelena, 16.

La Procura della Repubblica dell’Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per due indagati, Livio Bearzi, preside del Convitto, e Vincenzo Mazzotta, dirigente della Provincia.

Come per gli altri filoni di indagine, le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni gravi, quest’ultimo capo aggiunto dopo l’integrazione richiesta dal Pubblico ministero Fabio Picuti.

L’aggiornamento era stato disposto lo scorso 7 giugno dal Giudice per l’udienza preliminare, Marco Billi, per procedere alla richiesta dell’avvocato Antonio Milo, legale della famiglia Cellini, che ha presentato la citazione in giudizio per il ministero dell’Istruzione, il Convitto nazionale e la Provincia dell’Aquila, proprietaria dell’immobile, per l’assunzione di responsabilità in sede civile.

A differenza di quanto ha fatto il collega Giuseppe Grieco nelle udienze di altri filoni di inchiesta, il Gup Billi non ha ancora affrontato la questione dell’istanza di rimessione indirizzata alla Corte di Cassazione da Paolo Guidobaldi, legale di Bearzi, nella quale si chiede il trasferimento del processo a Campobasso, perché all’Aquila non ci sarebbero le condizioni per un rito sereno.

CROLLI VIA XX SETTEMBRE 79, PRIME IPOTESI SULLE CASE

L’AQUILA – È in pieno svolgimento l’esame dei periti sulle rovine del condominio di via XX settembre 79, uno dei luoghi dell’orrore del terremoto del 6 aprile 2009, in cui sono morte nove persone.

Nominati quasi un mese fa, i periti Antonino Morassi dell’Università di Udine e Alberto Castellani del politecnico di Milano stanno esaminando con attenzione i ruderi e c’è una prima ipotesi che si affaccia, quella di differenze tra il progetto esecutivo dell’edificio e la sua realizzazione conclusiva.

Differenze che potrebbero essere risultate decisive, anche se, ovviamente, nessuno si azzarda a trarre conclusioni e i periti si prenderanno tutto il tempo possibile prima del deposito delle loro analisi, previsto per il 26 gennaio 2011.

Nella maxi perizia disposta dalla Procura, controlli accurati saranno svolti anche su un nuovo edificio adiacente a quello crollato ma che si affaccia in via Nicolò Persichetti. Secondo alcune interpretazioni, i lavori di scavo potrebbero aver minato la palazzina vicina, starà alla perizia chiarire se è vero oppure no.

Quanto agli indagati, le ipotesi di reato (non per tutti) sono omicidio colposo, disastro colposo e lesioni. Le sette persone indagate per questo filone d’inchiesta sono Francesco Laurini e Armido Frezza, coamministratori della società Belvedere, proprietaria e realizzatrice dello stabile di via Persichetti, Diego Scoccia, progettista architettonico e direttore dei lavori, Pietro Paoloni, progettista architettonico, strutturale e direttore dei lavori, Enrico De Cristofaro, collaudatore statico, Luigi Giuseppe Maria Bonifacio, firmatario della relazione geologica-tecnica, e Renato Amorosi, dirigente pro tempore del settore Territorio sportello unico per l’edilizia del Comune dell’Aquila, “che firmava la concessione edilizia del 22 agosto 2004 relativa ai lavori per lo stabile di via Persichetti”.