ROMA – Italia ancora tutta in zona bianca ma alcuni parametri, in crescita soprattutto nelle regioni del Sud e nelle isole, lasciano intravedere possibili cambi di colore nelle prossime settimane. L’Abruzzo per ora è nelle regioni a basso rischio, con basso indice di contagio, e di ricoveri in area medica anche se ieri si sono registrati sei pazienti in più in area medica.

Indice contagio e tasso ricoveri, lo ricordiamo, sono i parametri che fanno rischiare invece ad altre regioni, come Sicilia e Sardegna, di tornare in zona gialla, se il trend non si invertirà.

Sono 25, di età compresa tra 2 e 100 anni, i nuovi casi positivi al Covid registrati nell’ultimo bollettino regionale abruzzese. Il tasso di positività, calcolato sulla somma tra tamponi molecolari e test antigenici del giorno, è pari a 1.16 per cento.

In Italia ieri sono risultati  4.200 i positivi, con 22 vittime, il giorno precedente erano 11.

I pazienti ricoverati in terapia intensiva per il Covid sono 323, 24 in più rispetto a ieri nel saldo tra entrate e uscite.  Il tasso di positività è del 4%, in netto aumento rispetto al 2.8% di ieri.

Del totale dei casi positivi in Abruzzo, 6 sono in provincia dell’Aquila, 14 in provincia di Pescara  e 4 in provincia di Teramo; invariato il numero dei casi in provincia di Chieti, mentre 5 casi registrati provengono fuori regione.

Il bilancio dei pazienti deceduti non registra nuovi casi e resta fermo a 2515. Nel numero dei casi positivi sono compresi anche 72591 dimessi/guariti (+46 rispetto a ieri).

Gli attualmente positivi in Abruzzo (calcolati sottraendo al totale dei positivi, il numero dei dimessi/guariti e dei deceduti) sono 1801 (-20 rispetto a ieri); nel totale sono ricompresi anche 413 casi riguardanti pazienti persi al follow up dall’inizio dell’emergenza, sui quali sono in corso verifiche.

49 pazienti (+6 rispetto a ieri) sono ricoverati in ospedale in area medica; 1 (invariato rispetto a ieri) in terapia intensiva, mentre gli altri 1751 (-26 rispetto a ieri) sono in isolamento domiciliare con sorveglianza attiva da parte delle Asl.

Situazione preoccupante invece in Sardegna, dove il tasso di occupazione delle terapie intensive da parte di pazienti Covid è arrivato all’11%, oltre la soglia del 10% indicata come uno dei nuovi parametri principali per il passaggio in zona gialla. Alla Sicilia, invece, il tasso più alto di occupazione dei posti letto nei reparti di area “non critica”, con il 13%, anche se ancora sotto la soglia prevista del 15%.

Quanto al terzo indicatore chiave per le decisioni sulle misure di contenimento, ovvero l’incidenza dei casi settimanali su 100mila abitanti, a trainare è la Sardegna con 138,4 casi, seguita da Toscana (119,2), Veneto (102) e Sicilia (101,6).

Secondo i dati dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), aggiornati all’8 agosto rispetto al 7 agosto, è arrivato al 5%, a livello nazionale, il tasso di occupazione dei posti letto da parte di pazienti affetti da Covid-19 nei reparti di malattie infettive, medicina interna e pneumologia.

Quattro regioni in particolare vedono un aumento dell’1%: Calabria, che arriva a 11%; Basilicata, che raggiunge la Sardegna al 7%; Toscana e Piemonte.

Questa, nel dettaglio la situazione: Abruzzo (3%), Basilicata (+1%, arriva al 7%), Calabria (+1% arriva all’11%), Campania (-1%, torna al 6%), Emilia Romagna (4%), Friuli Venezia Giulia (2%), Lazio (6%), Liguria (3%), Lombardia (4%), Marche (5%), Molise (1%), PA Bolzano (2%), PA Trento (3%), Piemonte (+ 1% arriva al 2%), Puglia (-1%, torna al 3%), Sardegna (7%), Sicilia (13%), Toscana (+1% arriva al 5%), Umbria (4%), Valle d’Aosta (4%) e Veneto (3%).

A livello nazionale, invece, è stabile al 3% il tasso di occupazione delle terapie intensive da parte dei pazienti Covid ma tre regioni, sempre secondo dati Agenas aggiornati all’8 agosto, vedono un aumento dell’1%: Sardegna, Sicilia (che raggiunge il 7%) e Marche (che raggiunge il 3%).

Questa, nel dettaglio, la situazione: Abruzzo (1%), Basilicata (1%), Calabria (2%), Campania (3%), Emilia Romagna (3%), Friuli Venezia Giulia (1%), Lazio (6%), Liguria (7%), Lombardia (2%), Marche (con il +1% arriva al 3%), Molise (3%), PA di Bolzano (2%), PA di Trento (1%), Piemonte (1%), Puglia (3%), Sardegna (con il +1%, arriva all’11%), Sicilia (con il +1%, arriva a 7%), Toscana (4%), Umbria (1%), Valle d’Aosta (0%), Veneto (2%).

Rispetto all’incidenza dei casi a 7 giorni su 100.000 abitanti (dati del Ministero della Salute riferiti al 30 luglio-5 agosto), a livello nazionale è di 68 ma è molto ampia la forbice regionale: Abruzzo 45,3; Basilicata 54,2; Calabria 45,9; Campania 51,5; Emilia Romagna 88; Friuli Venezia Giulia 49,4; Lazio 71,2; Liguria 59,1; Lombardia 45; Marche 69,3; Molise 21,6; Pa di Bolzano 26,2; Pa di Trento 37,3; Piemonte 35,3; Puglia 35,5; Sardegna 138,4; Sicilia 101,6; Toscana 119,2; Umbria 90,6; Valle d’Aosta 53,3; Veneto 102.

Quanto all’indice Rt, che indica la replicabilità del virus del virus, in base ai dati del Ministero della Salute relativi al 26 luglio – 1 agosto, il valore più alto si registra nelle Marche e in Toscana. Pur se non più considerato un parametro fondamentale per determinare il cambio di colore, l’Rt resta pur sempre un indice importante rispetto al quadro generale.

A fronte di un valore nazionale dell’1,57, questa la situazione: Abruzzo 1,23; Basilicata 1,62; Calabria 1,54; Campania 1,2; Emilia Romagna 1,78; Friuli Venezia Giulia 1,62; Lazio 1,24; Liguria 1,94; Lombardia 1;39; Marche 2,29; Molise 0,31; Pa Bolzano 1,93; Pa Trento 1,18; Piemonte 1,85; Puglia 1,7; Sardegna 1,35; Sicilia 1,63; Toscana 2,09; Umbria 1,94; Valle d’Aosta 1,66 e Veneto 1,65.