L’AQUILA – “I test antigenici rapidi hanno problemi giganteschi. Lo abbiamo dimostrato con i numeri: il test antigenico rapido che ho analizzato dà tre falsi negativi ogni dieci. Significa che nelle maglie dello screening lasciamo girare liberamente tre positivi che per lo più sono convinti di essere negativi”‘.
Non si ferma il dibattito in Abruzzo sull’efficacia dei test rapidi per gli screening di massa che, in questo periodo stanno interessando principalmente la provincia di Chieti, dopo quelle dell’Aquila, Teramo e Pescara. E così il capogruppo M5s in Consiglio regionale, Sara Marcozzi, sposando le parole del professor Andrea Crisanti irispondeal comunicato del direttore generale della Asl di Chieti, Thomas Schael, contro “chi mette in dubbio in queste ore la validità dei test rapidi” dopo che ieri, il capogruppo M5S ha avanzato perplessità sui risultati dello screening di massa, numeri “molto bassi, talmente bassi da sembrare inverosimili e poco affidabili”. Anche dall’Aric, l’Agenzia Regionale per l’Informatica e la Committenza, sono arrivate ulteriori precisazioni dopo i dubbi espressi dall’esponente M5S: “lo screening di massa risulta ancora oggi essere il modo migliore per individuare quanti più possibili contagiati ed adottare tempestivamente tutte le misure di contenimento”.
Un caso che esplode proprio mentre in Abruzzo aumentano casi e ricoveri, soprattutto nell’are metropolitana, tra Chieti e Pescara, a causa della maggiore aggressività delle varianti che circolano, in particolare quella inglese, come sottolineato dallo stesso Schael: “È da irresponsabili provare a mettere in discussione la validità dello Screening per Covid-19 alla vigilia della campagna che coinvolgerà la città di Chieti, duramente colpita dai contagi, e altri Comuni della provincia. Essere responsabili è un dovere in un momento nel quale l’aggressività del virus si esprime con numeri in forte crescita specie nell’area metropolitana Chieti-Pescara, e con una presenza significativa dei casi di variante inglese. I nostri ospedali non hanno più posto: oggi abbiamo 172 malati Covid ricoverati, ci restano 3 letti disponibili a Chieti e 1 a Vasto. Significa che se i contagi aumentano e con essi i casi gravi noi non possiamo accoglierli. Ecco perché è necessario testare in massa i cittadini di questo territorio, utilizzando i kit la cui affidabilità è comprovata dai controlli commissionati dalla Asl ai laboratori dell’Istituto Zooprofilattico di Teramo prima che venissero utilizzati. Questa è l’unica strada da seguire, come dimostra l’esperienza di Guardiagrele: il contact tracing meticoloso messo in atto dal nostro Dipartimento Prevenzione, combinato con lo screening hanno salvato il paese, dove oggi i contagi sono quasi azzerati”.
Ma per Marcozzi: “Davanti ai dubbi che ho posto riguardo all’utilizzo di questo strumento negli screening di massa sul territorio, limitandomi a chiedere chiarimenti, leggo parole scomposte e propagandistiche sia da parte del direttore generale della Asl 2 Thomas Schael che da parte del presidente della Commissione Sanità Mario Quaglieri – spiega – È curioso che abbiano impiegato oltre 24 ore per fornire risposte che non entrano nel merito della questione, così come è inaccettabile assistere al costante tentativo di mistificare la realtà e cambiare l’oggetto delle nostre critiche. Qui nessuno mette in dubbio la necessità di fare uno screening del territorio, quello che si critica è lo strumento che si utilizza: il test rapido e non quello molecolare. Dal momento che a parole si ostenta grande sicurezza riguardo al test rapido, come si spiega l’aumento di casi positivi nella nostra regione nonostante i test rapidi diano nella quasi totalità dei casi esito negativo?
Irresponsabile è chi infonde nella popolazione l’illusione che la negatività al test rapido dia una patente di certa negatività! Rischiamo di tornare zona rossa, nel caso in cui qualcuno non se ne fosse ancora accorto”.
Per l’Aric: “Il grado di attendibilità inserito tra le caratteristiche richieste dalla gara è stato indicato tra il 90 % e il 100 % , ciò nonostante, tutti i test offerti dalle 12 ditte selezionate, garantivano un’attendibilità circa del 95 %, in linea con gli standard di attendibilità indicati dal Governo Centrale ed adottati da tutte le altre Regioni. Nell’istruttoria della procedura d’urgenza, non si è comunque trascurato di acquisire un vaglio su ciascuna scheda tecnica dei prodotti offerti dalle ditte, attraverso il coinvolgimento del referente del laboratorio analisi presso la Asl di Pescara, adottando i principi di massima diligenza consentiti dall’urgenza del provvedere”.
“Ho portato l’esempio concreto di Guardiagrele – aggiunge Marcozzi -, città balzata sulle cronache internazionali per via del focolaio con variante inglese, dove delle 4.334 persone sottoposte a test rapido soltanto 10 sono risultate positive e di queste solo due sarebbero state confermate positive nella successiva fase di controllo attraverso il tampone molecolare RT-PCR. Invece a Pizzoferrato sono risultate positive 71 persone sulle 530 che si sono sottoposte a tampone molecolare RT-PCR. Nessuno è riuscito a spiegarci il perché di dati così contrastanti, nemmeno il direttore generale della Asl 2 Schael, impegnato a scrivere comunicati stampa invece di fornirci dati riguardo al Covid che aspettiamo ormai da mesi e che dovrebbero essere pubblici. In compenso vedo che l’Aric, Agenzia regionale per l’informatica e la telematica, si permette addirittura di trarre conclusioni politiche e sanitarie sulle tipologie di test da utilizzare. Ormai è evidente che nella surreale Regione Abruzzo a trazione centrodestra tutto è permesso”.
“Davanti alle richieste che ho avanzato su segnalazione di numerosi medici, prendo atto che il consigliere Quaglieri preferisce buttarla in caciara e propaganda invece che rispondere nel merito. Ne comprendo l’imbarazzo di chi vede sempre lo stesso soggetto fornire le prestazioni più disparate a Regione Abruzzo, dalle campagne di promozione turistica ai test antigenici rapidi. Seguendo il suo stesso ragionamento, lo invito a dimettersi da consigliere regionale dal momento che non essendo egli laureato in giurisprudenza non può certo fare il legislatore – conclude Marcozzi – Sicuramente il caso non finirà qui, chiederò con tutti i mezzi a disposizione chiarezza sulla vicenda e sicurezza per gli abruzzesi. A questi ultimi mi sento di raccomandare ancora una volta l’utilizzo delle mascherine e il distanziamento sociale”.






