MILANO – “Questa Regione è stata lasciata sola nei momenti drammatici dell’emergenza e qualcuno dovrà spiegare perché è stato fatto questo. Non ho visto nessun ministro competente qui in Lombardia, nessuna partecipazione, solo videoconferenze. Non si risolvono le emergenze con le videoconferenze”.
Lo ha detto nel corso di una conferenza stampa il nuovo assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile all’epoca del terremoto che nel 2009 sconvolse L’Aquila.
Un personaggio da quel momento sempre molto discusso in Abruzzo, in particolare nel capoluogo regionale, a seguito della tragedia, e tornato al centro delle polemiche nelle ultime settimane dopo la recente sentenza senza precedenti del Tribunale dell’Aquila con la quale è stato riconosciuto il concorso di colpa per alcune delle vittime morte nel crollo di un palazzo in via Campo di Fossa. Un pronunciamento shock che, come lamentato, non ha tenuto conto del comportamento dei componenti della Commissione Grandi Rischi, tutti “responsabili” secondo i tanti cittadini che si sono mobilitati nei giorni scorsi, di aver rassicurato la popolazione senza averne motivi.
Oggi Bertolaso, nuovo assessore al Welfare di Regione Lombardia, parlando del reintegro del personale sanitario no vax, deciso dal governo, dice: “Non credo che sia giusto destinare i medici no vax in reparti dove possono entrare in contatto con pazienti a rischio. Ci sarà cautela nel reimpiego di questo personale”.
Per Bertolaso, comunque, “il problema va rimesso nell’ambito della sua reale importanza, non è questa la risoluzione del problema della sanità in Italia, ma è chiaro che vanno adottati con cautela gli ordini di reintegro di questo personale. È ovvio che si devono fare controlli da un punto di vista medico e personale, sono persone che non hanno lavorato per uno o due anni”.
L’assessore sottolinea che in Lombardia, per quanto riguarda il personale della sanità pubblica, “parliamo nel complesso di circa 700 persone, ma soprattutto personale amministrativo” che non ha contatti coi pazienti. Poi ci sono “circa 200 infermieri e 17 medici”.






