L’AQUILA – Dall’inizio della pandemia di coronavirus al 31 ottobre scorso l’Abruzzo risulta essere terzo in Italia per tasso di letalità, causato dal virus, con il 4,71% di decessi ogni 100 mila residenti. Dietro soltanto alla Lombardia, con 5,71% e l’Emilia Romagna 4,98%. Rispetto ad una media italiana del 4,34%
Il calcolo è contenuto in un rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità appena pubblicato, dove sono presentate anche le stime a livello regionale e in riferimento a tutta la prima fase della pandemia, con inizio fissato al 20 ottobre 2020 fino all’inizio della seconda ondata, purtroppo ancora in corso, visto che i dati sono aggiornati al 31 ottobre dello scorso anno.
Per lo studio è stato utilizzando il cosiddetto case fatality rate (cfr) standardizzato, che si basa solo sui casi confermati e tiene conto delle differenze demografiche. Ritenuto più significativo rispetto al semplice tasso di letalità, ovvero mero rapporto tra i decessi e il numero di persone contagiate, può essere distorto da differenze nell’accessibilità ai test diagnostici.
E i risultati rivelano che l’Abruzzo, che pure nella prima fase della pandemia è stata relativamente risparmiata, avendo registrato dal 20 febbraio al 31 ottobre, 12.022 contagi e 628 morti, ha registrato un tasso di letalità altissimo, il cui motivo è tutto da studiare, visto che sono molti i fattori che potrebbero avere inciso, a cominciare dall’età media, dalle patologie presenti nelle persone infette, dalla capacità di risposta del sistema sanitario locale, e altri fattori ad oggi ignoti.
Sarà importante poi vedere se questo dato migliorerà e peggiorerà quando l’Iss sarà in grado di calcolare il tasso di letalità della seconda ondata, che ha colpito l’Abruzzo in modo di gran lunga più duro, con i contagi arrivati 44.464 e le vittime a 1.498.
Dopo l’Abruzzo, quarta nella drammatica classifica del cfr ci sono le Marche, con il 4,45% di decessi ogni 100mila abitanti, e il Piemonte con 4,03%.
Cfr più basso si è registrato in Molise 2,42%, Basilicata 2,53% e Sardegna 2,94%.
L’Iss entra anche nel merito del confronto tra il tasso di letalità dell’Italia rispetto agli altri paesi europei.
E spiega che “i dati disaggregati per sesso, classe di età e fase epidemica, così come analizzati in questo rapporto, non sono disponibili per altri paesi Europei e pertanto non è metodologicamente corretto eseguire un confronto del cfr per paese. È comunque opportuno notare che i cfr standardizzati utilizzando la popolazione europea standard come riferimento sono risultati inferiori a quelli calcolati usando come riferimento la popolazione Italiana residente. Questo suggerisce che la struttura per età relativamente più anziana della popolazione Italiana possa spiegare in parte le eventuali differenze con gli altri Paesi”.
L’unico confronto possibile a livello internazionale, spiega dunque l’Iss “è basato sull’eccesso di mortalità registrato durante l’epidemia rispetto allo stesso periodo degli anni precedenti. Le stime fornite da Eurostat riguardo la variazione percentuale dei decessi registrati nel periodo Febbraio-Ottobre 2020 rispetto a quelli registrati nello stesso periodo dei quattro anni precedenti mostrano come l’Italia, rispetto alla stima complessiva riferita ai 27 paesi membri dell’UE, abbia avuto, a eccezione della prima ondata epidemica, un eccesso di mortalità inferiore alla media Europea: il 13,1% contro il 17,1%”.






