L’AQUILA – “La mia cabina sulla Costa Concordia era la numero 1022, una splendida suite con terrazzo al decimo piano. Lato asciutto, aggiungo oggi”.
COSTA CONCORDIA: L’ABRUZZESE SOPRAVVISSUTA RACCONTA LA SUA STORIA A ‘DONNA MODERNA’
di Marianna GaleotaC’era anche lei sulla Concordia, Patrizia, una donna di origini aquilane che racconta la sua terribile esperienza alla cronista Tiziana Pasetti, sul settimanale Donna Moderna.
Dice di essere nata due volte, la seconda proprio il 13 febbraio 2012, il giorno maledetto.
“Molte sono le amiche che lo scorso 13 gennaio mi hanno fatto gli auguri; ho compiuto un anno, quel giorno”, spiega.
Patrizia era sulla nave con il suo fidanzato che l’aveva invitata conoscendo il suo amore per il mare. Al momento dell’impatto si trovava al ristorante, poi “quel rumore”. Ricorda ogni singolo istante di quella notte, soprattutto la certezza che sarebbe morta. Distintamente.
“Sono una giornalista. Appena ho toccato terra ho preso il telefono, ho rassicurato mio figlio e poi ho ripreso il mio lavoro. Ero lì. Potevo raccontare a tutti, potevo cercare una spiegazione. C’è stata una scissione – afferma – Da una parte c’era la notizia e dall’altra io, una naufraga come tutti gli altri. Ho scelto il lavoro. L’adrenalina in un primo momento mi ha dato una forza incredibile. Poi però continuavo a tremare, tremavano gli ascensori, il letto, il mio ufficio. Mi ha aiutato una psicologa, un percorso breve, mi ha spiegato che erano i classici sintomi da disturbo post traumatico da stress”.
Oggi Patrizia non ha paura del mare e non ha mai smesso di nuotare e navigare, l’acqua non l’ha perseguitata. Si è lasciata con il suo fidanzato e ha rinnovato totalmente casa sua: una donna nuova, rinata proprio quella notte e le piacerebbe farsi un tatuaggio sul fianco.
“Ero una donna votata alla perfezione e all’organizzazione. Tutto doveva sempre essere impeccabile, dovevo esserlo io – aggiunge – Adesso vivo non dico alla giornata ma quasi. I problemi mi sembrano tutti risolvibili, non li temo. Ho imparato ad abbracciare e baciare le amiche, ho imparato a lasciar respirare il caso. È cambiato il rapporto con mio figlio, sono una madre meno nervosa, meno esigente. E voglio un nuovo amore, bello, senza coordinate né di tempo né di spazio. Non mi sono mai sentita e percepita così bella, così viva, come in questo ultimo anno”.
Patrizia si chiede spesso se questo sia un cambiamento definitivo o se si tratti solo di una reazione immediata. “Ho davanti ai miei occhi quella nave in ogni istante. Non voglio che la portino via. Sapere che è lì mi tranquillizza. Ho bisogno di continuare a vederla. Ci sono io, lì dentro. Ci sarò sempre, credo”.
Intanto...
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