L’AQUILA – Bene il rientro del debito della Sanità, male il disavanzo di bilancio e i crediti non più esigibili utilizzati per pareggiare i conti, il patrimonio immobiliare non censito, le società partecipate la cui spesa è fuori controllo.

Questo ed altro è emerso dall’udienza pubblica della sezione di controllo della Corte dei Conti per l’Abruzzo, che ha formulato oggi il giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione Abruzzo per l’esercizio finanziario 2012.

Uno screening con luci ed ombre che il presidente Luciano D’Alfonso ha cosi commentato: “Un giudizio severo ma nel segno della verità, e la verità in materia di conti aiuta il buon governo”.

Secondo la Corte dei Conti, “Sebbene non sia fatto ricorso all’esercizio provvisorio, il bilancio di previsione approvato nel 2012 non rispecchia la situazione finanziaria dell’ente, in contrasto con quanto disposto dall’articolo 81 della Costituzione che prevede un equilibrio effettivo”.

In altri termini si sono pareggiati i conti con un avanzo di amministrazione solo presunto e non verificato, ignorando “il risultato negativo dell’esercizio 2011 pari a 484 milioni di euro”.

Il bilancio di previsione scrive ancora la Corte dei conti, “non garantisce così il reperimento delle risorse necessarie per il finanziamento del disavanzo, e soprattutto ne autorizza la gestione senza un’effettiva e concreta copertura di spesa”.

In bilancio poi permangono “crediti sui quali è ragionevole nutrire dubbi, sull’effettiva esigibilità, in relazione all’assenza di specifiche dimostrazioni sull’esistenza del credito stesso, e sulle ragioni della mancata riscossione”.

L’amministrazione regionale, ammonisce dunque la Corte dei Conti, “dovrà essere chiamata a valutare con rigore la sussistenza degli stessi e il loro mantenimento in bilancio.

Altra criticità riguarda il conto del patrimonio: i magistrati contabili fanno notare che la situazione patrimoniale, “non offre un quadro attendibile dei valori esposti né consente valutazioni di ordine economico circa il reddito patrimoniale prodotto. Si dubita della attendibilità delle poste allocate alla voce beni immobili perché la Regione non è dotata di un inventario aggiornato”.

C’è poi il passaggio della relazione dedicato ai 14 enti partecipati dalla Regione Abruzzo, per un valore complessivo, al dicembre 2012, di 33,2 milioni di euro.

“La maggior parte dei soggetti partecipati – osservano i magistrati contabili – presenta risultati di conto economico negativi, non riflessi sul rendiconto regionale. La perdita d’esercizio, nei casi più gravi, appare ripetuta nel tempo e ha portato pian piano alla completa erosione del patrimonio sociale. Con il risultato che ci saranno oneri futuri di ricapitalizzazione”.

Nella relazione della Corte dei Conti si desumono anche indicazioni sulla direzione verso cui muoversi: “la sovrapposizione di responsabilità – si legge ancora nella relazione – tra strutture della giunta e del consiglio rischia di minare l’efficacia del’attività di indirizzo e controllo”.

E ancora: “La ripartizione per competenze tra le direzioni regionali se da un lato favorisce la specializzazione per materia, dall’altro renderebbe necessari momenti di confronto e di coordinamento”.

Ergo, la Regione è chiamata a “rafforzare gli strumenti di vigilanza sugli enti partecipati o finanziati, implementando l’azione di coordinamento e controllo”.

Inoltre, viene rilevato l’aumento di spesa del personale del 7,5 per cento, dai 96 ai 103 milioni, questo perché la Regione ha dovuto farsi carico delle spese di funzionamento e del personale degli enti strumentali soppressi.

Una censura poi è ‘piovuta’ sul ritardo dell’approvazione del rendiconto dell’esercizio 2012, avvenuta solo il 24 marzo del 2014.

Ultimo rilievo critico è relativo al restringimento della manovrabilità del bilancio regionale: ovvero su un totale di 2.772 milioni di entrate, ben 2.342 sono assorbiti dalla capitolo Sanità, lasciando solo l’11,6 per cento a disposizione delle altre voci.

Per quel che riguarda le note positive, il debito, annotano i magistrati contabili, a fine 2012 ammonta a 1.451 milioni di cui 589 destinati alla Sanità. E la Regione in tal caso ha rispettato i vincoli.

Si dà atto dunque della diminuzione dell’indebitamento, dovuta alla contrazione dei mutui e dei prestiti obbligazionari; e soprattutto alla mancata sottoscrizione di nuovi debiti.

Fatto positivo per la Corte dei Conti, il soddisfacimento degli obblighi derivanti dal Piano di Rientro del deficit sanitario pregresso e il perseguimento riuscito dell’equilibrio, che ha consentito alla Regione di ridurre le aliquote fiscali di 40 milioni di euro.