L’AQUILA – “Non si è rinvenuta, sui siti ufficiali, traccia alcuna di tale proposito governativo” in merito alla chiusura della Corte d’Appello dell’Aquila paventata negli ultimi giorni.
Ad affermarlo in una nota è il presidente della Camera penale dell’Aquila “Emilio Lopardi Jr”, Gian Luca Totani, replicando alla nota del sindaco del capoluogo, Massimo Cialente.
Totani, comunque, incalza il primo cittadino e il provveditorato alle Opere pubbliche sui tempi biblici di conclusione dell’appalto per la ricostruzione del tribunale: “A quando il rientro in una struttura giudiziaria degna di tale nome?”, si chiede.
LA NOTA COMPLETA
Ho letto con molta attenzione il comunicato del sindaco dell’Aquila con il quale si vorrebbe smentire definitivamente l’ipotesi di soppressione del distretto della Corte di Appello dell’Aquila.
In verità se da una analisi compiuta dal nostro Direttivo locale non si è rinvenuta, sui siti ufficiali, traccia alcuna di tale proposito governativo, l’argomento della rimodulazione delle Corti nel progetto di riforma esiste ma sembrerebbe riguardare possibilità di riorganizzazione interna dei distretti più che di soppressione.
Ciò non toglie che sarà sempre meglio tenere alta l’attenzione affinché una simile ipotesi, che non comporterebbe in effetti alcun risparmio o maggior efficienza ma anzi aumento della spesa per trasferimenti di utenti e operatori della giustizia, non venga neppure vagliata in sede di prossima riforma.
Le comunicazioni del sindaco meritano invece estrema attenzione laddove i riferimenti stringono sul quadro locale; alcuni giorni or sono lo stesso Cialente aveva dichiarato sui giornali di non essere al corrente dei tempi necessari per la ricostruzione del “nuovo vecchio Tribunale” di Via XX Settembre; oggi attesta genericamente l’esistenza di un progetto di cittadella giudiziaria in fieri.
La realtà è che sono trascorsi oltre 5 anni da quel tragico 6 aprile, ne sono trascorsi almeno un altro paio dalla ultimazione dell’ala incompiuta del “nuovo vecchio Tribunale”, ma siamo ancora tutti costretti negli angusti spazi della attuale “baraccopoli giudiziaria” di Bazzano, situazione logistica che non permette neppure il rispetto delle prerogative minime di privacy per detenuti ed imputati.
È arrivato, quindi, il momento di permettere ai fruitori della giustizia di conoscere almeno i tempi certi del rientro alla normalità.
A chi compete la certezza dei tempi? al sindaco o al provveditorato OO.PP.? Ben venga che risponda l’uno o l’altro ma che rispondano pubblicamente: a quando il rientro in una struttura giudiziaria degna di tale nome?






