ROMA – Nel calcolo dell’indice di trasmissibilità Rt del Sars – che viene diffuso dall’Iss settimanalmente non vengono conteggiati i pazienti asintomatici perché il loro numero “non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate”.
Lo scrive l’Iss in una Faq sull’indice pubblicata sul proprio sito.
Ieri alcuni ricercatori dell’Infn hanno pubblicato uno studio in cui affermavano che l’Rt del virus in Italia è 3 se si tiene conto dei casi asintomatici.
“Il metodo statistico di calcolo di Rt è robusto se viene calcolato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo – spiegano invece gli esperti Iss – Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o i criteri con cui vengono ospedalizzati i casi più gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti è quindi strettamente legato alla trasmissibilità del virus. Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacità di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione. Il risultato è che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilità del virus ma dal numero di analisi effettuate. Per questi motivi, le stime di R0 ed Rt non tengono conto delle infezioni asintomatiche”.
“Nella fase più intensa dell’epidemia – spiega Patrizio Pezzotti, l’epidemiologo che coordina i report settimanali dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) – l’Rt veniva calcolato sui pazienti sintomatici, che erano la quasi totalità di quelli che venivano testati e di cui quindi avevamo notizia, ma non vuol dire che non ci fossero asintomatici. Sicuramente c’erano, e probabilmente erano anche di più di quelli che ci sono ora, ma non conoscendone il numero non potevano essere inseriti nel calcolo”.
“Ora ovviamente ne troviamo di più, ma l’aumento del numero che vediamo non dipende da una maggiore trasmissibilità del virus, che è la cosa misurata l’Rt, ma dal fatto che è aumentata la capacità di testing delle Regioni, che prevede attività di screening e tracciamento che prima non venivano fatte. La loro presenza quindi è un segno che il virus è ancora circolante del nostro paese, ma non ci dà nessuna indicazione sulla maggiore o minore trasmissibilità del virus”.






