PESCARA – “Enti che sapevano da anni ma non hanno fatto nulla, zero trasparenza sui controlli ambientali,
Inadempienze e inerzia sui provvedimenti conseguenti alle verifiche dell’Agenzia regionale della tutela ambientale”.
Parole pesanti come pietre quelle del Forum Abruzzese dei Movimenti dell’Acqua a commento della clamorosa inchiesta “Panta rei” coordinata dalla direzione distrettuale antimafia dell’Aquila e svolta dal Corpo forestale dei comandi provinciali di Chieti e Pescara, che ha coinvolto il Consorzio di Bonifica centro di Chieti i cui vertici sarebbero responsabili di sversamento di liquami nel fiume Pescara fino a tre volte in più dei livelli consentiti di smaltimento illegale di fanghi in impianti a Fermo e Ferrara e, al contrario, la ricezione di rifiuti liquidi da Pisa nel depuratore di Chieti, gestito dal Consorizo, in violazione alle autorizzazioni. Agli arresti sono finiti Roberto Roberti, presidente del Consorzio, Tommaso Valerio, responsabile tecnico dell’impianto, Andrea De Luca, capo settore Ecologia e ambiente dell’impianto e protagonista di quella intercettazione, e Stefano Storto, amministratore del laboratorio di analisi “Dace Dr. Storto”. Altri 5 indagati sono denunciati a piede libero.
Il Forum vuole ora però sapere, al di là dell’inchiesta giudiziaria, dov’era chi doveva controllare. E chiede lumi a tal proposito, con domande pubbliche a Franco Gerardini, dirigente del Servizio Rifiuti della Regione, ai dirigenti dei Dipartimenti di prevenzione delle Asl di Chieti Giuseppe Torzi, e della Asl di Pescara Antonio Caponetti, al dirigente del settore Valutazione impatto ambientale della Regione Domenico Longhi, al direttore dell’Agenzia regionale della tutela Ambientale (Arta) Mario Amicone e al dirigente del Servizio gestione e qualità delle Acque della Regione Abruzzo Giancarlo Misantoni.
“Il malfunzionamento del depuratore di Chieti era noto da anni enti pubblici deputati al controllo – premette nella durissima nota il Forum – agli ma nessuno ha fatto nulla per fermare l’inquinamento. È quello che emerge in maniera inequivocabile dalla lettura dell’ordinanza della Magistratura”
Nel documento si richiamano infatti varie volte le relazioni dell’Arta che aveva rimesso agli enti di controllo, documenti durissimi a partire dal 2010. Per la precisione nel 2010 l’Arta segnala che il Consorzio miscelava i rifiuti ed esprimeva le sue perplessità sulla fattibilità dell’operazione in base alle norme esistenti. Sempre nel 2010 l’Agenzia evidenziava che la sezione “trattamento terziario” era fuori uso (e tale rimarrà negli anni seguenti), nonostante fosse un elemento importante per l’abbattimento della carica batterica (tra cui il famigerato parametro Escherichia coli che tanto ci fa penare sulla balneazione; indicatore di contaminazione fecale più volte era fuori controllo negli scarichi nel fiume Pescara del depuratore in questione).
Negli anni successivi l’Arta nei suoi sopralluoghi segnala che vi erano intere sezioni impiantistiche fuori servizio per lunghi periodi. Oppure che vi erano carenze gestionali. Nel 2014 l’Arta su 24 campionamenti segnala ben 13 controlli allo scarico con valori non regolari. Sempre l’Arta evidenzia per ben 5 volte, la prima il 6 agosto 2013, e poi anche nel 2014 e 2015, che nell’impianto i rifiuti venivano trattati in modo difforme da quanto autorizzato.
Ad esempio il 6 agosto l’Arta scriveva “…la sezione deputata al trattamento dei rifiuti liquidi non funziona…percolato di discarica CER190703 avviato alla successiva fase biologica senza aver subito il previsto e prescritto trattamento chimico fisico…”. L’8 agosto 2013 l’Arta rincara la dose “L’ispezione ha rilevato numerose carenze gestionali e non conformità”. E che “…è stato rilevato che il trattamento dei rifiuti non veniva effettuato secondo quanto disposto dall’autorizzazione”!
Il 4 marzo 2014 l’Arta metteva nero su bianco una frase inequivocabile “Si sottolinea la gravità di quanto rappresentato poiché le violazioni riscontrate afferiscono ad una gestione dei rifiuti non conforme al disposto autorizzativo né a norme di buona tecnica…”. In una nota successiva del 4 aprile 2014 l’Arta evidenziava che l’azienda, nonostante i rilievi reiterati negli anni, non si era messa in regola.
“Non capiamo cosa debba fare un impianto per vedersi ritirata l’autorizzazione – commenta dunque il Forum- Ora, i fatti legati al rilascio dell’Arsenico e di altre sostanze nel fiume contestati dalla Procura sono avvenuti nel corso del 2015. Pertanto sarebbe bastato un intervento tempestivo degli enti competenti per far finire questo scandalo.
Da qui le domande che il Forum rivolge pubblicamente a chi era responsabile dei controlli.
“Al. Franco Gerardini, dirigente del Servizio Rifiuti della Regione, chiediamo:
Il Servizio era a conoscenza di queste relazioni dell’Arta che segnalavano problemi fin dal 2010? Se sì, come mai il Servizio è intervenuto con una semplice sospensione dell’AIA (peraltro già in scadenza) solo a settembre 2015 e non già nel 2011 e poi nel 2013-2014 con un intervento di ritiro dell’autorizzazione almeno per quanto riguardava l’accettazione di rifiuti liquidi da tutta Italia? Come mai il Servizio rifiuti non pubblica sul sito della Regione le risultanze dei controlli, relazioni; analisi eccetera, effettuati agli impianti di rifiuti con Autorizzazione Integrata Ambientale, nonostante sia obbligatorio sulla base dell’Art.29 Decies che al comma 8 recita “I risultati del controllo delle emissioni, richiesti dalle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale e in possesso dell’autorità competente, devono essere messi a disposizione del pubblico, tramite l’ufficio individuato all’articolo 29-quater, comma 3, nel rispetto di quanto previsto dal decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 195, cioè via web? Esistono impianti in Abruzzo che gestiscono rifiuti e che non sono sottoposti ad A.I.A. nonostante quanto prevede il Decreto legislativo 46 del 2014?”
Al dirigente Giuseppe Torzi del Dipartimento di prevenzione della Asl di Chieti il Forum sottopene le seguente domanda: “Quali attività di controllo e quali azioni ha posto in campo quando sono iniziate le proteste da parte del pubblico sui cattivi odori rilasciati in zona S. Martino, riportate dalla stampa con grande evidenza da almeno un anno?”
Dai dirigenti dei dipartimenti di prevenzione delle Asl di Chieti, Giuseppe Torzi, e Pescara Antonio Caponetti, si vuol sapere:
“Che tipo di sorveglianza è stata attivata sulla filiera di produzione agricola e della pesca e sulla popolazione vista la situazione disastrosa dal punto di vista ambientale della Valpescara e del fiume Pescara? Ricordiamo, a mero titolo di esempio, che esistono ricerche dell’Università di Teramo pubblicate a livello internazionale che segnalano alti livelli di mercurio negli scampi e nei capelli dei pescatori di Pescara; inoltre stanno iniziando ad emergere problematiche anche sui pesci di acqua dolce. Dove sono pubblicate le analisi/relazioni in possesso delle Asl che hanno attinenza all’ambiente (acqua, anche potabile; alimenti; aria ecc.), secondo quanto reso obbligatorio dal Decreto legislativo195 del 5005?”
A seguire le domande a Domenico Longhi, dirigente del Settore V.i.a. della Regione.
“Dove sono pubblicati gli esiti dei monitoraggi ambientali degli impianti sottoposti a Valutazione di assoggettabilità a V.i.a e a Valutazione di Impatto Ambientale? Dove sono pubblicati gli esiti dei controlli sulla conformità ai progetti presentati e sull’attuazione delle eventuali prescrizioni contenute nei pareri del Comitato V.i.a. sui vari impianti autorizzati? Questi documenti esistono?”
Infine le domande al direttore dell’Arta Mario Amicone e al dirigente del Servizio gestione e qualità delle Acque della Regione Abruzzo Giancarlo Misantoni.
“Come mai nell’ordinanza si rileva più volte che gli indagati fossero a conoscenza dell’arrivo dei controlli dell’Arta? Come avvengono i controlli nei depuratori nella regione e in generale presso gli impianti? Esistono controlli a sorpresa?”
“Ovviamente – conclude il Forum – chiediamo agli assessori regionali alla Sanità e all’Ambiente nonché ai rispettivi Direttori generali e all’Organismo Indipendente di Valutazione della Regione e delle due ASL, una valutazione sull’operato di funzionari e dirigenti anche per eventuali provvedimenti in caso di inerzia e inadempienza.



