L’AQUILA – “Il tributo consortile si basa sul beneficio o sulle poltrone e favoritismi? Per gli agricoltori dei comprensori Ofena-Capestrano; Aquilano e Peligni è diventato un vero dilemma, al contrario di quanto affermato dagli amministratori uscenti, noi consorziati non possiamo accettare il ripetersi di storie passate, che come l’acqua non macina più, ne potrà tornare a macinare, per tanto si invitano i consorziati a valutare eventuali candidature nella prossima tornata elettorale”.
Così in una nota Dino Rossi, portavoce dell’associazione allevatori e cacciatori Cospa, che lancia bordate sulla gestione del Consorzio di Bonifica Aterno Sagittario.
LA NOTA COMPLETA
Ci sembra al quanto strano che i gli agricoltori siano interessati alle elezioni per un’altra amministrazione disastrosa come tutte le altre che l’hanno preceduta, ma un dubbio ci assale e come soleva un noto politico: pensar male è peccato ma ci si azzecca quasi sempre, forse l’interesse alle votazioni è solo di qualcuno volto a come investire i 9 milioni di euro invece di risolvere gli annosi problemi dei consorziati? Occorre, infatti evidenziare, che oggi ciò che attanaglia i consorziati è l’elevato tributo dovuto alle spese pazze dell’ente a fronte di un servizio inefficiente per i consorziati con un ente privo della messa in sicurezza per gli operai.
La scelta dei contatori su una struttura fatiscente non è certa mirata alla risoluzione dei problemi, ma ad una scelta infantile, in quanto si poteva indirizzare ad una valutazione di intervento sul territorio al fine di garantire un servizio efficiente su tutti i consorziati e mettere in sicurezza i lavoratori. La tematica dei ruoli consortili che gli Agricoltori versano al Consorzio di Bonifica, non può e non deve relegarsi alla corsa per una poltrona, ma ad un giusto tributo a chi usufruisce effettivamente del servizio idrico e non pagare una tassa fissa pur non usufruendo del beneficio.
Nel contempo è nostra premura suonare il campanello di allarme per un’attenta scelta dei papabili, per non riportare il consorzio sull’orlo del fallimento, visto che a rispondere in solido sono i consorziati stessi.
La risoluzione dell’annosa problematica, relativa alla corretta applicazione dei presupposti dell’imposizione contributiva ed in particolar modo del beneficio dei terreni irrigui, comportandone un incremento del valore dello stesso e avere un maggior reddito, il rapporto del canone si deve attenere a quello sancito dalla Corte Costituzionale con sentenza 188 del 19 ottobre 2018. In termini di beneficio, purtroppo il passato ci insegna da atti indiscutibili di un lavoro svolto minuziosamente dai commissari, confermano che di benefici le precedenti amministrazioni non si è visto nemmeno l’ombra per il territorio e nemmeno per i contribuenti.
Si è sempre pensato ai consorziati come ad un bancomat di prelievo diretto a garantire stipendi d’oro e pagare fatture telefoniche stratosferiche a carico dei consorziati, oggi ingiustamente esposti a sanare il buco di bilancio di 3 milioni di euro generata dalla illogica pregressa gestione del Consorzio di Bonifica. Pertanto prima di lamentarsi di qualsiasi scelta politica o di una non imminente poltrona, oggi occupata dal Commissario Adelina Pietroleonardo, alla quale va dato il merito dell’immane lavoro di trasparenza e autenticità nonché del confronto con un’ottica propositiva verso i consorziati e stante ai fatti per noi consorziati è meglio un buon commissario che una mala amministrazione!






