L’AQUILA – La prima legge che potrebbe approvare il nuovo Consiglio regionale rischia di varare promozioni senza concorso per un imprecisato numero di dipendenti, determinando un considerevole aumento della spesa per il personale e rischiando l’impugnazione del governo davanti alla Corte costituzionale.
Inoltre, non sarebbe escluso di un aumento del numero di dirigenti sia per la Giunta quanto per il Consiglio, altra novità che, in tempi di spending review, farebbe sicuramente discutere.
È quanto scoperto da AbruzzoWeb esaminando il testo di legge passato giovedì scorso in prima commissione (Bilancio) al termine di una violenta polemica, e approvato alla fine con i soli voti della maggioranza.
Il diavolo, dopotutto, si nasconde dei dettagli, ma a volte anche nei commi, in particolare nel 6 quater dell’articolo 9 del progetto di legge.
“I dipendenti regionali di categoria C nominati dalla Giunta regionale come consulenti tecnici di parte per conto della Regione – si legge – in sede di contenzioso e che svolgono tale funzione da oltre 10 anni possono essere inquadrati alla categoria D allorché vi siano posti disponibili e riservati al personale interno per la stessa categoria”.
Uno scatto di categoria che, da quanto stimato, vale in termini di stipendio circa 400 euro al mese in più per ciascun dipendente.
Tornando indietro nel tempo, un tentativo analogo fu fatto nel 2005 dal’allora governatore di centrodestra, Giovanni Pace, che, a fine legislatura, tentò con una legge di promuovere di un gradino tutti i dipendenti regionali. Ma la norma fu impugnata e bocciata dalla Consulta.
Stesso rischio che corre il progetto di legge licenziato giovedì sera, se dovesse essere approvato così com’è: l’articolo 97 della Carta costituzionale, infatti, stabilisce che “agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso”.
Concetto rafforzato dalla cosiddetta “riforma Brunetta”, secondo la quale le promozioni interne possono essere fatte solo per mezzo di un concorso pubblico, seppure con riserva del 50 per cento di posti per i dipendenti interni.
La prova di concorso è, però, unica e aperta, e per accedere al posto di categoria superiore il dipendente interno se la deve giocare ad armi pari con tutti gli altri cittadini italiani che partecipano al concorso.
Un tentativo di verticalizzazione è stato fatto anche nella passata legislatura, attraverso una sorta di concorso interno che avrebbe consentito di passare, anche quella volta, dalla categoria “C” a quella “D”. Ma dopo un ricorso vittorioso al Tribunale amministrativo regionale da parte di altri dipendenti, il tentativo è naufragato.
Quanto all’altra possibile criticità, al comma 4 dell’articolo 4 del progetto di legge è scritto che “i servizi del Consiglio e della Giunta non possono essere superiori rispettivamente a 11 e 120”. Apparentemente si fissa un tetto, in realtà si dà la possibilità di sfondarlo.
I dirigenti del Consiglio, infatti, a oggi sono 9 mentre quelli della Giunta sono 90, a seguito della recente riduzione del loro numero operata dall’ex assessore al Personale Federica Carpineta.
Di conseguenza, e in un momento come noto di forte crisi, si apre ora invece alla possibilità di aumentare di nuovo il loro numero di 2 e 30 unità.
Giova a tal proposito ricordare che in Lombardia, regione molto più grande e popolosa rispetto all’Abruzzo, i dirigenti sono 75, inferiori rispetto anche al numero ridotto di dirigenti abruzzesi.
Sempre da quanto appreso, i sindacati, che ogni volta hanno manifestato l’opportunità di tagliare ancora il numero dei dirigenti, stavolta in sede di audizione in prima commissione non hanno eccepito nulla nel merito dei due commi.
Stesso discorso per le opposizioni del centrodestra e del Movimento 5 stelle, che hanno dato battaglia su altri punti del provvedimento, sottolineando, però, più volte la necessità di garantire con appositi emendamenti che la riforma non comporti aggravi di spesa per le esangui casse regionali.






