L’AQUILA – Il disavanzo presunto che la Regione Abruzzo deve coprire in 10 anni, è di 770 milioni di euro.
La somma è contenuta nel provvedimento amministrativo relativo al disavanzo di amministrazione presunto al 31 dicembre 2014 – piano di rientro, in discussione nella sessione di bilancio del Consiglio regionale.
Si tratta di un provvedimento propedeutico all’esame del bilancio e della legge di stabilità che l’assemblea affronterà nella seduta di domani visto che oggi il termine della riunione è fissato alla mezzanotte.
Il disavanzo è presunto perché impossibile cristallzzare la cifra ufficiale in quanto, come sottolineato dalla Corte dei conti che da due anni, bacchetta la Regione invitandola a finanziare solo spese prevste per legge, quindi tagliando trasporti e sociale (sollecitazione ripresa dai revisori dei conti), non sono stati presentati i rendiconti 2014, 2015 e 2016.
La Regione ha previsto l’accantonamento di 51,5 milioni di euto in dieci anni, il massimo per non tagliare servizi essenziali per il cittadino..
Durante la discussione è emerso ancora una volta il difficile rapporto con la Corte dei conti, alla quale secondo quanto si è appreso, i vertici regionali avrebbero proposto un rientro in trenta anni, poi bocciato.
Il disavanzo ufficiale è di poco più di 487 milioni di euro, somma nella quale sono ricompresi i 100 milioni di debito autorizzato e e non contratto.
Il Movimento cinque stelle, con il consigliere Domenico Pettinari, ha accusato l’assessore al bilancio Silvio Paolucci per aver dichiarato che il disavanzo non è colpa dell’attuale amministrazione ma parte dal 2000.
“Sono stati i vostri antenati” ha spiegato Pettinari.
La maggioranza di centrosinistra si è scagliata contro i grilllini accusati di demagogia sottolienando che a Roma il Movimento cinque stelle si è visto bocciare il bilancio dai revsiori dei conti.
“Stiamo accantonando somme, lo scorso anno 62 milioni, quest’anno 51,5, senza tagliare i servizi, nei trasporti e nel sociale, che pur non essendo spese previste per legge, sono sancite da contratto e coinvolgono persone fragili”.




