L’AQUILA – Confcommercio L’Aquila compie settanta anni. Anche per celebrare questo grande traguardo si è svolta oggi l’assemblea annuale dei soci presso la sede sociale in via Giacomo Caldora, al terminal bus “Lorenzo Natali”.

E stata l’occasione, oltre che per fare il punto sull’andamento dei settori del commercio, del turismo e dei servizi con la dettagliata relazione annuale del Consiglio direttivo dell’associazione, anche la prima tappa delle iniziative poste in campo da Confcommercio che fu fondata all’Aquila ancora prima della Confederazione Nazionale e prima assoluta in Abruzzo il 21 aprile 1945.

A presiedere il lavori il presidente, Roberto Donatelli, e il direttore, Celso Cioni. Entrambi, tra l’altro, ricoprono le medesime cariche anche nell’associazione regionale.

“Il 21 aprile 1945 pochi volenterosi imprenditori aquilani, 25, ancor prima della costituzione della Confederazione nazionale e pionieri in Abruzzo, decisero di fondare la nostra Associazione – si legge nella relazione – E a ciascuno di loro dobbiamo dire un grazie per la loro determinazione e la lungimiranza della loro azione che ci ha consentito, dopo ben settant’anni, di esistere e resistere a fianco delle piccole imprese del commercio, del turismo e dei servizi e continuare a dargli ascolto e voce”.

“Dopo sette lunghissimi anni consecutivi di recessione, congiuntura che non ha precedenti dal dopoguerra, le nostre aziende, quelle che hanno ‘retto’ all’impatto di questa vera e propria Odissea economica e sociale – è il commento alla situazione attuale – guardano disincantate come tutti noi al 2015, con un sottile filo di speranza visto che anche il 2014, che avevamo definito nella nostra precedente relazione assembleare ‘anno di convalescenza’, si è rilevato purtroppo l’ennesimo anno negativo riguardo ai principali indicatori economici”.

Per il futuro, “secondo un recente studio della Ibm nei prossimi anni le vendite di prossimità sono destinate a crescere e non a diminuire per effetto del digitale. Tutto ciò non può né deve farci trovare impreparati – evidenziano – e quindi per noi tutti è indispensabile continuare con determinazione ad investire in ‘fosforo’ e cioè in formazione professionale continua e sistematica e nell’innovazione”.

Bocciata la situazione economica dell’Abruzzo, “in assenza di politiche mirate al sistema delle micro e piccole imprese, in presenza di livelli di tassazione locale che ci pongono talvolta al secondo talvolta al terzo posto in Italia per l’entità Irap e addizionale Irpef e di una vera e propria giungla sulle tassazioni comunali, che ci ha spinto ad attivare un Osservatorio regionale per monitorare i livelli ormai insostenibili di pressione fiscale complessiva, che supera il 62%: un livello definito intollerabile non solo da noi ma, recentissimamente, anche dalla Corte dei conti, e dove in Abruzzo il costo dei pedaggi autostradali è il più alto rilevato nel continente”.

“Ciononostante il ‘terziario’ resta il settore di attività economica che assicura i più alti livelli occupazionali nei confronti delle altre categorie produttive basti rilevare che il settore servizi complessivamente (compresa la pubblica amministrazione), offre lavoro al 67% degli occupati in provincia dell’Aquila contro il 29,7 dell’industria ed il 3,3 dell’agricoltura – rileva la relazione – Così è utile rammentare che su 30.805 imprese iscritte alla Camera di commercio dell’Aquila ben 7.242 risultano commerciali, 2.887 di ristorazione e alloggio e 5.976 di servizi mentre le attività manifatturiere risultano 2.712 e quelle delle costruzioni 5.542”.

Quanto alla situazione dell’Aquila terremotata, “purtroppo non vede ancora la luce, né si intravede lontanamente un progetto per il rilancio delle attività produttive e, in particolare, nessun sostegno a quei mille commercianti del centro storico cittadino aquilano e per le centinaia di quelli dei centri del cratere”.

“Sarebbe ora, e lo ripetiamo da anni in tutte le sedi, di avviare un progetto e reperire risorse da destinare a tale scopo e questa sì che sarebbe ‘signora politica’ e non chiacchiere al vento”, concludono Donatelli e Cioni. (alb.or.)