PESCARA – La revoca della seduta di oggi del Consiglio comunale di Pescara, convocata per le 15.30, è l’ennesima stazione della “via crucis” che è diventata questo finale di legislatura per il sindaco, Luigi Albore Mascia, e per la sua maggioranza ridotta al lumicino.
Maggioranza che ha visto 20 consiglieri di opposizione firmare le loro dimissioni davanti al notaio Massimo D’Ambrosio, costretta così a reggersi grazie al soccorso rosso del capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, e dell’indipendente di sinistra Fausto Di Nisio, i quali non hanno aggiunto la loro ventunesima e determinante firma, che avrebbe avuto come conseguenza il commissariamento del Comune a soli due mesi dalle elezioni.
All’ordine del giorno c’era oggi il Piano sviluppo, con l’approvazione di agevolazioni fiscali e burocratiche per il progetto di riqualificazione dell’area dell’ospedale. Ma il Pd ha minacciato l’ostruzionismo, e il sindaco Mascia ha dovuto desistere, considerata appunto la debolezza dei suoi numeri.
Si è deciso così, in conferenza di capigruppo, di rimandare la seduta, per consentire a una delegazione guidata dal presidente del Consiglio, Roberto De Camillis, di recarsi dal prefetto Vincenzo D’Antuono, per avere finalmente la risposta a un quesito che sta condizionando la politica pescarese nelle ultimi trafelate settimane: in caso di dimissioni di 21 consiglieri e di commissariamento del Comune si potrà andare a votare comunque il 25 maggio, oppure slitterà anche di un anno la data delle elezioni?
Paradossalmente è proprio l’incertezza sulle conseguenze del commissariamento a salvare il sindaco Mascia, indicendo Di Nisio e Acerbo a non firmare le dimissioni.
Acerbo, per esempio, tra i motivi del suo rifiuto annovera anche la congettura secondo cui dietro il blitz delle dimissioni di massa ci sia addirittura un astutissimo complotto del Pd e del candidato presidente di Regione, Luciano D’Alfonso.
L’obiettivo sarebbe proprio quello di rimandare le elezioni a Pescara, in modo da consentire a D’Alfonso e altri candidati di ripiegare sul Comune, nel caso vada male la partita delle Regionali. E altri boatos vorrebbero che alla congiura stia partecipando anche il Nuovo centrodestra, che spinge per la candidatura a sindaco del presidente della Provincia, Guerino Testa, in alternativa a quella di Mascia.
Ipotesi sdegnosamente respinta dal capogruppo del Pd, Moreno Di Pietrantonio, che tuona: “Ma quale complotto e obbiettivi oscuri! Abbiamo fatto tutto alla luce del sole per dire basta all’inadeguatezza e ora anche dalla dannosità di questa amministrazione per Pescara e per i pescaresi”.
E la stessa ipotesi del rinvio, non ancora verificata, ha indotto il coordinatore regionale di Forza Italia, Nazario Pagano, a definire “imbecilli” quelli del Pd, che “una figura peggiore non potevano farla” perché c’è appunto “il rischio che si possa non votare”.
Una cosa per ora è certa: la stampella di fine legislatura offerta alla maggioranza dai consiglieri di opposizione Di Nisio e Acerbo non sarà per il sindaco indolore in termini politici e di consenso.
Il ragionamento di Nisio e Acerbo è che in fondo non c’è nulla di meglio, nelle poche settimane prima delle elezioni, un sindaco con le mani legate, costantemente sotto ricatto, impossibilitato a fare alcunchè, o costretto a fare quello che non vuole.
“Non firmo – spiega infatti Di Nisio – perché la maggioranza non c’è più ed è già commissariata di fatto, non ha più i numeri. Ho interrogato la mia coscienza e alla fine ho deciso che non ha senso questo accanimento nei confronti di chi è già adesso nelle condizioni di non poter fare alcunché perché qualsiasi atto dovesse portare in aula dovrebbe avere l’ok dell’opposizione”.
Sulla stessa linea Acerbo: “O l’amministrazione si impegna a non fare nulla che non sia concordato con l’opposizione, in altre parole tenere la maggioranza sotto controllo, oppure l’altra scelta è quella di far cadere l’amministrazione”.
E suggerisce beffardamente Acerbo, “se proprio Mascia vuole fare qualcosa di buono in queste ultime settimane di legislatura può ritirare il progetto della Duna sul lungomare Sud”.





