L’AQUILA – Continua il botta e risposta tra i consiglieri comunale dell’Aquila Antonio Nardantonio e Gianni Padovani.
“Temo che qualche coda inizi a puzzare di bruciato”, scrive Padovani dei Socialisti riformisti.
LA NOTA COMPLETA
Nell’intento di precisare la posizione del vice sindaco Riga ecco che salta fuori la reazione di chi non ti aspetteresti (si fà per dire).
Io non ho espresso alcun tipo di commento sull’operato, l’energia politica e la progettualità del collega Nardantonio che al contrario inveisce con parole condite di veleno e rancore nei confronti dello scrivente (e non solo). Finalmente un esempio concreto del famigerato mito noto ai più con la semplice dicitura: “coda di paglia”.
L’accennata menzione che ho espresso in merito al Nardantonio era limitata ad invitare Riga a curarsi dei problemi del suo Gruppo lasciando a noi la bega delle questioni attinenti il nostro di Gruppo, null’altro, qui invece mi si attacca sul personale. Di energie, vorrei informare il collega, ne ho abbastanza, molte, specie in considerazione della mia non veneranda età, pertanto non si preoccupi per me se scelgo di elargirne in più attività, ho le risorse ed il vigore fisico per poterlo fare, in ogni caso troppo gentile a preoccuparsene.
Tutta questa veemenza sarà forse da imputare al fatto di aver invitato l’appena eletto consigliere Nardantonio a dimettersi da presidente dell’Amministrazione separata Usi civici di Preturo, causa incompatibilità di carica con quella di consigliere comunale della città capoluogo? (Incompatibilità che a questo punto mi appresterò immediatamente a segnalare).
Del resto devo riconoscerlo, come affermato da Nardantonio abbiamo due modi diversi di concepire la politica: per me il rispetto delle “regole del gioco” è un principio fondamentale, per lui forse semplicemente un optional.
Quanto all’accademica e gratuita lezione sul “far politica” ringrazio sentitamente, ma preferirei riceverla da quanti inseguono percorsi di onestà, chiarezza, fedeltà al proprio partito (che non dimentichiamolo, ci ha consentito di essere eletti), e soprattutto da coloro che non fanno dell’occupazione delle poltrone la maggiore (se non unica) priorità.




