L’AQUILA – Il 2015 si chiude anche in Abruzzo con la solita impasse sul rinnovo del contratto nazionale della grande distribuzione, sia privata che cooperativa, rinnovo che attende da ormai due anni di essere siglato.
I recenti scioperi di Cgil, Cisl e Uil hanno riportato l’attenzione su un tema centrale, ma la certezza, fanno capire i sindacati, è che anche il 2016 sarà un anno di battaglie su più tavoli e con nervi a fior di pelle, per sbrogliare una situazione considerata molto grave, mentre i lavoratori saranno ancora una volta chiamati “a tenere duro durante le festività natalizie e non solo”.
Per il coordinatore regionale Filcams Cgil Luca Ondifero, “nonostante si sia riusciti a rinnovare il contratto con Confcommercio fino al 31 dicembre 2007, la situazione con Federdistribuzione, Coop e Confesercenti non cambia, siamo al palo da due anni”.
“Cerchiamo – continua – una soluzione che porti a un contratto dignitoso anche alla luce della difficile contrattazione nazionale, con offerte sempre più oscene dal punto di vista economico. Qui c’è un aumento salariale di 85 euro a regime per il quarto livello, vorremmo che si applicasse la stessa cosa anche agli altri, compresa la Federdistribuzione, uscita da Confcommercio proprio due anni fa rivendicando un contratto nazionale ad hoc. Così non è semplice portare avanti la contrattazione, visto che pure la Coop, che ha sempre avuto un contratto nazionale che si è distinto nel mondo del commercio, ora invece viene meno agli impegni”.
“Con la Regione Abruzzo, purtroppo – aggiunge – non c’è mai stata una discussione aperta sul commercio, magari era il caso di farlo prima che fossero date tutte quelle concessioni alle catene della grande distribuzione, settore su cui è mancato un piano di sviluppo commerciale da organizzare non sulla base del ‘campanile’, ma su un progetto serio”.
Per Mario Miccoli, segretario regionale Uil-Tcs, “Confcommercio rappresentava e rappresenta la parte naturale del settore, cioè i classici bottegai con 5 o 6 dipendenti che hanno anche i familiari che ci lavorano, ma da tempo c’è una frattura interna per quel che riguarda le competenze sulla bilateralità e la gestione del potere, questa è la verità, frattura che ha portato Federdisribuzione a staccarsi da Confcommercio, peggiorando notevolmente la condizione della gran parte della rappresentatività sulla grande distribuzione. E con questo ‘schema’ ci si approfitta di un momento di crisi economica in barba a quella che è la storia della contrattazione, con danni enormi sui lavoratori”.
Miccoli poi fa l’esempio di un grande marchio fuori dalla ordinaria contrattazione come Carrefour, francese, quindi straniero come molti altri nel nostro Paese: “In Italia prendi soldi italiani, guadagni benissimo, danneggi il mercato interno, poi però mi chiedi la stampella nei momenti di emergenza. E allora, al tavolo con te non mi siedo più. La contrattazione non è un treno per salire e scendere ogni volta che si vuole”.
Eppure, la voce con i grossi “calibri” del commercio, la Uil l’ha fatta a colpi di carte bollate, scatenando però le ire e le ironie dei “cugini” di lotta Cgil e Cisl.
“Siamo stati costretti a muoverci con i decreti ingiuntivi ad aziende come Auchan, Metro, pure se Cgil e Cisl ci hanno definiti ‘lesionisti’ della contrattazione. Ma non è così e loro lo sanno bene”.
“D’altra parte – chiosa Miccoli – se non ci si muove per via giudiziaria, i ‘grandi’ non ti ascoltano”.
Sul capitolo lavoratori, Ondifero dal canto suo afferma che “la situazione è molto difficile. Sotto le feste sono sotto pressione, ma in generale, lavorando anche di notte, si sta snaturando il commercio stesso con un attacco alla dignità delle persone, specie con un forte uso del part-time con richiesta disponibilità praticamente h24. E non dobbiamo dimenticare che dal governo di Mario Monti in poi, con la liberalizzazione delle aperture, facciamo i conti con gli esuberi delle grande distribuzione come nei casi di Auchan, Mediaworld e altri che applicano anche procedure di licenziamento di difficile gestione per il dopo, che comunque arginiamo con l’utilizzo degli ammortizzatori sociali da poco riformati. Chi comanda pretende più aperture h24, ma senza soldi per i consumi è un controsenso”.
“Il guaio di questo Paese – polemizza quindi il rappresentante sindacale – per il commercio non è l’offerta, che è enorme, visto che ad esempio l’area Pescara-Chieti a livello nazionale è una delle più alte per quel che riguarda la densità di superfifi commerciali per abitante. Ma il cittadino non ha bisogno di una offerta più allargata, perché mancano le condizioni di chi consuma. Alla fine della fiera, la riforma Monti sulla liberalizzazione delle aperture le ha allargate, ma con la crisi è inutile. E persino i generi alimentari vengono venduti di meno”.
“Insomma – conclude – servono gli adeguamenti salariali, vanno rivisti e rimodulati i contratti in generale. Durante queste feste ci saranno le solite cose, i giorni in cui si fa più fatturato, i lavoratori lavoreranno sotto ricatto, potrebbero rifiutarsi di non andare nei giorni festivi, ma di fatto è una imposizione, perché se ti rifiuti ti creano problemi sul lavoro”. Robereto Santilli



