PESCARA – Parlerà oggi in conferenza stampa, dell’inchiesta su coca, mazzette e appalti truccati, che ha investito come un ciclone il Comune di Pescara, assieme alla sua giunta, il sindaco di Pescara Carlo Masci, di Forza Italia, dopo aver sdegnosamente smentito voci di sue dimissioni, invocate a piena voce, in queste ore concitate, da centrosinistra e Movimento 5 stelle, che chiedono anche la convocazione di un consiglio comunale straordinario urgente.

L’inchiesta della Procura di Pescara, sul presunto e vorticoso giro di mazzette, cocaina e cene in cambio di appalti, vede infatti come principale indiziato, ora in carcere, il dirigente delle opere pubbliche Vittorio Trisi,  un uomo di fiducia di Carlo Masci, professionista in quota centrodestra da anni, chiamato al Comune, da “esterno”, non vincitore di concorso, a dirigere un comparto delicato e determinante, dove si devono affidare appalti, compresi quelli del Pnrr per decine e decine di milioni di euro.

Ma non basterà forse una conferenza stampa  per allentare le tensioni anche nel centrodestra alla guida della città e dell’Abruzzo, ad un anno dalle elezioni regionali. E la vicenda assume a maggior ragione un connotato politico perché ad essere inquisito in un filone della stessa inchiesta è anche il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, anche lui di Forza Italia, ma solo per una cena elettorale del 15 settembre alle Naiadi, da 400 euro, nella campagna elettorale delle politiche.

E oggi infatti c’è  anche un summit del centrodestra regionale, una riunione politica che vedrà la presenza dei segretari regionali, che si prevede ad alta tensione.

Soprattutto la Lega che secondo quanto si è appreso avrebbe intenzione di chiedere conto delle inchieste che hanno coinvolto il presidente del Consiglio Sospiri del quale non sarebbero piaciute le scelte di inviare comunicati stampa dopo le notizie di un suo coinvolgimento.

E dalle carte dell’inchiesta emerge una situazione surreale, con uno degli uffici cardine per la spesa in particolare dei fondi del Pnrr, in mano alla “tana delle tigri” di Trisi e di altri due dipendenti suoi complici, Gianluca Centorame e Jairo Ricordi, dove si sniffava anche in orario di lavoro, e dove soprattutto gli appalti erano affidati secondo la Procura, truccando le carte a favore dell’imprenditore Vincenzo De Leonibus, anche lui in carcere, assieme e due spacciatori di cocaina, in cambio appunto di una costante fornitura di polverina bianca, cene costose e altre regalie. Inchiesta che parla anche di concorsi truccati da Trisi per assumere persone segnalate da De Leonibus, di un sistema di favoritismi e “canali previlegiati”, per le ditte amiche della tana delle tigri, di lavori affidati a De Leonibus fermi, in forte ritardo, lacunosi, tanto da provocare epiche litigate tra Trisi e l’assessore Eugenio Seccia, per lo stop dei lavori da 122mila euro per rifare i marciapiedi a San Silvestro,  e inducendo anche Masci a chiedere spiegazioni a Trisi. E tutto questo avveniva in Comune, a poche decine di metri dall’ufficio del sindaco, e dell’assessore ai Lavori pubblici, Luigi Albore Mascia.

La necessità di assumere droga, anche più volte al giorno, si desume dalle intercettazioni nelle quali si sentono i membri del quartiglio “tirare sù col naso” nell’atto di prendere la cocaina, anche in ufficio, e dove solitamente il rumore di fondo dominante è quello dei telefoni o delle stampanti mentre qui  dominava quello dell’assunzione di cocaina  aspirata dai vari soggetti coinvolti. E mentre uno della combriccola parla, si sente distintamente che Trisi tira con il naso mentre è al telefono. De Leonibus chiede “lo senti il rumore, che rumore è?”. Un altro aggiunge “ho un naso che sembra un’aspiratrice”. Un rumore che disturbava al punto che uno dei presenti si lamenta e dice “sempre con questo naso tu!”. Trisi poi si infervorava anche  sulle difficoltà a reperire la droga. “Avevate paura, avevate paura, solo chi non ha paura è degno di stare con me e vivere una vita all’arrembaggio”.

Hanno davanti tale scenario gioco facile le opposizioni a chiedere come tutto ciò sia stato possibile, perché nessuno si sia accorto di nulla,  “come sia possibile lavorare quotidianamente a stretto contatto con un dirigente in condizioni di alterazione da alcol e droga e rimanere estranei e distanti rispetto ai tanti episodi segnalati da altri dipendenti, da professionisti, da cittadini che entravano in contatto con i soggetti implicati nella vicenda”. e come sia stato possibile che “l’apparato amministrativo e quello politico, entrambi da lui guidati, non hanno avuto nessun anticorpo e antidoto per evitare che accadesse il peggior scempio della storia del Comune di Pescara”, tuona ad esempio M5s.

Ma il punto è che a pretendere spiegazioni è anche la Lega,  irrequieta componente di maggioranza, e non da ora.

Come riferisce il quotidiano Il Centro,  gli esponenti leghisti hanno detto chiaro e tondo al sindaco, che “non si può fare finta di nulla dopo quello che è successo, è evidente che ci sono alcune attività che vanno profondamente ristrutturate. A cominciare dal settore Lavori pubblici con l’estromissione di tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda. Si deve marcare la totale distanza della parte politica da quello che è accaduto, però non si può fare finta di non vedere che sia accaduto qualcosa di sconvolgente”.

Ad irritare più di un esponente dalla maggioranza il fatto che Masci dopo che Trisi si è dimesso, dall’incarico, poche ore prima che scattassero per lui le manette, abbia espresso una incondizionata solidarietà al suo dirigente: “Le dimissioni dell’architetto Fabrizio Trisi sono un gesto nobile che denota un profondo senso di responsabilità e del dovere, oltre alla sensibilità di anteporre l’interesse pubblico a quello personale. A lui rinnovo il mio personale apprezzamento come uomo e come professionista, unito al dispiacere per la sua decisione, che comprendo e rispetto”.

E ancora: “Auguro all’architetto Trisi – conclude Masci –a di superare al più presto e nel migliore dei modi questa fase e di rivederlo al lavoro con quell’impegno e quella competenza che tutti a Palazzo di città gli riconosciamo”.

La vicenda irrita non poco anche il presidente della Regione, Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, ad oggi candidato per un secondo mandato alla guida del centrodestra.

Ad ogni modo Marsilio ieri in una intervista a Rete8 ha di fatto difeso il sindaco e espresso solidarietà al presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri.

Ha detto Marsilio  “c’è  convinzione diffusa che i politici siano i potenti, che fanno, disfano, decidono, amministrano, magheggiano. Ma ci sono delle leggi, che portano il nome di Bassanini datate anni ’90, quando la necessità di tagliare le unghie alla politica ha creato una separazione molto rigida. Tutta la parte della gestione appartiene ai dirigenti e se un politico si impiccia e chiama il dirigente per sapere di una gara corre il rischio di essere denunciato per aver invaso la sfera di competenza e per aver fatto indebite interferenze. La politica non dovrebbe neanche sapere come, perché e quando si affida e si svolge una gara”.

Come a dire: “è corrotto il dirigente, non il politico, credo che la politica sia totalmente incolpevole e sia forse parte lesa: la colpa di Masci è di aver dato fiducia a una persona competente e brava nella sua attività professionale di cui evidentemente disconosceva il vizio e la necessità che lo ha portato a tradire la fiducia”.