L’AQUILA – Scintille tra Gianni Chiodi e i leader dell’opposizione nella seduta straordinaria di oggi sulla ricostruzione post-terremoto, in corso a palazzo dell’Emiciclo..
Con un lungo intervento è tornato a parlare anche il governatore (nella foto a destra). “Stati e Venturoni sono puliti, mentre io non sono indagato”, ha assicurato, scagliandosi contro il “clima di sciacallaggio” e chiedendo alla stampa “di fare chiarezza” e ai giudici di “non ledere la dignità delle persone”.
“Nessuna dimissione, noi rilanciamo”: così Chiodi ha concluso il suo intervento, lungo, circa 45 minuti, in cui ha spaziato a 360 gradi sui temi che investono la politica abruzzese: la ricostruzione, i rapporti politica-magistratura-stampa, la sanità, lo sviluppo generale della regione.
L’intervento di Chiodi non è piaciuto all’opposizione che ha risposto sdegnata: Camillo D’Alessandro, capogruppo del Pd, gli ha dato del “Tarzan, all’ultima liana”, ma ha precisato che non chiederà le dimissioni. Il capogruppo dell’Idv, Carlo Costantini, invece, ha apostrofato il presidente definendo il suo discorso “gelatinoso” e invocando che il presidente concluda il suo mandato.
In avvio di seduta subito un annuncio ha riscaldato gli animi: “Lanfranco Venturoni è sospeso dalle funzioni di consigliere regionale e assessore alla Sanità”, ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano (nella foto a sinistra).
CONSIGLIO DENTRO UN’AULA… BLINDATA
L’AQUILA – La seduta straordinaria del Consiglio regionale si sta svolgendo in un’aula consiliare molto controllata, con il palazzo dell’Emiciclo blindato dalle forze dell’ordine.
Fuori ci sono un centinaio di rappresentanti dei comitati cittadini, che protestano contro la nomina del nuovo vice commissario per la ricostruzione, Antonio Cicchetti, perché condannato dalla Corte dei Conti per una vicenda legata al precedente incarico di presidente dell’Istituzione Perdonanza.
All’interno dell’aula sono presenti delegazioni di esponenti dei comitati cittadini, del sindacato Mia Casa, di Abruzzo Engineering, la cui vicenda è oggetto della seduta straordinaria, e un gruppo di abitanti del Comune di Tagliacozzo, che protestano per la chiusura e riconversione dell’ospedale del centro marsicano.
PAGANO: ”VENTURONI E’ SOSPESO”
“Lanfranco Venturoni è sospeso dalle funzioni di consigliere regionale e assessore alla Sanità”.
Questo il chiarimento istituzionale di Pagano, importante, vista la decisione presa fin qua dello stesso Venturoni di non dimettersi.
Venturoni è agli arresti domiciliari e indagato nell’inchiesta “rifiutopoli” della Procura di Pescara su presunte mazzette per la realizzazione di un inceneritore nel Teramano.
CHIODI: ”STATI E VENTURONI PULITI, IO NON SONO INDAGATO”
L’AQUILA – “Daniela Stati e Lanfranco Venturoni usciranno totalmente puliti dalle vicende giudiziarie che li riguardano”.
Lo ha detto il presidente della Regione, Gianni Chiodi, durante il suo discorso introduttivo nella seduta straordinaria del Consiglio a palazzo dell’Emiciclo.
Quanto alla sua posizione, Chiodi ha ricordato che “non sono indagato e non sono accusato di nulla perciò chiedo agli organi di informazione di fare chiarezza”.
“Bisogna interrompere – ha aggiunto – questo clima di sciacallaggio che ancora una volta sta avvelenando il clima della politica abruzzese. Tante, troppe indagini, già dai tempi della Giunta Salini, che hanno fatto crollare classi dirigenti per indagini che non hanno poi portato a nessuna condanna per i fatti contestati”.
Esortazione anche ai giudici. “Nello svolgere i suoi compiti – ha ammonito infatti Chiodi – la magistratura deve essere attenta e a non ledere la dignità delle persone: troppi arresti e pochi processi nella nostra Regione”.
“Su i mezzi di informazione – ha concluso – basterebbe un richiamo a dare notizie verificate e, possibilmente, imparziali”.
”MA QUALI DIMISSIONI, IO RILANCIO”
L’AQUILA – “Nessuna dimissione, noi rilanciamo”. Con queste parole il presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, ha concluso il suo intervento.
Un lungo intervento, circa 45 minuti, nei quali Chiodi ha spaziato a 360 gradi sui temi che investono la politica abruzzese: la ricostruzione, i rapporti politica-magistratura-stampa, la sanità, lo sviluppo generale della regione.
Secondo Chiodi, “serve da parte di tutti un clima diverso, costruttivo e non quello di avvelenamento che sta caratterizzando la nostra regione da troppi anni”.
“Un clima – ha chiarito Chiodi – che non conviene a nessuno se non ad alcuni, che sicuramente non hanno come primario interesse lo sviluppo e la crescita della nostra Regione”.
L’INTERVENTO INTEGRALE DI CHIODI
D’ALESSANDRO (PD): ”CHIODI-TARZAN E’ ALL’ULTIMA LIANA”
L’AQUILA – “Lei non è più credibile”. Con queste parole è iniziato l’intervento del capogruppo del Partito democratico, Camillo D’Alessandro, che si è rivolto al presidente Gianni Chiodi durante la seduta straordinaria del Consiglio regionale.
“Non riesco a capire se il presidente Chiodi ha un’alta considerazione di se stesso o una scarsa considerazione degli abruzzesi”, ha aggiunto.
“Politicamente – ha affermato D’Alessandro – con il sistema di potere spartitorio del territorio messo su dal Pdl, Chiodi c’entra fino al collo. Nel Pdl si sono politicamente divisi le province e territori con i potentati di turno”.
“Il centro destra abruzzese – ha insistito D’Alessandro – è fatto dai peggiori forcaioli contro gli avversari politici che hanno utilizzato la carta bollata per far fuori gli avversari, vedi caso-Pescara, che diventano garantisti con i propri amici e affini”.
“Chiodi – ha detto D’Alessando – rappresenta un capitolo ormai chiuso nella storia dell’Abruzzo. Aveva l’ultima occasione per rivendicare una ragione vera per andare avanti, ma ha perso anche quest’occasione. Ormai Chiodi è al palo, in uno stato confusionale che sta trascinando l’Abruzzo nel baratro”.
“Fanno ridere – ha concluso D’Alessandro – le provocazioni di Chiodi. Allora dimettiamoci insieme tutti, oggi, e vediamo chi ha paura delle elezioni, ma è fin troppo chiaro che Chiodi-Tarzan è fortemente legato alla sua ultima liana. Le dimissioni non le chiediamo, anche se è Chiodi che avrebbe dovuto dare una motivazione per non chiederle, ma non lo ha fatto”.
COSTANTINI (IDV): ”CHIODI E’ GELATINOSO, SI DIMETTA”
L’AQUILA – “Quello di Chiodi è stato un intervento disarmante, scivoloso, gelatinoso, pieno di insinuazioni, come quella rivolta a ‘piccoli magistrati in cerca di notorietà’ e non già ai magistrati che troppo spesso fanno finta di non vedere e di non capire”.
Lo ha detto il capogruppo dell’Italia dei valori all’Emiciclo, Carlo Costantini.
“Quelli – ha aggiunto – vanno bene a Chiodi, come a Berlusconi, ma non vanno bene ai cittadini, alla stragrande maggioranza degli abruzzesi, a quelli che ingenuamente lo hanno votato, illudendosi che rappresentasse il cambiamento”.
“Ci ha dato degli sciacalli – ha proseguito Costantini – dimenticandosi che proprio da un’attività di sciacallaggio su una inchiesta giudiziaria è scaturita la sua elezione. Ha accusato i trasformisti, dimenticandosi che Berlusconi li paga perché diventino tali. Ha accusato i partiti che allevano la propria classe dirigente, dimenticando che lui stesso e quasi tutto il gruppo teramano è addirittura figlio di ex amministratori”.
“Ha detto di interpretare i diritti dei più giovani – ha continuato ad attaccare Costantini – ma non ha detto che voleva piazzare due inceneritori sotto il loro naso. Ha detto che bisogna lasciar lavorare i magistrati, ma poi si è cimentato in un’assoluzione preventiva di tutti i coinvolti nell’inchiesta”.
“Chiodi – ha concluso Costantini – ha tradito il proprio patto con gli elettori, ha esposto nuovamente l’Abruzzo al fango dell’ennesima inchiesta giudiziaria. Ha perduto anche l’ultimo barlume di credibilità nei confronti dell’intera società abruzzese. Basta e avanza per invocare ancora una volta le sue dimissioni, per il bene dell’Abruzzo e degli abruzzesi”.





