CHIETI – Oltre la metà dei lavoratori ex Burgo ha deciso di firmare il verbale di conciliazione proposto dalla direzione aziendale.

L’accordo prevedeva, per chi firmava, la possibilità di ottenere mille euro a fronte di una chiusura definitiva dei rapporti con l’azienda.

Quando quella proposta fu presentata si era alla vigilia dello scadere della cassa integrazione, in sede di tavolo provinciale aperto sulla vertenza.

A proporla Burgo mandò Gaetano Grima, direttore dimissionario del personale degli stabilimenti Burgo del Centro Sud, senza poteri decisionali.

Di fronte a quei mille euro tutti gridarono allo scandalo. Lavoratori, rsu e sindacati annunciarono ricorsi in massa alle vie legali, con le organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl che dissero di voler mettere a disposizione gratuitamente le proprie strutture sindacali per chi volesse adire le vie legali.

Ma poi qualcosa deve essere cambiato se, alla giornata di ieri, più della metà degli ex Burgo ha deciso di firmare il verbale in cambio di mille euro lordi  e circa 700 netti.
 
”Il problema non sta solo nella cifra, davvero esigua – spiega Giancamillo Marrone ex rsu Burgo – ma anche nel fatto che chi firma l’accordo chiude qualsiasi rapporto con Burgo.

Questo significa che non si potrà più avere qualsiasi possibilità di rivalsa con l’azienda. E significa anche che Burgo non ha più alcun obbligo di ricollocazione occupazionale dei lavoratori”.
 
Coloro che hanno firmato, perciò, svincolandosi definitivamente dall’azienda, sarebbero anche fuori dal programma In.Te che, seppur con ritardi e molto a fatica, ha iniziato le operazioni di riqualificazione del sito industriale di via Piaggio per permettere l’insediamento di nuove aziende e la ricollocazione degli operai che all’epoca erano 133.

”Adesso – sostiene ancora Marrone – a questo numero dovrà essere sottratto il numero di quelli che hanno firmato l’accordo. Loro non potranno più chiedere nulla a Burgo, tanto meno una ricollocazione occupazionale”.
 
Di questa situazione potranno avvantaggiarsi proprio le aziende dell’In.Te., che avranno meno vincoli sull’assunzione di personale, visto che non saranno costrette a riprendere tutti e 133 ex Burgo ma solo meno della metà.
 
Marrone non è tra quelli che hanno firmato. Lui ha scelto le vie legali. Ma lo ha fatto autonomamente, senza rivolgersi ad alcun sindacato.

”Ho preferito questa opzione – spiega – perché i sindacati in realtà sono stati solo a guardare e non hanno fatto più nulla. E visto che la loro è una presenza obbligata all’atto della firma del verbale di conciliazione, in un certo senso hanno anche avallato questa scelta”. (ar.ia.)