L’AQUILA – Nessun dolore è il titolo del libro di Domenico Di Tullio, avvocato penalista romano di 42 anni, che ieri è stato presentato presso la sede aquilana di Casapound.
Con lui, al tavolo dei relatori, Roberto Alfatti Appetiti, giornalista e saggista che pochi mesi fa ha dato alle stampe il libro All’armi siam fumetti e Piero Di Cuollo, responsabile regionale cultura di Casapound, che, durante l’emergenza terremoto, piazzò le tende nei pressi dell’area di accoglienza di Poggio Picenze (L’Aquila) e contribuì alla gestione logistica degli aiuti.
Partiamo proprio dall’esperienza del campo per gli sfollati per iniziare il nostro dialogo con Di Tullio.
Da dove nasce l’impegno di Casapound in favore delle popolazioni terremotate?
Dalla vocazione stessa di Cp, che vede nell’impegno solidaristico uno dei capisaldi della propria attività quotidiana. Nel campo di Poggio Picenze, oltre a occuparci di distribuzione di indumenti e alimenti, una parte dei quali frutto della raccolta che abbiamo avviato nelle nostre sedi in tutta Italia, abbiamo cercato di dare vita ad attività culturali e a rappresentazioni teatrali, ricevendo dall’amministrazione comunale e dal sindaco, Nicola Menna, un encomio ufficiale per il nostro impegno.
Qualcuno ha affermato che avete avuto problemi con gli stranieri del posto per via della vostra collocazione politica, visto che molti dirigenti del movimento vengono dalle fila della destra radicale e che in tanti non esitano a definirsi “fascisti del terzo millennio”.
Nulla di più falso. Addirittura, attraverso il nostro leader, Gianluca Iannone, ci siamo messi in contatto con un imam per consentire anche agli stranieri presenti nella tendopoli, in maggioranza musulmani, di celebrare i loro riti. Non c’è mai stato nessuno screzio con la comunità locale, anzi si è instaurato un clima di simpatia reciproca.
Casapound è famosa per le Osa, le occupazioni a scopo abitativo. Cosa ne pensi della risposta data dal governo al problema alloggiativo degli aquilani con il progetto C.a.s.e. e i moduli abitativi provvisori?
Non entro nel merito dei giudizi sulla localizzazione delle aree, sui costi e sulla qualità delle realizzazioni, dico solo che l’intervento urgente e diretto dello Stato all’Aquila e nel “cratere” ha dimostrato che, se si vogliono creare le condizioni per dare risposte alle centinaia di migliaia di famiglie italiane che non sono proprietarie di case o che sono strozzati dai mutui delle banche, gli strumenti ci sono.
Evidentemente, però, eventuali piani straordinari di costruzione di edilizia residenziale pubblica dà fastidio a chi, sulla casa, specula: i palazzinari, quelli che noi chiamiamo i “padroni del cemento”, i mercanti che inseguono solo la logica del profitto, gli istituti di credito che impongono tassi usurai sul denaro dato in prestito.
Come hai trovato L’Aquila?
È straziante ascoltare il silenzio del centro storico della vostra meravigliosa città. I ragazzi aquilani di Cp mi dicono che la situazione è ferma a causa dei litigi tra coloro che dovrebbero occuparsi della ricostruzione. Mi raccontano che L’Aquila è in balia di una sorta di “tutti contro tutti”: politici, tecnici, aziende, comitati.
Credo che dovrebbe passare il messaggio che far risorgere il centro storico del capoluogo di Regione non è un beneficio per i proprietari delle case o per le attività commerciali o per ingegneri e architetti o per le imprese edili, ma è un obiettivo più ambizioso: significa ridare un senso pieno alla vita comunitaria. Non sono solo in gioco interessi particolari, pur legittimi, ma lo spirito stesso del luogo e il destino della sua gente.
Parliamo un po’ del libro. In molte parti d’Italia la presentazione di Nessun dolore ha generato situazioni turbolente.
In realtà su 31 presentazioni, compresa quella all’Aquila, ci sono stati problemi in un paio di occasioni: a Parma e alla libreria Mondadori a Palermo, dove una trentina di appartenenti al centro sociale Anomalia, opportunamente “formati” dai loro colleghi dell’Officina 99 di Napoli, si sono fronteggiati con la polizia. Ciò che più preoccupa, invece, è la violenza che ha visto vittime i militanti di Cp.
Solo nell’ultimo mese gli antagonisti hanno mandato all’ospedale un ragazzo di Cuneo, con una prognosi di oltre 40 giorni, un altro di Parma, che ha avuto 20 giorni di convalescenza, il nostro vice presidente, Andrea Antonini, vittima di una gambizzazione. E poi Enrico Tarantino, aggredito poche ore fa a Napoli, ricoverato d’urgenza dopo essere stato bastonato con un manico di piccone e Alberto “Zippo” Palladino, cui hanno fatto saltare con una bomba carta l’ingresso della sua abitazione a Roma.
La sinistra accusa voi di essere i violenti.
Noi rifiutiamo questa etichetta, non abbiamo bisogno di imporre la presenza di Cp con la forza, perché in ogni spazio che conquistiamo creiamo consenso.
La gente ci accetta e ci rispetta, e in molti casi ci vuole bene, perché diamo risposte concrete ai loro bisogni, quello che nessun partito fa. Naturalmente questa cosa dà fastidio all’estrema sinistra che si rende conto di perdere terreno proprio in un campo su cui riteneva di avere l’esclusiva.
Sulla rete circola un video di una conferenza stampa del collettivo “Senza tregua” che riferisce di un loro attivista aggredito da persone di Casapound. Tra l’altro uno dei due giovani ripresi indossa una maglietta di CaseMatte, uno spazio autogestito del comitato aquilano 3e32.
Ho visto il video ma non so chi sia il ragazzo con la maglietta di cui mi parli. L’altro, invece, è una vecchia conoscenza di Cp, così come sono noti i motivi del suo odio nei nostri confronti. Si chiama Alessandro Mustillo e fino al 2008 era il vice presidente provinciale della consulta degli studenti di Roma. Dopo il risultato eclatante del Blocco studentesco alle elezioni scolastiche è cambiata la maggioranza in consulta e Mustillo, assieme alla carica, ha visto sfuggirsi da sotto le mani la sua carriera di politico in erba.Lo stesso Mustillo, che parla di violenza, è stato ripreso dalle nostre telecamere mentre insieme a un centinaio di facinorosi si è presentato in corteo sotto la sede dell’occupazione a scopo abitativo in via Val d’Ala, nel quartiere Montesacro, scandendo slogan riesumati dagli anni ’70 tipo “Camerata, basco nero, il tuo posto è al cimitero”.
In una delle vostre iniziative avete invitato Anna Paola Concia, deputata del Partito democratico, abruzzese d’origine, essendo nata ad Avezzano, e aquilana d’adozione, come studentessa dell’Isef del capoluogo e insegnante di tennis presso i campi di Panella. La Concia è stata oggetto di una pesante attacco per le strade di Roma a causa della sua omosessualità dichiarata. Che ne pensi?
Ricordo l’incontro con la Concia a Cp in maniera molto positiva. In quella sede Iannone chiarì la nostra posizione e cioè che siamo favorevoli al riconoscimento delle unioni di fatto con l’attribuzione di determinati diritti e doveri alla coppia. Noi non siamo né omofobi né razzisti, come pure qualcuno vorrebbe far credere, e abbiamo anche aderito alla fiaccolata contro l’intolleranza promossa dalla Provincia di Roma nel settembre 2009, nonostante l’imbarazzante e inopportuna richiesta del sindaco Gianni Alemanno di ritirare la nostra partecipazione.
Torniamo, per chiudere, all’Aquila. Il vostro impegno è finito con lo smantellamento delle tendopoli?
No, abbiamo in progetto la realizzazione di una biblioteca con i libri raccolti dalle varie realtà italiane di Cp. L’augurio è che, anche attraverso la lettura e la conoscenza, si riesca a ricreare il giusto clima di socialità che è alla base delle comunità. Spero anche che la ricostruzione sia utilizzata come un’opportunità storica e che, soprattutto, sia veloce. (red)






