NAPOLI –  L’ombra inquietante della criminalità organizzata in Abruzzo: c’è anche un immobile a Pescocostanzo, in provincia dell’Aquila, tra quelli sequestrati ieri, dei 33 nelle disponibilità dell’imprenditore edile casertano Giuseppe Fontana, detto “Pino”, in carcere dal 2015 il reato di associazione mafiosa, legato da vincoli di parentela con il defunto Francesco Zagaria cognato del boss del clan dei Casalesi Michele Zagaria, avendo sposato la sorella.

L’operazione è stata messa a segno dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale e dai finanzieri del Gruppo investigazione Criminalità organizzata di Napoli , che hanno eseguito, tra le province di Napoli, Caserta e L’Aquila, un decreto di sequestro di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un valore di circa 6,5 milioni di euro.

Il sequestro, in particolare, riguarda 33 immobili, di cui 26 ubicati in provincia di Caserta, 6 nella provincia di Napoli e appunto quello di Pescocostanzo, e ancora 4 terreni in provincia di Napoli, 3 società con sede in provincia di Caserta operanti nel settore edile e immobiliare, 5 autoveicoli e rapporti finanziari.

Il provvedimento è stato emesso dalla Sezione per le Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, – su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli – nei confronti del membro del clan Zagaria.

Fontana, attualmente detenuto, imprenditore nel campo dell’edilizia, originario di Casapesenna, ma stabilmente domiciliato a Caserta, risulta condannato in via definitiva per associazione mafiosa avendo partecipato all’organizzazione operante nella provincia di Caserta e in altre aree del territorio nazionale, denominata clan dei Casalesi, fazione Zagaria, a seguito dell’indagine condotta dal Ros dei Carabinieri denominata Sistema Medea, diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli e conclusa il 14 luglio 2015, con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, nei confronti, tra gli altri, del “proposto” per i reati di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione, intestazione fittizia di beni, rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio, turbata libertà degli incanti, finanziamento illecito a partiti politici ed altri delitti aggravati dalle finalità mafiose.

Le indagini economico-patrimoniali condotte dal Gico della Guardia di Finanza hanno consentito di individuare un cospicuo patrimonio in capo allo stesso e ai componenti del proprio nucleo familiare, non giustificato rispetto ai redditi e alle attività economiche dichiarate.