L’AQUILA – Antonio Cerasoli, ex presidente dell’unione dell’Aquila di Confcooperative, è indagato con l’accusa di concorso esterno in associazione camorristica nell’inchiesta che ha portato a smantellare il braccio economico dei Casalesi.

Scrive il gip Alessandro Buccino Grimaldi: “Pur non essendo stabilmente inserito nella predetta compagine associativa, operava sistematicamente con gli associati (…). Cerasoli, nella sua qualità di soggetto ben inserito nel tessuto economico aquilano poneva in essere atti idonei finalizzati a favorire i soggetti giuridici riconducibili all’associazione prodromici per la successiva aggiudicazione di appalti e/o subappalti per addivenire alla ricostruzione delle aree fortemente danneggiate dal sisma; si adoperava altresì a reperire idonei locali in L’Aquila ove allocare la costituenda Gam costruzioni srl”.

Michele Gallo, “nella sua veste di imprenditore strettamente collegato al clan dei Casalesi”, secondo quanto emerso dalle indagini aveva “coltivato intense relazioni operative con Cerasoli, caratterizzate da ingiustificati trasferimenti patrimoniali operati dal primo in favore del secondo anche al fine di munirsi di uno strumento giuridico necessario per ottenere il conferimento di lavori (nella veste di appaltatore o subappaltatore) nell’ambito della ricostruzione successiva al sisma”.

Numerose le telefonate intercettate tra l’imprenditore abruzzese e quello campano legato alla camorra, sia prima sia dopo il terremoto. Il 3 febbraio 2009, per esempio, Cerasoli chiama Gallo e gli chiede: “Senti un po’, eh, mi servirebbero altri 4 mila. Me lo puoi fare sullo stesso conto? Eh, poi mi fai fare il solito fax così almeno metto a posto un’altra cosa”.

Nel prosieguo del colloquio, Cerasoli fa presente a Gallo, a dimostrazione, scrive il gip, “della esistenza tra di loro di uno stabile rapporto di contribuzione finanziaria del secondo verso il primo”, che a breve provvederà alla restituzione di una parte di quanto da lui dovuto all’interlocutore poiché egli é in attesa di “un contributo di 92 mila euro erogato da un ente pubblico, tra cui te li ridò sicuramente quei 30 che avevamo fatto, poi l’altro lo vediamo”.

Al riguardo, Cerasoli afferma di essere in procinto di trasmettere un documento attestante “lo stato d’avanzamento, l’ho già preparato per 68 mila euro”.

Tramite gli accertamenti bancari eseguiti dalla Guardia di Finanza si è accertato che il 3 febbraio 2009 la Gallo costruzioni ha fatto un bonifico, dell’importo di 4 mila euro in favore di Alessandra Talamini, moglie di Cerasoli.

Inoltre, dall’estratto del conto corrente intestato alla srl Gallo costruzioni, è stato individuato un ulteriore bonifico, dell’importo di 16 mila euro, fatto il 27 gennaio 2009 sempre in favore della Talamini.

PM NAPOLI: ”LE DITTE COINVOLTE SONO AL LAVORO”

L’AQUILA – “Le imprese coinvolte in questo sistema stanno lavorando. Non sappiamo in che misura, ma sono tutt’ora operative”.

A dirlo è il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho, riferendosi all’inchiesta sulla infiltrazione della camorra dei Casalesi nella ricostruzione post-sisma in Abruzzo.

“Tra i contatti tra Michele Gallo, uno degli arrestati, e il presidente dell’Unione cooperative aquilane Antonio Cerasoli, indagato – spiega – c’è un ‘buco’ investigativo che sarà oggetto di uno sviluppo successivo”.

“Solo dopo l’esecuzione delle misure cautelari oggi – conclude – potremo accertare in che misura le imprese coinvolte siano infiltrate nel sistema degli appalti”.

CONFCOOPERATIVE: ”CERASOLI NON HA INCARICHI CON NOI”

L’AQUILA – “Antonio Cerasoli non ricopre alcun incarico in Confcooperative L’Aquila dallo scorso anno, quando a seguito del provvedimento di commissariamento dell’Unione provinciale assunto da Confcooperative Nazionale, lo stesso è stato allontanato da tutti gli incarichi”.

È quanto precisa il commissario di Confcooperative L’Aquila in merito alle notizie di agenzia relative alle operazioni condotte dalla Guardia di Finanza in Campania e in Abruzzo nelle quali appare il nome di Cerasoli.

L’OPERAZIONE

L’AQUILA – La guardia di finanza ha smantellato il braccio imprenditoriale del clan dei Casalesi che stava cercando di infilarsi nei gangli della ricostruzione post-terremoto all’Aquila.

È il risultato di una complessa operazione scattata oggi. Dalle prime ore di questa mattina, circa 500 militari della guardia di finanza di Roma sono impegnati nell’operazion, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha portato all’arresto di 6 persone con l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso.

Sono inoltre state sequestrate 21 società, 118 immobili e altri beni e valori a essi riferibili, per un ammontare complessivo di 100 milioni di euro. Gli arrestati, secondo le risultanze delle indagini condotte dai finanzieri del Gico del Nucleo Polizia Tributaria di Roma, sono ritenuti ‘espressioni economiche’ del clan dei Casalesi, operanti nel Casertano, ma con propaggini anche in altre Regioni d’Italia e in particolare nel Lazio, in Abruzzo e in Toscana.

In sostanza con l’operazione, denominata ‘Untouchable’, le Fiamme Gialle e la Dda di Napoli ritengono di aver smantellato il braccio imprenditoriale dei Casalesi.

SPUNTA LA PISTA AQUILANA, INDAGINI IN CORSO

L’AQUILA – Spunta una pista aquilana nell’operazione “Untouchable” condotta dalla guardia di finanza di Roma con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Napoli.

Le indagini sono in corso e la posizione è tutta da valutare, ma nella vicenda ci sarebbe il coinvolgimento di Antonio Cerasoli, presidente di Confcooperative L’Aquila.

Secondo fonti della Dda partenopea, Cerasoli sarebbe in contatto con Michele Gallo, uno dei sei arrestati, imprenditore legato al gruppo Bidognetti del clan dei Casalesi. Secondo gli inquirenti, Gallo sosteneva economicamente Cerasoli attraverso il versamento di assegni, non si sa a quale titolo.

All’indomani del terremoto, Gallo avrebbe chiesto a Cerasoli di poter prendere parte negli affari legati alla ricostruzione post-sisma, ricevendo rassicurazioni in proposito, a partire dei lavori sulle macerie.

Ulteriori accertamenti sono in corso su società o consorzi costituiti all’Aquila come teste di ponte per gli interessi della criminalità organizzata.

LE INTERCETTAZIONI: ”I LAVORI LI FACCIAMO A OCRE”

L’AQUILA – Dopo il terremoto dell’Aquila i rapporti già solidi tra imprenditori vicini al clan dei Casalesi e abruzzesi si erano ulteriormente rafforzati.

È quanto è emerso dalle indagini che oggi hanno portato al blitz della guardia di finanza che ha smantellato il braccio economico del clan dei Casalesi.

In particolare, per ottenere appalti per la ricostruzione, era stata spostata da Frignano (Caserta) all’Aquila la sede di una società che fa capo a Michele Gallo, arrestato oggi e considerato organico al gruppo capeggiato da Francesco Bidognetti.

I Pubblici ministeri Giovanni Conzo, Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera avevano anche chiesto l’arresto del presidente dell’Unione cooperative dell’Aquila, Antonio Cerasoli, ma il Gip ha respinto la richiesta.

L’operazione è stata chiamata “Untouchables”, cioé intoccabili, in riferimento a un gruppo di imprenditori vicini ai Casalesi considerati appunto intoccabili poiché completamente asserviti agli scopi del clan.

A costoro, che facevano affari per conto dei boss, non veniva per esempio chiesta la tangente. Anche in queste indagini, ha sottolineato nel corso di una conferenza stampa il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, sono state fondamentali le intercettazioni.

In questo modo è stato per esempio possibile ricostruire il piano orchestrato dagli imprenditori abruzzesi e da quelli Casalesi per aggiudicarsi gli appalti.

In particolare Michele Gallo, parlando con il collega aquilano chiede: “Ma voi come state situati? Riusciamo a fare i lavori, no?”. L’abruzzese risponde: “Sì, sì, a farli sì, si può fare anche per la zona di Ocre: è stata quella meno colpita”.

Sempre dalle intercettazioni è emerso che il clan stava cercando anche di aggiudicarsi lavori per l’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

 GLI ARRESTATI FINANZIAVANO IMPRESE PER AVERE I LAVORI

 L’AQUILA – La camorra tentava di infiltrarsi negli appalti per la ricostruzione dopo il terremoto dell’Aquila.

È uno degli elementi centrali emerso nell’operazione della guardia di finanza contro i Casalesi, che ha portato all’arresto di 6 persone.

L’operazione ‘Untouchable’, infatti, ha consentito di monitorare “in diretta” le infiltrazioni della camorra casalese nelle commesse per la ricostruzione della città di L’Aquila, a seguito del devastante sisma del 6 aprile 2009.

Infatti sono stati intercettati i colloqui telefonici con i quali gli arrestati disponevano l’invio del denaro necessario a finanziare le imprese costituite all’Aquila, per loro conto, con il fine di aggiudicarsi i lavori per la ricostruzione.

DEL CORVO: ”SINTOMATICO DEI RISCHI CHE CORRIAMO”

L’AQUILA, 22 LUG – “Più andremo avanti con la ricostruzione pesante, maggiore dovrà essere l’attenzione ai fenomeni di infiltrazioni criminali”.

Così, a margine del consiglio provinciale in corso nel capoluogo, il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, ha commentato la notizia del maxi blitz della guardia di finanza che ha visto sei arresti in ambienti vicini al clan dei Casalesi.

“Questa operazione – ha commentato Del Corvo – è sintomatica dei rischi a cui si va incontro man mano che dalla ricostruzione leggera e privata si passa ad appalti più grandi”.

“In ogni caso – ha concluso – la Prefettura sta facendo un ottimo lavoro di monitoraggio, producendo informative per ogni minima cosa e in questo siamo fiduciosi dell’efficacia dei controlli”.

ASSOCIAZIONE LIBERA: ”CONFERMA NOSTRI SOSPETTI”

L’AQUILA – “Una conferma alle nostre denunce. Sin dalle primi giorni avevamo monitorato, documentato e denunciato i tentativi e i primi casi di infiltrazione della criminalità organizzata nella gestione degli appalti dell’emergenza e e lanciato l’allarme sulla mancata o ritardata attivazione di tutti gli strumenti di contrasto”.

In una nota, Libera (Associazione, nomi e numeri contro le mafie) commenta l’operazione odierna della guardia di finanza, che ha visto sei arresti in ambienti vicini al clan dei Casalesi.

“Plaudiamo – prosegue la nota – l’attività della guardia di finanza per l’operazione. È necessario mantenere alta la guardia sul post-terremoto in Abruzzo, soprattutto in vista dell’inizio della ricostruzione vera, in una terra impreparata a fronteggiare fenomeni di questa natura e che già prima del terremoto era terra di reinvestimento delle mafie”.

“Desta preoccupazione – prosegue ‘Libera’ – la nascita, in territorio aquilano, di aziende con soci provenienti da altre regioni e che già dall’estate scorsa hanno aperto sedi nei Comuni del ‘cratere'”.

“L’esperienza del passato – dice ancora la nota – ci insegna che più si andrà avanti con la ricostruzione cosiddetta ‘pesante’, più saranno appetibili gli appalti e gli affari per la criminalità organizzata”.

“I cittadini aquilani stanno già pagando un prezzo altissimo. Il terremoto, certe case e palazzi crollati sono la testimonianza di speculazione, del cemento usato, degli appalti vinti forse con troppa facilità”.

“Si deve cambiare pagina – conclude Libera – vigilare sulla ricostruzione, fare in modo che sia pulita, senza infiltrazioni mafiose o delle varie ‘cricche’, rispettosa dell’ambiente e della storia delle persone”.

LEGNINI (PD), ”RICOSTRUZIONE LENTA  AUMENTA RISCHIO CRIMINALITA”’

L’AQUILA – “Ormai è chiaro che la criminalità organizzata ha messo gli occhi sulla ricostruzione dell’Aquila, e i tempi lunghi e le incertezze aumentano obiettivamente i rischi di infiltrazione”.

Lo afferma il senatore del Partito democratico Giovanni Legnini, commentando il blitz contro i Casalesi coordinato dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli e realizzato dalla Guardia di Finanza.

“Bisogna ringraziare la magistratura e le forze dell’ordine per l’intervento efficace e tempestivo – dice Legnini – ma c’è bisogno che il governo e il commissario riducano drasticamente i tempi biblici della ricostruzione, perché dilatando gli interventi nel corso degli anni il controllo civile e sociale potrebbe allentarsi, favorendo nei fatti i tentativi di infiltrazione”.

“Ma questo non deve accadere – avverte il senatore Pd – gli aquilani hanno il diritto di disporre di tempi certi, di regole chiare, di procedure trasparenti. E  soprattutto di una ricostruzione rapida con risorse adeguate che – conclude – ad oggi non sono assicurate”.

LEGAMBIENTE: ”LA RICOSTRUZIONE SCATENA GLI APPETITI DEI CLAN”

L’AQUILA – “Come temevamo, gli appalti per la ricostruzione post-terremoto in Abruzzo hanno scatenato gli appetiti dei clan, e il ciclo del cemento si conferma la via maestra per la penetrazione del crimine organizzato nell’economia legale”.

Così il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza, si complimenta con forze dell’ordine e magistratura per l’operazione “Untouchable”, sottolineando la necessità di tenere alta la guardia.

“Dopo i sei arresti effettuati questa mattina dalla Guardia di Finanza nei confronti di esponenti dei Casalesi – attacca – bisogna prendere atto che non esistono territori immuni e che i tentativi di infiltrazione mafiosa vanno di pari passo con le grandi occasioni di business. La situazione si aggrava se si pensa che a fiancheggiare la criminalità organizzata ci sono imprenditori collusi e ‘colletti bianchi’, i nuovi protagonisti dell’ecomafia”.

“La ricostruzione post-terremoto – aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo – sarà lunga e impegnativa. Stanno per partire centinaia di appalti pubblici e migliaia di commesse private. Le intercettazioni, ancora una volta strumento chiave nelle indagini sulle ecomafie, dimostrano che i clan escogitano sempre nuove modalità per nascondersi dietro imprenditori e prestanome apparentemente puliti. Così riciclano denaro sporco e fanno affari con i soldi della collettività”.

“Come ci insegnano i casi di infiltrazioni mafiose nel ciclo del cemento – conclude – c’è il rischio che si costruisca utilizzando cemento depotenziato o materiali scadenti, mettendo in pericolo la vita dei cittadini”.