CAPITIGNANO – “Chiedere a tutti i presidenti di consorzio quale sia il reale stato dell’arte degli iter e diffidare tutti i proprietari delle case in aggregato non ancora costituitisi in consorzio, ai fini delle successive determinazioni amministrative da assumere”.

Lo chiede al Comune il movimento civico Per Capitignano e frazioni, guidato da Pio Fulvi e rappresentato in Consiglio comunale da Alessandra e Gisella Fulvi, che in una nota torna a puntare l’indice contro il sindaco Maurizio Pelosi al quale la minoranza rimprovera di non fare abbastanza per il ripopolamento del paese dopo gli eventi sismici del 2016 e 2017, che hanno inferto un colpo mortale ai centri dell’alta valle dell’Aterno.

“La gestione comunale è da considerare ‘a braccio’ piuttosto che supportata da una visione oggettiva dei fatti e rispettosa delle normative vigenti”, afferma Pio Fulvi.

Il movimento di opposizione nei mesi scorsi aveva denunciato ritardi nelle assegnazioni delle soluzioni abitative provvisorie (Sae), che avrebbero consentito a molti cittadini ancora sfollati all’Aquila di tornare in paese, accuse alle quali già allora il sindaco aveva replicato affermando che Capitignano aveva risentito dello spopolamento meno di altri paesi.

“Dopo ripetuti inviti sia da parte del movimento che da altre componenti, il 17 maggio scorso si è tenuta finalmente una riunione in Comune alla presenza di molti operatori del settore, presidenti di consorzio, tecnici, ditte e rappresentanti dell’Usrc e dell’Utr di Barete”, fa sapere Fulvi.

“L’incontro è stato utile per conoscere alcuni dati informativi e avere alcuni chiarimenti professionalmente resi dai due responsabili degli Uffici sugli scarsi e scarni interventi da parte dei presenti che, stranamente, pur avendo sotto gli occhi un paese in una situazione drammatica, solo in due o tre hanno posto domande adeguate e utili”.

“Dopo l’intervento dell’ingegnere Raffaele Fico dell’Usrc che ha ribadito come la ricostruzione possa avvenire solo se i sindaci danno applicazione al decreto nr. 12/2010, la discussione è diventata infiammata e pesanti responsabilità in merito sono state addebitate al sindaco Maurizio Pelosi – continua Pio Fulvi – . In quello stesso decreto viene illustrato a chiare note cosa deve fare un sindaco nel momento in cui gli aggregati non si costituiscono in consorzi, oppure gli stessi consorzi mostrano inerzia temporalmente grave negli iter approvativi”.

“È stato precisato al sindaco come i consorzi siano obbligatori e come i primi cittadini siano tenuti ad attuare il potere sostitutivo e non a tergiversare”, aggiunge il coordinatore del movimento Per Capitignano e frazioni, che fa sapere di essersi offerto “a supporto tecnico-amministrativo gratuito qualora necessario per il bene della comunità, avendo già sbloccato gli iter di diversi aggregati immobilizzati da anni”.

“Se gli addetti tecnici alla ricostruzione possono permettersi il lusso di temporeggiare per vari motivi personali, anche se ben intuibili, chi rappresenta una collettività non può permettersi il lusso di restare passivamente immobile nel mentre il paese muore, altrimenti diventa indegno del mandato ricevuto”, dice ancora Fulvi.

“Per tale motivo chiediamo al di spiegare il motivo dell’immobilismo mostrato in merito sia della attuale sua Giunta sia di quella precedente (2006/2011) che nulla hanno determinato per far si che il paese venisse ricostruito il più velocemente possibile significando come sia fuori luogo la scusante avanzata dal sindaco per l’intervenuto secondo sisma del 17 gennaio 2017 perché l’attuazione del decreto 12/2010 doveva essere posta in essere già dal 28 maggio 2014!”.

“Dai report dell’Usrc al 31 dicembre 2016 Capitignano risulta essere il 46° paese sui 56 del cratere ad aver ottenuto contributi statali, pur avendo 71 aggregati. Neanche 4 milioni sono stati finora erogati per Capitignano e altrettanti sono in sospeso, a fronte di paesi, anche più piccoli e con minor danni, che ne hanno ricevuti chi 89, chi 63, chi 48, chi 33, e via dicendo!”.

“Dispiace rilevare l’attuale triste situazione avendo certezza che con un po’ passione e di buon senso civico da parte di tutti si sarebbe potuto già far diventare Capitignano un piccolo e attraente borgo, vista la posizione, il mare di verde e l’aria incontaminata in cui è immerso, oltre la vicinanza dal capoluogo di regione e dalla Capitale d’Italia e alle pendici del magnifico Lago di Campotosto”, aggiunge Fulvi.

“Il paese è all’ultima spiaggia per il mancato ripopolamento, per la chiusura di attività commerciali cui presto ne seguiranno altre e per la mancata riapertura del Bar centrale, anima della socialità cittadina per antonomasia. Per il Movimento il problema che assilla e condiziona l’azione dei sindaci a Capitignano è quello di non fare mai nulla che possa mettere a rischio i consensi personali in termini di voti e ‘compiacimenti diretti’, unicamente per garantirsi la prossima rielezione”, conclude Fulvi.