L’AQUILA – Dopo il flop dell’Aquila come candidata Capitale europea della cultura 2019, il professore Francesco Bizzarri, di origine teramana ma ormai aquilano d’adozione, è stato invitato in occasione della stessa candidatura di un’altra città, Lecce.
Bizzarri è stato invitato a partecipare a un convegno internazionale sul binomio sport e cultura in qualità di professore universitario, medico ortopedico e medico dello sport, nonché presidente del centro universitario sportivo (Cus) dell’Aquila, insomma una personalità di spicco nel mondo dello sport del capoluogo conosciuto oltre i confini dell’Abruzzo.
“I pugliesi sono dinamici e vogliono vincere il titolo. L’Aquila, purtroppo invece, non tiene conto di chi vive in questa città da tanti anni, io ci vivo da 30 anni e non è cambiato molto, siamo chiusi e ciascuno pensa solo al proprio orticello”, lamenta Bizzarri.
“Lecce invece è una città del Sud, pulitissima e organizzatissima. Sono dinamici, hanno idee bestiali e si muovono a 360 gradi, coinvolgendo anche altri Paesi come l’Albania, il Libano e hanno tanti contatti internazionali – prosegue – Noi durante la candidatura avevamo un certo Errico Centofanti che non so che cosa abbia fatto nella vita, loro invece hanno il giornalista Antonio Caprarica”, in riferimento all’ex direttore del giornale radio Rai e corrispondente da Londra del Tg1.
Amare le parole che il professore riserva per L’Aquila, esclusa a metà novembre dalla lista delle finaliste perché considerata “senza futuro”.
Bizzarri sospira affermando che “L’Aquila la vedo sempre peggio, non si mobilita e gli aquilani sono piagnucoloni, mentre spesso dovremmo rimboccarci le maniche. Non siamo propositivi, tutto rimane a parole, e lo sport, nella fattispecie, all’Aquila è un elemento di nicchia che non appartiene alla cultura – sostiene ancora – Ricordo che nel 2009 il Giappone ha dato soldi per un palazzetto dello sport da realizzare all’Aquila, ma quei soldi non si sa che fine hanno fatto”, sbotta.
Il principale problema, per Bizzarri, è la mentalità ristretta di chi dovrebbe manovrare i fili della vita culturale aquilana.
“Il problema è la politica e il terremoto del 2009 ha solo aggravato una situazione già critica. All’aquila l’ospedale non funziona, l’Università non viene aiutata, anche se tutti ne parlano, e la città vive enormi difficoltà”, sottolinea ancora.
Per Bizzarri, in conclusione, tutte le problematiche sono concentrate e riconducibili alla classe politica: “Sono gli stessi da trent’anni ma oggi sono saliti ai vertici, sono il vero problema e spero che presto vengano spazzati via dalla nuova generazione”.



