L’AQUILA – Canone di compartecipazione sì, ma meno “salato”.

È la posizione netta espressa dai comitati degli assegnatari degli alloggi antisismici del progetto C.a.s.e. dell’Aquila dopo il sì arrivato dalla Giunta comunale sui canoni di gestione e manutenzione dei quartieri costruiti per fronteggiare l’emergenza abitativa post-terremoto del 6 aprile 2009, una somma suddivisa tra una spesa condominiale e il canone d’affitto per chi lo era prima del sisma.

Il canone di compartecipazione sarebbe la classica quota per le spese condominiali, che la Giunta del sindaco, Massimo Cialente, ha fissato a 60 centesimi al metro quadrato.

Ciò significa, per esempio, una spesa di 45 euro mensili per un appartamento di grandezza media di 75 metri quadrati.

Una cifra accettabile, fanno notare i comitati, se non fosse che a questa va aggiunta la spesa per la luce condominiale.

“Per manutenzione ordinaria si intende il costo di gestione della caldaia, ascensore, la pulizia delle scale e la luce del condominio – spiega Giuliano Bruno del comitato ‘Domiciliati C.a.s.e.’ – Ma quest’ultima viene già pagata dagli assegnatari in bolletta. In base a quelle dello scorso anno, per il mio appartamento ho pagato 21 euro al mese per la luce esterna, per esempio”.

“Ciò significa che ai 45 euro che pagherei per la compartecipazione, devo aggiungere 21 euro, per un totale di 66 euro al mese, circa 800 euro l’anno”, aggiunge.

Ribadendo che “noi assegnatari vogliamo pagare perché crediamo sia giusto contribuire alle spese di manutenzione”, il rappresentante dei comitati si chiede: “questi 60 centesimi al metro quadrato sono in linea con la media nazionale o sono troppi?”.

Bruno annuncia anche che è prossimo uno studio, effettuato dai comitati stessi, sui dati delle spese sostenute da altri condòmini aquilani che vivono in palazzine con le stesse caratteristiche delle new town, “per sapere quanto pagano loro, fare una comparazione e verificare che le cifre stabilite dalla delibera siano congrue o superiori alla media”.

La Giunta, nel documento, ha inoltre fissato i criteri per il calcolo del canone di locazione, che dovrà essere corrisposto, in aggiunta al primo, da tutti gli affittuari ante-sisma, ovvero coloro che alla data del 6 aprile 2009 occupavano un’abitazione, risultata danneggiata, a titolo di godimento. Esclusi quindi, oltre ai proprietari, anche i comodatari.

Quest’ultimo canone è stabilito in 15 euro mensili per fasce di reddito Isee fino a 7 mila euro annui, in 25 euro mensili per fasce Isee da 7.001 fino a 10 mila euro annui e in 50 euro per fasce Isee da 10.001 a 12 mila euro annui.

Per redditi Isee superiori ai 12mila euro annui, l’affitto è calcolato a seconda della zona nella quale si trova l’alloggio, indipendentemente dalla fascia di reddito.

“Si tratta di canoni molto bassi, credo che nessuno si lamenti di questo”, afferma Bruno.

La battaglia che i comitati continuano a portare avanti è anche quella del pagamento delle bollette in base ai consumi reali e non in base ai metri quadrati come invece stabilito da una legge nazionale accogliendo la strategia del Comune.

Perciò quello che chiedono da tempo è di rivedere la norma contenuta nella legge 164/2015, il più noto 8-quinquies. Altrimenti, minacciano, ricorreranno alla Corte Costituzionale.