L’AQUILA – Non sarà una fusione indolore, quella tra le Camere di commercio di Teramo e dell’Aquila.
Lo dimostrano le parole del presidente dell’ente camerale teramano, Gloriano Lanciotti, all’indomani della sentenza della Corte costituzionale, che ha dichiarato legittima la riforma delle Camere di commercio italiane, dando di fatto il via libera alle fusioni in atto, compresa quella per la nascita della nuova Camera del Gran Sasso d’Italia, ferma al palo da due anni.
Ma Teramo, che si è opposta con forza, persino con un ricorso al Tar, adesso punta i piedi e rivendica identità del territorio e funzioni.
“E’ una riforma sbagliata che va a impoverire i territori in un momento di grande difficoltà in cui le Camere di commercio sono un presidio importante e dovrebbero rimanere tali”, ha affermato Lanciotti in un’intervista televisiva, “ci sorprende la decisione della Corte, che ha fatto un’inversione a U rispetto alla prima sentenza, in cui erano stati rilevati profili di incostituzionalità. E’ evidente che se la fusione si dovrà fare per forza, si dovranno mettere sul piatto una serie di pesi e sovrappesi tra sede legale e operativa e quella che sarà la governance futura dell’ente”.
Lanciotti è chiaro: “Noi non abbiamo fatto il ricorso per salvaguardare poltrone o prebende, ma nell’interesse generale delle imprese che rappresentiamo perché da tre anni lavoriamo in nome e per conto delle imprese del territorio, senza remunerazione, né indennità, giunta e consiglio. Probabilmente la fusione ci sarà entro il 2020, mi auguro che la nuova governance sia all’altezza di questo territorio e governi in modo intelligente e saggio, anche rispetto alle risorse di cui il territorio ha bisogno. La sede operativa di Teramo rimarrà e sarà fondamentale: sarà arricchita di lavoro e responsabilità maggiori rispetto ad oggi. D’altronde la riforma prevede un bilanciamento tra sede legale e sede operativa. Mi auguro che questa cosa avvenga”.
Supportato dall’intero Consiglio camerale teramano, Lanciotti non ha mai fatto mistero della volontà di non portare a termine il processo di fusione per la nascita della Camera del Gran Sasso, spiegando, anche in passato che, “nella fusione con L’Aquila i teramani hanno tutto da perdere, considerando i numeri portati a casa nel 2019, con oltre 1 milione e 181mila euro di erogazione di fondi e un numero di imprese affiliate in notevole aumento.
Numeri e successi che dimostrano una gestione virtuosa”, ha in più occasioni ribadito, in contrapposizione alle polemiche che hanno alimentato gli ultimi anni di gestione di Lorenzo Santilli all’interno della Camera di commercio aquilana. Il presidente è stato più volte criticato dalle associazioni di categoria “per l’ eccessivo autoritarismo e la scarsa condivisione delle scelte”.
Anche i dati recenti sono a favore di Teramo: le Camere di commercio di Teramo e di Chieti- Pescara figurano nell’elenco stilato da Unioncamere dei 34 enti che hanno adottato provvedimenti e bandi per favorire la liquidità e l’accesso al credito delle piccole e medie imprese durante l’emergenza coronavirus.
La Camera di commercio dell’Aquila non c’è, unica in Abruzzo, avendo promosso solo bandi per l’acquisto delle mascherine.
Lo storico presidente, Santilli, è sempre più al centro delle critiche delle associazioni di categoria.






