VASTO – Il tema dei passaggi di casacca agita ancora le acque del centrodestra a cinque mesi dal voto delle regionali, e fa diventare teso il clima tra alleati: la Lega, il partito che più ha patito il cambio di casacca perdendo cinque dei dieci consiglieri regionali, non molla sulla richiesta di non candidare gli assessori che hanno cambiato partito tradendo la fiducia degli elettori. Un caso che riguarda in particolare l’assessore all’Ambiente ed Energia, Nicola Campitelli, passato armi e bagagli in Fratelli d’Italia, tenendosi stretto il posto in giunta. Ma il presidente della Regione Marco Marsilio, di Fratelli d’Italia, che sarà ricandidato a capo della coalizione centro-destra, sembra fare orecchio da mercante.
Questo concetto è stato ribadito con parole dure e nette dal sottosegretario all’Agricoltura e segretario regionale dei salviniani, Luigi D’Eramo, in occasione della presentazione a Vasto della candidatura con la Lega del consigliere regionale uscente Sabrina Bocchino. Parole rivolte non solo al convitato di pietra Campitelli, mai citato da D’Eramo e si può supporre a tutti transfughi della Lega pronti a ricandidarsi, ma anche a Marsilio, seduto al fianco di D’Eramo. Parole non raccolte da Marsilio. E del resto tra i due non è mai corso buon sangue, ed ora è in vigore semplicemente una tregua in vista delle elezioni.
“Un partito, e una coalizione, per essere credibile innanzi agli elettori deve avere donne e uomini che della coerenza politica facciano una bandiera – ha tuonato D’Eramo -. Un partito, e una coalizione, è credibile se ha il coraggio di dire ai saltatori della quaglia professionali ‘rimani a casa questo giro’. Non abbiamo bisogno di persone che fanno perdere credibilità ai partiti e alle coalizioni”.
Ma il presidente Marsilio, e Fratelli d’Italia, a quanto pare non hanno nessuna intenzione di raccogliere l’altolà di D’Eramo, e il lancianese Campitelli sarà ricandidato nel collegio di Chieti, con gran dispetto, tra l’altro, anche dentro la stessa Fratelli d’Italia chietina, che non vede certo di buon occhio la concorrenza dell’ultimo arrivato, eletto nel 2019 con la Lega, con ben 8.160 preferenze.
E a scanso di equivoci, con il volto di D’Eramo che si è rabbuiato, Marsilio in un passaggio del suo intervento ha detto: “Visto il lavoro fatto e fatto bene mi auguro che la squadra di assessori e consiglieri che ha governato finora la Regione venga riconfermata in toto”. In toto, dunque Campitelli compreso, del resto confermato da Marsilio ad assessore, senza curarsi dell’irritazione della Lega, che però ha preferito non aprire la crisi in fase pree-elettorale.
Ha aggiunto D’Eramo nel suo intervento: “La politica è credibile nel momento in cui è coerente, e la coerenza è la prima cosa che gli elettori percepiscono. E noi abbiamo questa grande responsabilità, che so, anzi ho l’assoluta certezza, che sia la base di un valore comune che mette insieme tutti i partiti del centrodestra. Io sono convinto che l’intero centrodestra saprà distinguersi, nei prossimi 5 anni, impostando in maniera assolutamente chiara questo tipo di programmazione, anche della coerenza. Perché quando un politico non è credibile può essere anche bravo, ma se non hai la credibilità la tua bravura, se mai ci dovesse essere, passerebbe sempre comunque in secondo piano”.
Durante la legislatura più volte il segretario leghista ha battuto più volte i pugni sul tavolo, rivendicando il peso, spesso non riconosciuto dagli alleati, in termini di programma di governo e nomine, da parte di Fdi e Fi. Forte del fatto che Lega alle elezioni del marzo 2019 aveva sbancato con ben 165.008 voti, pari al 27,5% eleggendo 10 consiglieri, portando a casa 4 assessori su 6, diventando azionista di maggioranza del centrodestra in Regione. Oggi il partito di Matteo Salvini è dato di poco sopra al 10%, e alle politiche dell’anno scorso in Abruzzo ha preso l’8% mentre al 28% è data Fratelli d’Italia, soprattutto la Lega ha subito la fuoriuscita, a favore di Fdi e Fi, di ben sei dei suoi, con Forza Italia che da due consiglieri eletti nel 2019 è passata a sette, contando anche i “federati” ex leghisti di Valore Abruzzo.
E a ricandidarsi sono pronti tutti gli ex leghisti, a parte Tony Di Gianvittorio, che resterà a fare il sindaco di Notaresco, dimessosi di consigliere dopo aver abbandonato la Lega, sostituito dalla prima dei non eletti dei salviniani a Teramo, Federica Rompicapo, che da 4 consiglieri, ha fatto risalire il contingente leghista a 5 componenti.
Tranne sorprese correrà con Forza Italia Luca De Renzis, eletto nel 2019 con 4.398 voti nel collegio di Chieti, e il consigliere regionale Manuele Marcovecchio, oggi in Valore Abruzzo, federato, federato con Fi, altro fuoriuscito dalla Lega, con cui ha preso 4.305 voti nel 2019.
A L’Aquila per Forza Italia saranno della partita il consigliere regionale di Valore Abruzzo, gruppo federato con Fi, Simone Angelosante, eletto nel 2019 con la Lega con 3.872 voti, ex sindaco di Ovindoli, e la consigliera regionale di Sulmona Antonietta La Porta, eletta nel 2019 con 3.293 voti, entrata in consiglio al posto del vice presidente di Giunta Emanuele Imprudente.
In provincia di Teramo sembra essere cosa fatta la candidatura dell’ex leghista Emiliano Di Matteo, ex sindaco di Ancarano, anche lui di valore Abruzzo, che nel 2019 prese ben 8.477 preferenze.
Ha detto ancora D’Eramo a Vasto: “perché, vedete, i politici sono tutti più o meno uguali, hanno più o meno tutti le stesse caratteristiche, riescono a fare più o meno tutte le stesse cose. Riescono magari in alcune circostanze a mantenere anche quel cinismo, che a volte può segnare delle pagine con risultati positivi e in altre circostanze con dei risultati non prettamente positivi. Ma io credo che questa regione, per il 2023, e per i prossimi 5 anni, abbia bisogno di politici, e quindi di consiglieri e di assessori, che abbiano la sensibilità nel rapporto con i propri concittadini, che conoscano perfettamente le problematiche del territorio in cui operano e in cui vivono, che abbiano realmente quella forza pura e disinteressata di rappresentare gli interessi legittimi e il bene comune di un’intera provincia”.
“E noi con queste caratteristiche, per queste caratteristiche, stiamo portando avanti la programmazione anche nella composizione delle quattro liste provinciali. Perché sappiamo che questo compito noi lo sappiamo interpretare e sappiamo soprattutto che siamo un partito che è capace di fare non soltanto delle distinzioni, ma siamo soprattutto un partito che capace di mettere alla porta chi non condivide queste nostre stesse posizioni di principio, che poi sono posizioni di principio di buon senso”, ha concluso.





