GIULIANOVA – La pista “Fonte dell’Olmo” di Roseto si raffredda e così prende corpo una clamorosa quanto suggestiva alternativa: il “Piano D’Accio” di Teramo.
È stato il presidente del Giulianova, Dario D’Agostino, a lanciare la provocazione, stufo dei continui tentennamenti della Lega restia a concedere il nullaosta ai giallorossi per disputare le partite a Roseto in quanto l’ultimo certificato di agibilità dello stadio risale al 2002.
La Lega preme per il neutro dell’Aquila, D’Agostino declina l’invito (“È troppo lontana”) e rilancia: “Giochiamo a Teramo – ha dichiarato il presidente – lì è tutto in regola. Perché dovrebbero esserci problemi di ordine pubblico? Allora se si giocasse Teramo-Giulianova?”.
Oggi D’Agostino chiamerà il prefetto ma la questura ha già fatto sapere di voler puntare i piedi per terra.
E la squadra? Un altro impiccio per i ragazzi di De Patre che, dopo la grana stipendi, ora non potranno avere nemmeno l’apporto del proprio pubblico.
Ma che senso ha giocare a porte chiuse? Chi di dovere si metta la mano sulla coscienza: almeno in questi casi prevalga il buonsenso.
Come se non bastasse, contro la Paganese De Patre dovrà rinunciare a Della Penna e Picone mentre riavrà a disposizione D’Aniello, Bruno, Bontà e forse Zoppetti.
Ma con il “Fadini” a porte chiuse, tutto passa in secondo piano, anche la delusione di un’intera città costretta a ingoiare l’ennesimo rospo di una stagione sportiva davvero nefasta. (g.giar.)






