L’AQUILA – “Nella mia relazione raccomando che il Comune cominci a guadagnare dagli alloggi del progetto C.a.s.e. attraverso gli affitti, così potrà restituire tutti i soldi spesi male all’Unione europea”.
Ghiaccerà il sangue nelle vene degli amministratori locali la soluzione shock proposta alle telecamere di AbruzzoWeb dall’eurodeputato danese Soren Sondergaard per restituire i quattrini del fondo di solidarietà europeo che, a suo dire, nell’immediato post-sisma 2009 sono stati mal spesi per realizzare i 4.500 appartamenti antisismici.
È lui a occuparsi della relazione per conto della Commissione per il controllo dei bilanci dell’Europarlamento.
“Anche se non siamo stati d’accordo su come sono stati spesi quei fondi possiamo però riottenerli tramite questo procedimento: questa è la mia proposta, riavere i soldi indietro – ribadisce – Tante saranno le critiche, ma è semplice: i soldi non sono stati spesi per quello a cui erano destinati perciò li richiediamo indietro”.
Sondergaard ribadisce che “i fondi di solidarietà dovevano servire ad aiutare le persone in difficoltà. Abbiamo dato circa 500 milioni di euro per costruire alloggi temporanei mentre la ricostruzione pesante sarebbe stata una questione prettamente italiana – prosegue – Il problema è stato che buona parte dei soldi che abbiamo versato non sono stati usati per creare soluzioni abitative provvisorie ma per crearne di permanenti”, in riferimento all’aspetto e alla strutturazione degli alloggi C.a.s.e. che sono quasi del tutto simili a quelle di case ordinarie.
E poi c’è il problema dei costi. “Quelle realizzate sono state fatte con un costo superiore del 158% rispetto al valore di mercato e sono state realizzate con materiali di scarsissima qualità”.
“Ho visitato una di queste new town e alcune erano abbandonate perché costruite malissimo, a tal punto da renderle invivibili – denuncia l’europarlamentare – Moltissimi appartamenti erano vuoti senza nessuno che vi abitasse a causa delle condizioni; altri hanno subìto un incendio per i materiali inadatti”, prosegue, facendo riferimento agli ultimi casi di cronaca.
“Di conseguenza abbiamo visto che i nostri soldi non erano stati usati per lo scopo a cui erano preposti, i progetti C.a.s.e e Map sono costati molto più del normale valore di mercato con materiali scadenti, per di pìù”.
Sulla vicenda infiltrazioni, “non spetta a me parlare di mafia, ma quello che si vede è che i soldi spesi sono stati troppo oltre la spesa che ci si aspettava. È chiaro che ci siano interessi particolari coinvolti in questa situazione – sottolinea – ci sono già persone indagate e inquisite. Forse le autorità nono sono state abbastanza severe per garantire il rispetto delle regole”.
“In conclusione dico che i contribuenti europei meritano di più, i cittadini dell’Aquila meritano di più. Dobbiamo capire che le case sono state troppo costose da realizzare, sono state fatte con materiali scadenti e ne sono state costruite meno di quante ne servivano effettivamente – conclude – chi ci rimette, allora? Non l’Unione Europea, ma i cittadini dell’Aquila e questo è inaccettabile!”.
Si è arrivati al paradosso. Invece di sbloccare nuove risorse per la ricostruzione dell’Aquila, l’Unione Europea, anzi, una parte dell’intricato sistema burocratico che compone gli organismi comunitari, minaccia per la seconda volta di chiedere indietro i quattrini elargiti nei primi mesi del post-sisma del 6 aprile 2009 per fronteggiare l’emergenza, circa 350 milioni del cosiddetto fondo di solidarietà.
In particolare, nodo del contendere, ancora una volta, sono i circa 4.500 appartamenti antisismici del progetto C.a.s.e., realizzati in 19 punti diversi del capoluogo distrutto dal sisma e del suo circondario, che nei momenti massimi dell’emergenza hanno ospitato oltre 15 mila persone.
A contestare modi, tempi e costi di quella gigantesca operazione immobiliare è il componente danese della commissione per il Controllo dei bilanci dell’Europarlamento (Cont), Soren Sondergaard, 58 anni, che fa parte del gruppo Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica.
Nella bozza del documento che verrà discusso in aula giovedì prossimo grida allo scandalo, e con una proposta shock anticipata ad AbruzzoWeb chiede pure che il Comune dell’Aquila restituisca soldi che non ha mai maneggiato, essendo state le C.a.s.e. realizzate in toto dalla Protezione civile.
Va chiarito che una proposta non è un diktat e non sarà esecutiva tra un giorno in ogni caso: l’iter, dicono gli esperti, dovrebbe impiegare circa un anno quale che sia l’esito.
Le valutazioni al vetriolo di Sondergaard sono già sulla bocca di tutti e vengono rimbalzate da chi le C.a.s.e. non le ha mai volute e ripete oggi, “L’avevo detto!”: ogni appartamento è costato il 158% in più del valore di mercato, il 42% degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei e non dal governo italiano, con una frecciata al premier di allora, Silvio Berlusconi, che ha un sapore anche politico.
Tanto è vero che il danese doveva essere accolto all’Aquila dai consiglieri regionali di estrema sinistra Maurizio Acerbo (Rifondazione) e Antonio Saia (Comunisti italiani), entrambi poi assenti nella poco affollata conferenza stampa, mai comunicata agli organi di informazione. Entrambi hanno comunque ringraziato “il compagno Sondergaard” in una nota.
Fin qui le accuse. Contemporaneamente, un’altra istituzione, la Commissione europea, per la seconda volta in pochi mesi difende a spada tratta le scelte di oltre 4 anni fa, contestando il contestatore, ritenendo la sua bozza “confusa” e giudicando le critiche “infondate”.
Un deja vu rispetto a quanto accaduto lo scorso febbraio, quando era stato un altro organo della Ue, la Corte dei conti europea, a prendersela con gli alloggi del progetto C.a.s.e..
“Non hanno risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione”, la contestazione di allora. Anche in quella occasione, era arrivata la difesa della Commissione che aveva ritenuto le critiche, proprio come oggi, “infondate”.
Tra il primo episodio di inizio anno e quello di oggi va inserita l’audizione di una delegazione abruzzese al Parlamento europeo per prendere in esame l’argomento.
In quell’occasione, il perdurare del duello tra Corte dei conti comunitaria e Commissione ha allontanato lo spettro di una procedura d’infrazione che l’Europa avrebbe potuto aprire nei confronti dell’Italia per l’uso scorretto delle risorse.
Ora c’è da superare questo secondo spauracchio, con la proposta di Sondergaard, quella di restituire i quattrini con gli affitti, che se non facesse tremare sarebbe perfino da liquidare con una risata.
Anche in caso di cattiva sorte per l’Italia non ci saranno soldi da restituire, ma la stangata si concretizzerà nella riduzione appunto per 350 milioni dei contributi che la nazione riceverà dalle casse europee.
E c’è da scommettere, ma è solo una previsione maliziosa, che a quel punto il governo si ‘vendicherebbe’ tagliando senza pietà i fondi per la ricostruzione per compensare le mancate entrate, nonostante gli enti locali abbiano una responsabilità praticamente inesistente sull’uso di quei fondi.
Sarà discusso dall’Europarlamento giovedì prossimo, 7 novembre, il report scritto per conto della Commissione di Controllo dei Bilanci Ue dall’eurodeputato danese, Soren Sondergaard, della Sinistra unitaria, dopo tre anni di indagini, sulla ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile del 2009.
Così riporta oggi il quotidiano la Repubblica che sottolinea come siano stati contestati i 350 milioni di aiuti europei.
“Ogni appartamento – si legge tra l’altro nell’articolo – è costato il 158% in più del valore di mercato, il 42% degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei (e non con quelli del governo italiano, come ha sempre sostenuto l’ex premier Silvio Berlusconi)”.
Un capitolo intero, si afferma nell’articolo, è dedicato alla criminalità organizzata e alle infiltrazioni nei lavori della ricostruzione.
“Il dossier – si legge – comincia dall’ultima visita all’Aquila dell’eurodeputato: ‘La situazione del centro storico – dice Sondergaard – rimane sostanzialmente invariata. In quattro anni solo un paio di edifici (uno pubblico e uno privato), sono stati ricostruiti nella cosiddetta zona rossa…”.
SONDERGAARD (UE): SOLDI SPESI MALE, RICOSTRUZIONE TARDIVA
“Soldi spesi male”, un centro storico “fantasma”, la ricostruzione “incredibilmente tardiva” ma, soprattutto, quei 350 milioni di euro che l’Italia rischia di dover restituire all’Unione Europea (497,5 milioni quelli stanziati) se quei soldi, per l’emergenza da disastro naturale, sono diventati in realtà “benefici”.
Così l’eurodeputato di sinistra unitaria, Soren Sondergaard, membro della Commissione di controllo del bilancio di Bruxelles, in una conferenza stampa all’Aquila per spiegare il dossier da lui realizzato in tre anni di indagini, sulla ricostruzione dell’Aquila dopo il terremoto del 6 aprile 2009 che causò 309 vittime.
Riferendosi alla ricostruzione, Sondergaard, per la terza volta nel capoluogo abruzzese, parla di un “déjà vu”, e per la città di “mancanza di coesione sociale”.
Il deputato europeo non ha risparmiato critiche al lavoro della Commissione Europea.
La Commissione europea prende le distanze dal progetto di relazione redatto dall’europarlamentare danese Soren Sondergaard, che definisce “confuso”, e si dice “estremamente preoccupata” per gli odierni echi giornalistici sugli aiuti Ue legati al terremoto del 6 aprile 2009 in Abruzzo.
Bruxelles respinge le insinuazioni su mancati controlli e giudica “infondate” le critiche sul possibile uso futuro della abitazioni del progetto C.a.s.e..
Inoltre afferma che i finanziamenti Ue potranno andare ad altre operazioni. La Commissione europea osserva che il progetto di relazione redatto da Sondergaard “appare confuso: è un misto di osservazioni sugli sviluppi generali della ricostruzione dell’Aquila e di aspetti correlati all’utilizzo della sovvenzione del Fondo di solidarietà”.
Bruxelles ricorda che l’Ue ha erogato tramite il Fondo di solidarietà gli aiuti rapidi più urgenti (494 milioni di euro) per sostenere le autorità italiane nel fare fronte ai costi necessari per dare una sistemazione immediata ai senzatetto e aiutare le comunità a rialzarsi in piedi dopo il devastante terremoto.
La correttezza nell’utilizzo di questi fondi, sottolinea la Commissione, è stata attentamente monitorata dai suoi servizi, in primo luogo per assicurare che aiuti tempestivi fossero forniti laddove erano più necessari.
Bruxelles, inoltre, “respinge le insinuazioni” secondo cui avrebbe chiuso gli occhi di fronte a un utilizzo scorretto dei fondi Ue.
Al contrario, un mancato rispetto delle norme in maniera di appalti pubblici è stato scoperto proprio grazie ai controlli svolti sull’uso dei Fondi di solidarietà in Abruzzo, e i relativi finanziamenti Ue sono stati dichiarati inammissibili.
Ma visti gli enormi costi delle operazioni di ricostruzione che dovranno essere sostenuti dall’Italia, si osserva alla Commissione, i finanziamenti Ue potranno ora essere dirottati su altre operazioni, pienamente ammissibili.
Per Bruxelles sono poi “infondate” le critiche sull’eventuale, futuro uso a fini di profitto delle abitazioni costruite per ospitare i senzatetto.
Questo perché il regolamento sul Fondo europeo di solidarietà non contiene disposizioni che escludano tale possibilità.
E anche se il progetto edilizio C.a.s.e. dovesse in futuro generare delle entrate, conclude la Commissione, ciò sarebbe di gran lunga compensato dagli ingentissimi oneri finanziari complessivi che gravano sulla autorità italiane a causa del terremoto.
RIVELLINI: “CONCLUSIONI ESAGERATE PER DANNEGGIARE L’ITALIA”
Le conclusioni del rapporto Sondergaard sugli sprechi nella ricostruzione post-sisma dell’ Aquila “sono a dir poco esagerate” e con esse “si tenta di danneggiare l’Italia”.
Lo afferma in una nota l’eurodeputato Crescenzio Rivellini (Pdl/Ppe) che ricorda di essere stato “designato a maggio dal Ppe” come relatore sul dossier della Corte dei Conti.
Rivellini afferma di aver visitato L’Aquila il 16 maggio e di aver incontrato “tutte le istituzioni (dal Procuratore della Corte dei Conti alla Procura della Repubblica ai responsabili politici) verificando direttamente il dossier”.
Rivellini poi annuncia che giovedì prossimo, prima del voto sulla relazione in Commissione Cont, terrà una conferenza stampa “per chiarire l’intera vicenda e rispondere sugli 11 punti della relazione Sondergaard che tanto clamore ha oggi suscitato”. (ANSA).
PROCURATORE CARDELLA: “PER NOI NON CI SONO SPUNTI NUOVI”
“Da una prima lettura non ci sono spunti nuovi, almeno per quanto di competenza della Procura, si parla di passato, anche se l’atteggiamento di vigilanza e attenzione contro le infiltrazioni mafiose nell’Aquilano è sempre massimo”.
Così il procuratore della Repubblica dell’Aquila Fausto Cardella, che è anche procuratore distrettuale antimafia, commenta il contenuto del dossier realizzato dall’eurodeputato di Sinistra unitaria Soren Sondergaard, membro della Commissione di controllo del bilancio di Bruxelles, presentato oggi all’Aquila.
“Valuteremo approfonditamente e con grande attenzione questo documento – assicura Cardella – Mi compiaccio che in questo rapporto si faccia riferimento al lavoro di questo ufficio negli anni scorsi: in fatto di infiltrazioni in alcuni casi c’è già stata anche la conferma con sentenza di primo grado”.
Nel merito, il documento “è una ricognizione della situazione su due aspetti: come sono stati spesi i soldi e, appunto, quello delle infiltrazioni”.
DI STEFANO: “SPETTA AL GOVERNO DARE RISPOSTE SUL FUTURO”
C’è il progetto C.a.s.e., cioè il piano che ha portato alla realizzazione nei mesi successivi al terremoto di circa 4.500 alloggi che hanno ospitato circa 16 mila sfollati che avevano perso la loro abitazione, al centro del dossier realizzato dall’eurodeputato Sondergaard.
A spiegarlo l’assessore comunale dell’Aquila alla ricostruzione Pietro Di Stefano, che precisa, prima di dare un giudizio, di voler “leggere – dice – il documento sul quale per ora ho letto articoli di giornale”.
In particolare, afferma Di Stefano, “rispetto alla fase dell’emergenza è stato certificato da tutti, anche dal Parlamento, che è stata una fase buona, certamente il progetto C.a.s.e., che è una parte di quella fase e che riguarda le obiezioni dell’Ue, noi l’abbiamo subìto”.
“È ora perciò – prosegue – di aprire una discussione sull’uso futuro e parlo del fatto se è patrimonio del Comune o se è altro. Quanto a quello che sarà dopo, cioè quando tutti saranno rientrati, è un problema che non può essere risolto dal Comune dell’Aquila”.
Per Di Stefano “da alcuni articoli emerge che l’Unione Europea dice che il progetto C.a.s.e. andava utilizzato per l’emergenza e non per un diverso scopo, a questo punto bisogna porsi il problema del domani e se sarà il Comune a doverlo acquisire il governo dovrà chiarire quali sono le modalità e quali sono le risorse sennò da questa vicenda si porranno le basi per un esempio di degrado urbano”.
Quindi la richiesta alla Ue: “Ora che il deputato danese ha visto con i suoi occhi lo stato del centro storico si faccia interprete presso i suoi colleghi di cambiare il vincolo che impone che i fondi per la ricostruzione in seguito a calamità naturali siano legati al rapporto tra debito pubblico e Pil, i soldi ci sono dobbiamo poterli spendere fuori da quel vincolo”.
“Sono contento che, adesso, anche qualcun altro – conclude Di Stefano – dica che c’è un centro storico fantasma, lo dico da anni, tanto che mi sono preso anche diffide”.
PEZZOPANE (PD), “IL GOVERNO RIFERISCA SU QUESTA VICENDA”
“Il dossier dell’Unione Europea su sprechi e infiltrazioni malavitose all’Aquila nel dopo terremoto è un macigno pesante, che rischia di compromettere il nostro futuro”.
Lo afferma in una nota la senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, chiedendo che “il governo riferisca immediatamente in Parlamento e si faccia subito chiarezza”.
“Sto già predisponendo un’interrogazione sull’intera vicenda. Gli italiani e i terremotati devono sapere fino a che punto si è arrivati nella strumentalizzazione di questa tragedia”, aggiunge la Pezzopane.
“Il paradosso sta proprio nel contrasto tra gli sprechi della fase emergenziale e i rubinetti a secco in questa fase, quando la vera ricostruzione deve decollare. A distanza di quattro anni e mezzo dal terremoto che ha sconvolto L’Aquila e i comuni del ‘cratere’ – prosegue la senatrice – siamo ancora costretti a combattere una battaglia istituzionale e mediatica, per far comprendere che, se non arriveranno finanziamenti adeguati, L’Aquila e i centri storici moriranno”.
“Il Comune dell’ Aquila ha pronti progetti per 900 milioni di euro, che non partono, perché i fondi non arrivano o arrivano con il contagocce – ricorda – Dalle stime effettuate dagli Uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e del ‘cratere’, si evince che solo per il 2014 occorrono complessivamente circa 3 miliardi per la ricostruzione pubblica, privata e per l’autonoma sistemazione. La legge di stabilità, tuttavia, stanzia solo 600 milioni in più rispetto al miliardo e duecento milioni, che saranno spalmati in tre anni. Una goccia nell’oceano”.
La senatrice chiede quindi chiarezza in particolare “sulle scelte effettuate durante i primi mesi dell’emergenza, sui progetti C.a.s.e. e Map, sulla vicenda degli isolatori antisismici, che proprio antisismici non sono e sulla legalità degli appalti”.
MELILLA (SEL), “ISTITUIRE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA”
Istituire una “commissione parlamentare d’inchiesta che indaghi sulle spese per la ricostruzione post-terremoto, e su come è stato usato il denaro dei contribuenti italiani e europei. Rinnovare l’impegno all’effettiva ricostruzione dell’Aquila nella trasparenza”.
Lo chiede il deputato abruzzese di Sinistra ecologia libertà, Gianni Melilla, primo firmatario della proposta di commissione d’inchiesta sulla ricostruzione post-terremoto all’Aquila oggetto di attenzione anche della Commissione di controllo del Bilancio del Parlamento Europeo.
“Risulterebbe – aggiunge – che gli appartamenti costruiti per il progetto C.a.s.e. (Complessi antisismici sostenibili ed ecocompatibili) siano costati il 158% in più del valore di mercato, mentre il centro storico è ancora un ammasso di macerie”.
Attraverso la richiesta di una commissione di inchiesta (“che affianchi il lavoro della magistratura”) “vogliamo ripresentare il grande tema della ricostruzione dell’Aquila e dei comuni del ‘cratere’”, prosegue il deputato di Sel denunciando, si legge in una nota, “l’insufficienza dei fondi previsti dalla legge di stabilità e la necessità di adeguarli nel senso indicato dalle proposte dell’ex ministro Barca e dell’attuale ministro Trigilia”.
“In questo senso siamo vicini alla battaglia del sindaco e dell’amministrazione Comunale dell’Aquila per l’effettiva e trasparente ricostruzione del capoluogo abruzzese”, conclude Melilla.
D’INTINO (ANCE): “NESSUNA PROVA TANGIBILE D’INFILTRAZIONI”
“Personalmente non ho avuto sentore delle infiltrazioni della criminalità di cui si parla e noi dell’Ance se lo avessimo saputo e avessimo avuto delle prove le avremmo tirate fuori. Però molte persone dicono che qualcosa ci sia”.
Così ha commentato a Chieti, in relazione al dossier Ue sugli sprechi della ricostruzione post-sisma in Abruzzo, Antonio D’Intino, alla guida di Ance Abruzzo da fine 2011 al giugno scorso, attualmente consigliere nazionale e pescarese dell’associazione.
Il commento a margine della presentazione di un progetto promosso da Ance di Chieti e Pescara e da Carichieti.
“La prevenzione è sempre data dal proprietario dell’immobile che deve essere ricostruito: non deve rivolgersi a un’impresa che gli offre chissà cosa bensì alle imprese locali che ci mettono la faccia, che hanno professionalità talmente importanti da poter fare un buon lavoro senza ricorrere a trucchi e ‘magheggi'”.
Per quanto riguarda invece il reperimento dei fondi e la loro gestione, D’Intino è tornato a ribadire la proposta Ance.
“Noi abbiamo proposto una cosa totalmente innovativa e importante e cioè l’assicurazione obbligatoria: con questo sistema, un euro al metro quadrato, si potrebbe usufruire di un fondo di 3-4 miliardi l’anno per una ricostruzione che viene poi gestita dalle assicurazioni e, quindi, senza pagare questi ‘magheggi’ di cui si parla e di cui, ripeto, non abbiano noi prove tangibili”.
“Abbiamo visto che negli ultimi 30 anni questi disastri hanno avuto un costo medio per lo Stato italiano di 3 miliardi: chi li ha tirati fuori 3 miliardi se non noi cittadini? Per dare un miliardo e 200 milioni all’Aquila ci hanno aumentato i bolli da 14,60 a 16 euro: chi li sta pagando? Noi cittadini”.
COMITATO 3e32, ”PER NOI RAPPORTO SONDERGAARD NON E’ UNA SORPRESA”
“Il rapporto scritto per la Commissione per il controllo dei bilanci del Parlamento europeo, sull’utilizzo da parte del Governo italiano dei fondi concessi dalla Ue per l’emergenza terremoto e presentato dall’eurodeputato Soren Bo Sondergaard, sorprenderà i più ma di certo non noi del Comitato 3e32”, fa sapere in una nota il Comitato 332.
“Vogliamo infatti ricordare, come, sin dai giorni immediatamente successivi al sisma, 3e32 abbia lamentato la scarsa trasparenza e chiarezza sulla gestione dei fondi e sulla tracciabilità dei flussi finanziari. Nel 2009 insieme a pochissimi altri ci siamo opposti radicalmente al modello delle C.a.s.e. che ci veniva imposto dall’alto, e contemporaneamente praticavamo un’alternativa riqualificando col nostro lavoro un’area per cui oggi siamo sotto processo. Ora ci troviamo per l’ennesima volta negli ultimi anni a dover dire con rammarico ‘l’avevamo detto’. Per questo siamo stati ammessi parte civile nel processo sulle irregolarità degli isolatori sismici montati nelle palazzine del Progetto C.a.s.e.”.
“In più occasioni si è insistito sull’opportunità di evitare una scellerata e deprecabile gestioni delle predette risorse, arrivando altresì a denunciare il becero tentativo di rendere la Protezione Civile un soggetto di diritto privato non sottoposto al controllo della Corte dei Conti. Ebbene, siamo convinti, e il tempo ce ne sta dando ragione, di come le inefficienze e gli sprechi non siano finiti qui. Allo stesso modo riteniamo che lo stesso sistema messo in piedi dalla governance per intervenire sulla ricostruzione, non solo quella fisica della città ma anche quella socio-economica, sia estremamente sommaria”.
“Purtroppo assistiamo ad un processo di ricostruzione non opportunamente discusso, ad una irrazionale allocazione delle risorse e soprattutto ad una grave assenza strategie di rilancio occupazionale. Sarebbe interessante infatti sapere quante risorse sono state finora spese per la ricostruzione e quali ricadute socioeconomiche esse abbiano generato. La condizione in cui versa la nostra comunità è profondamente drammatico: giovani che chiedono spazi, persone costrette ad emigrare per assenza di lavoro, periferie degradate e mobilità urbana inesistente, piccole imprese in sofferenza e maestranze locale non utilizzate.”
“ll Comitato 3e32 puntualmente cerca di portare l’attenzione su disagi sociali e spazi abbandonati da tutelare rispetto alla diffusa speculazione edilizia; caso esemplare quello dell’area dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio, uno dei simboli della città dell’Aquila, di proprietà della Asl ma lasciato al degrado da più di un decennio e oggi in parte restituito alla città con l’esperienza di Casematte”.
“Chiediamo di ripensare ad un modello di rilancio economico che vada oltre il mero consumo di suolo o alla riparazione degli edifici danneggiati, che sappia guardare lontano, mediante una oculata e più equa gestione e redistribuzione delle risorse”, conclude la nota.
JUCHICH (PRC), ”SAPEVAMO TUTTO, MA ORA BASTA CON EUROPA DEI BANCHIERI”
“Il dossier presentato in questi giorni dall’europarlamentare danese della Sinistra Europea, Soren Sondergaard, sui costi enormi e sulle procedure poco trasparenti nell’assegnazione degli appalti per la ricostruzione della prima fase del post terremoto non ci sorprende. Nelle pagine del dossier Sondergaard si trovano tutte le denunce che noi, insieme a pochi altri, facemmo nei drammatici giorni in cui veniva stravolto, probabilmente per sempre, l’assetto sociale e urbanistico della città dell’Aquila”.
Così in un comunicato Goffredo Juchich, segretario del circolo ‘Casamobile’ del Partito della Rifondazione comunista dell’Aquila.
“L’esautorazione totale delle amministrazioni locali – scrive Juchich – la gestione militare della popolazione e delle scelte che la riguardavano permise lo spreco di risorse, che nella prima emergenza furono cospicue, e aprì la porta alle infiltrazioni di cui oggi si comincia a parlare. Tutto non avvenne per caso ma fu frutto di una precisa volontà politica del governo di Silvio Berlusconi e degli allora vertici della Protezione Civile, nel silenzio della Regione Abruzzo. La città, seppure in alcuni settori tentò di opporsi, subì le scelte calate dall’alto”.
“Oggi abbiamo un disperato bisogno di reperire le risorse per ricostruire la città e il cratere sismico – continua – quindi crediamo che sia necessario unire le forze politiche e sociali per chiedere al governo di Enrico Letta i fondi necessari per far partire i cantieri. L’ Europa dei banchieri, su forte sollecitazione dell’Italia, dovrebbe consentire lo sforamento di appena lo 0,3 per cento sul nostro debito pubblico nazionale per togliere ogni ulteriore alibi a chi sta derubricando lo stanziamento dei soldi a questione marginale nelle scelte del Paese. La popolazione è stanca e sfiduciata ma sta alle forze politiche, agli amministratori e alle parti sociali mobilitarsi per uscire dal cono d’ombra nel quale la vicenda aquilana sembra essere caduta”.
“Rifondazione Comunista è pronta come sempre a fare la sua parte”, conclude Juchich.
BLUNDO: “SERVE UNA COMMISSIONE D’INCHIESTA”
Presidente, Colleghi, ieri è stato diffuso un Dossier ufficiale del Parlamento Europeo nel quale, senza mezzi termini, si denuncia il cattivo utilizzo dei 497 milioni di euro del Fondo di Solidarietà Europeo, stanziati per dare un provvisorio alloggio agli sfollati per il sisma del 6 aprile 2009 e utilizzati per finanziare attività di natura illecita e criminale come dichiarato dal relatore per il controllo dei bilanci, Sondergaard, viene contestato finalmente lo sperpero di denaro pubblico per il costo degli alloggi durevoli pari al 150 per cento del prezzo di mercato, evidenziando anche la scarsa qualità e la potenziale pericolosità dei materiali utilizzati,alcuni edifici sono stati evacuati per ordine della magistratura perché pericolosi e insalubri.
Mentre mediaticamente è stata costruita un’immagine di un efficace intervento risolutivo per L’Aquila, i cittadini vivono da quattro anni continui disagi per la precarietà strutturale degli edifici oltre il malfunzionamento degli impianti.
Inoltre sono stati obbligati a non allontanarsi senza preventiva dichiarazione, vengono spesso trasferiti di alloggio, in base ai nuovi assetti del nucleo familiare, stanno pagando quote di affitto e contributi per la manutenzione ordinaria e straordinaria e sono soggetti in questi giorni a un censimento di verifica dei pagamenti per non perdere l’assegnazione dell’alloggio, nonostante non siano state ricostruite le abitazioni distrutte e abbiano perso il lavoro.
È da anni che i cittadini e i movimenti aquilani denunciano la mancata trasparenza nella gestione dei fondi destinati alla ricostruzione.
Poiché la gestione dei fondi per la ricostruzione presentava e presenta moltissime zone d’ombra con il mio gruppo ho presentato l’11 aprile un disegno di legge per l’Istituzione di una Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Ricostruzione a L’Aquila; il 15 maggio tale Ddl è stato assegnato in sede referente alla Commissione Ambiente ma non è stato ancora calendarizzato nonostante i miei continui solleciti in commissione.
A questo si aggiunge il tentativo di spostare nella Legge di Stabilità, i fondi inizialmente assegnati all’edilizia pubblica per quella privata, nonostante il numero degli alloggi del Piano C.a.s.e. sia lo stesso dell’edilizia residenziale dell’Ater e del Comune non del tutto ricostruita e per questo i cittadini questa mattina hanno protestato davanti la Regione Abruzzo.
Come cittadini eletti e come movimento saremo presenti a L’Aquila sabato per garantire la legalità e la trasparenza del trasferimento dei 2,25 miliardi di euro inizialmente previsti per la costruzione della tratta TAV Torino-Lione – già stanziati nella Legge di Stabilità 2012 alla ricostruzione del territorio aquilano e del cratere sismico, come più volte richiesto.
Servono i fondi per ricostruire, ma soprattutto a L’Aquila serve una più equa gestione delle risorse, in grado di far ripartire la città ed il territorio. Alla luce di quanto dichiarato da Sondergaard, il mio intervento di oggi ha l’obiettivo di sollecitare nuovamente la Presidenza affinché il Disegno di legge sia urgentemente incardinato.






