L’AQUILA – “Devi dire ai giornali che questa cosa la devono tenere bassa”.

Ennesima puntata delle intercettazioni che riguardano il terremoto dell’Aquila.

Il 7 aprile del 2009, a un giorno di distanza dalla tremenda scossa che distrutto un intero territorio, l’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso e l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta discutono sulla situazione mediatica dell’evento, ciò che evidentemente preoccupava di più Bertolaso il quale già in una telefonata con l’ex assessore regionale alla Protezione civile Daniela Stati si preoccupava dell’impatto mediatico nei drammatici giorni che avrebbero portato alle 3.32 del 6 aprile.

Nell’edizione di oggi di Repubblica.it in uno speciale firmato dal giornalista Giuseppe Caporale viene riportato un breve ma inquienante passo dell’intercettazione Bertolaso-Letta, nella quale i due discutono dei titoli dei giornali che fanno riferimento a chi aveva previsto il terremoto e della riunione della commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009.

L’INTERCETTAZIONE BERTOLASO-LETTA

BERTOLASO: “Devi gestire un po’ questa vicenda di quelli che fanno polemica perché dicono che avevano previsto il terremoto”

LETTA: “Purtroppo su qualche giornale c’era stamattina, sciame sismico da Trieste all’Abruzzo…”

BERTOLASO: “Sì, ma noi questa direzione l’abbiamo monitorata, ti ho detto che abbiamo mandato la commissione nazionale Grandi Rischi la settimana scorsa qui all’Aquila su mio incarico. C’era Barberi, Zamberletti non è potuto venire perché aveva la moglie che stava male, è venuto Barberi, il che ci fa comodo, perché Barberi come sai è un esponente del centro… È venuto lui, è venuto Boschi, sono venuti tutti e hanno detto ‘non si può fare assolutamente nulla, il terremoto non si può prevedere, quello che si sta facendo è il massimo. Adesso tu devi dire ai giornali che questa cosa qui la devono tenere bassa come polemica, capito? Perché se no andiamo a diffondere un disorientamento totale in tutta la gente”.

LETTA: “Certamente, certamente”

IO TRASFORMATO IN ELEMENTO DI DIVISIONE

“Non sono venuto all’Aquila non tanto per il disagio che mi ha creato l’etichetta di indagato e di imputato che mi è stata incollata addosso senza alcun fondamento reale, ma perché mi sono reso conto di esser stato scientificamente trasformato in un fattore di divisione, che è esattamente l’ultima cosa che serve agli aquilani per riprendere nelle loro mani il loro futuro”.

È un passaggio della lettera dell’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, pubblicata sul quindicinale dell’arcidiocesi dell’Aquila Vola.

“Ciò che ho visto – ha aggiunto – ad eccezione dell’impegno di tanti amici che non hanno smesso di darsi da fare, non mi ha fatto piacere. Ho visto persone che assumevano in pubblico posizioni critiche per poi dire in privato che a ciò si sentivano costrette, ho visto la sofferenza degli aquilani diventare oggetto di contese correntizie e tra partiti, ho visto tante manovre, tante difese di interessi anche piccoli e alle volte meschini, molta ingratitudine, buone dosi di egoismo corporativo, categoriale e di gruppo, molto astio che invece di ridursi molti hanno contribuito ad aumentare anche strumentalizzando con i megafoni mediatici presunte mie irregolarità sulla gestione di quei materiali utili solo a mitigare l’immenso disagio di chi ha dovuto trascorrere mesi nelle tendopoli”.

BASTA PIAGNISTEO SU SPRECHI C.A.S.E.

 “Vorrei che finisse il piagnisteo sui soldi sprecati per le abitazioni allestite in meno di nove mesi per i senzatetto, che qualcuno dice ‘sottratti alla ricostruzione’ per rendere omaggio a manie di grandezza insensibili alle reali esigenze della città”.

Lo afferma l’ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, in un passaggio della lettera pubblicata dal quindicinale dell’arcidiocesi dell’Aquila “Vola”.

“Mi sento in obbligo di dire una cosa che avrei voluto sentir affermare da molti – spiega Bertolaso -: se il tema della ricostruzione dell’Aquila è ancora all’ordine del giorno, lo si deve anche al fatto che la città è stata messa in grado di accogliere quasi tutti i suoi abitanti, impedendo uno degli effetti più normali di un sisma, il flusso di emigrati che abbandona le aree terremotate svuotando le città colpite. Si fa sempre l’esempio del Friuli, dimenticando che oggi nelle varie Americhe vivono più friulani di quanti ce ne sono in Italia, proprio a causa del ‘loro’ terremoto”.