L’AQUILA – “Manca il regolamento, è dunque è inefficace la delibera del sindaco dell’Aquila Massimo Cialente per impedire speculazioni sui pascoli da parte di società di comodo, cosa che, deve essere ricordato, non fu impedita nemmeno dal candidato sindaco Americo Di Benedetto, quando indossava la fascia tricolore di Acciano”.
A esserne sicuro è Dino Rossi, portavoce dell’associazione allevatori del Cospa e candidato consigliere comunale dell’Aquila di Casapound, lista che non ha superato il primo turno.
Il riferimento è al fenomeno che ha consentito per anni e in modo del tutto legittimo a delle società di affittare in tutta Italia e anche in Abruzzo i pascoli da Comuni e usi civici, ma solo per incamerare contributi europei, parametrati alla superficie, senza, però, fare davvero attività di allevamento, o facendola solo di facciata.
“Questa affrettata e inconcludente decisione del sindaco – sostiene Rossi – è inefficace perché manca il regolamento che deve essere approvato dal Consiglio comunale, ora sciolto, e secondo me è scaturita dal fatto che il sottoscritto aveva informato in campagna elettorale gli allevatori aquilani, quelli veri, che Di Benedetto, quando è stato sindaco di Acciano, aveva anche lui consentito a queste società di comodo del Nord di mettere le mani su pascoli del suo territorio”.
Per Rossi “nulla di illegale, ma davvero poco lungimirante per un vero e sano sviluppo del suo territorio. Un pessimo biglietto da visita, aggiungo, nel caso diventi sindaco dell’Aquila, nel cui territorio ci sono ettari ed ettari di pascoli che fanno gola”.
A seguito della legge regionale 3 del 2014 e una successiva circolare dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea), è stato messo un deciso stop alla speculazione selvaggia sui pascoli, ponendo come requisito per ottenere premi comunitari l’obbligo di possedere bestiame e stalla in loco. Ma fatta la legge pronto l’inganno.
“Queste società di speculatori – spiega Rossi – continuano a fare affari dreando aiuti comunitari a discapito di chi fa davvero l’allevatore, perché anche con le nuove regole, riescono comunque mettere su attività fittizie, con il coinvolgimento questa volta di pseudo allevatori locali, che si limitano a far passeggiare gli animali sui pascoli, senza fare effettiva attività zootecnica che abbia una plausibilità economica, che non sia insomma solo di facciata”.
Sulla vicenda informa infine Rossi, “c’è un’inchiesta aperta da circa tre anni, partita in Abruzzo proprio da una mia denuncia. Ora a quanto pare è stata avocata a se dalla Procura dell’Aquila. Speriamo che arrivi al traguardo. Se dovesse arenarsi, io sono pronto a incatenarmi davanti alla casa del corregionale Giovanni Legnini, vice presidente del Consiglio superiore della magistratura”. Filippo Tronca





