PESCARA – Aziende che investono e che assumono, altre la cui agonia si trascina oramai da anni senza vedere la luce. E una solida certezza: solo con la ripartenza del polo chimico di Bussi sul Tirino, e un inversione di tendenza nel settore del tessile, l’economia pescarese potrà davvero svalicare il crinale della crisi.
Chi è in prima fila nelle tante vertenze industriali manifatturiere è Luca Piersante, segretario provinciale della Uil che parla “di un quadro chiaroscuro, con qualche segnale di ripresa, che però non deve indurre a pensare che si possa prescindere dalla necessità di salvare importantissime aziende e centinaia di lavoratori in cassa integrazione, che vivono ancora una profonda crisi”.
I dati del Cresa confermano questa lettura. La provincia di Pescara è l’unica che rispetto al terzo trimestre del 2014 nel settore manifatturiero vede crescere l’occupazione del 3 per cento, la produzione del 2 per cento e il fatturato dell’8 per cento.
Inoltre i dati della Camera di Commercio attestano nel 2015 un aumento delle nuove imprese: 88 in più nel commercio, 27 in più nella ristorazione. Mentre nell’artigianato si registra una flessione di 33 unità.
La vera svolta, però tutti ne sono convinti, nel 2016 potrà essere determinata con la reindustrializzazione, previa bonifica del sito contaminato, del polo chimico di Bussi sul Tirino, dove sono 400 i dipendenti in cassa integrazione, e che rappresenta il cardine di tutta l’industria della Val Pescara.
Il nuovo investitore, la Filippi Farmaceutica, holding vicentina della chimica con un fatturato di 33 milioni di euro,è pronta ad insediarsi rilevando l’attività dalla Solvay, e riassumendo 200 lavoratori, riavviare un sito produttivo.
Si attende la convocazione della conferenza dei servizi per la sottoscrizione dell’accordo di programma, un atto propedeutico indispensabile per ogni sviluppo futuro, e che prevede anche la bonifica del sito.
“Come sindacati – spiega Piersante – chiediamo alla politica di remare tutta dalla stessa parte, evitando le polemiche, come quelle che si sono scatenate tra il Comune di Bussi e il Partito Democratico su chi debba gestire la bonifica propedeutica alla reindustrializzazione”.
Appunto perché la resurrezione del polo chimico di Bussi si porterà dietro la salvezza dell’indotto delle aziende legate alla produzione chimica, attualmente in agonia.
Come ad esempio la Ciclat, la Fib e la Das dove sono un centinaio i lavoratori in cassa integrazione. O la Tirino Impianti con 30 lavoratori in mobilità. E ancora la Dibes di Cugnoli, con 10 lavoratori in mobilità.
Resta durissima invece la vertenza alla Compagnia Italiana Rimorchi (Cir) di Tocco da Casauria. I salvatori della patria, i polacchi della Wielton, hanno riassunto solo una trentina di dipendenti, altri 140 sono in mobilità. Il colosso polacco ha infatti problemi a causa della brusca frenata del mercato russo, e si spera in un piano industriale che salvaguardi l’opificio abruzzese.
Poco prima di natale sono arrivate 80 lettere di licenziamento, passo necessario però per aggirare la legge Fornero che avrebbe impedito ai licenziati di accedere a tre anni di mobilità.
Altro fronte bollente è quello del tessile, che negli ultimi cinque anni ha perso 1.200 posti di lavoro con la chiusura di 35 aziende. L’emorragia non si ferma.
A settembre ha chiuso i battenti l’Alice Confezioni di Villereia di Cepagatti, 35 dipendenti.
Difficilissima resta la situazione alla In.Co di Montesilvano, che produce cravatte di altissima qualità per il gruppo Zegna. Le 34 lavoratrici sono in contratto di solidarietà al 60 per cento, fino a maggio 2016.
Ma quel che è più grave è che il Gruppo Zegna ha intenzione di concentrare la produzione a Biella, Novara e Parma. Altra vertenza difficile è quella della Brioni eccellenza nel campo dell’abbigliamento di alta moda.
A novembre è stata avviata la mobilità volontaria incentivata con una buonuscita da 16 a 32 mila euro per una cinquantina di dipendenti. Ma a rischio sono tutti i 1.280 dipendenti degli stabilimenti di Penne, Montebello di Bettona e Civitella Casanova, visto che l’intenzione della casa madre francese è quella di accentrare la produzione oltralpe, e a Firenze, in virtù della partnership con il gruppo Gucci.
Altra vertenza finita male è quella della Italcementi di Scafa, dove rimasti a lavorare della centinaia di addetti solo una quindicina, per fare manutenzione e per una limitatissima produzione.
Passando dalle ombre alle luci, restano invece punti fermi per l’industria pescarese la Fater Spa, azienda leader nel mercato italiano dei prodotti assorbenti per la persona, con oltre 900 milioni di euro di fatturato, piu’ di 1.200 dipendenti. I sindacati però chiedono la stabilizzazione dei 180 precari la maggior parte in job on call, ovvero che lavorano a chiamata, in modo intermittente.
E ancora la Fontecal di Villanova di Cepagatti, che produce caldaie per il gruppo Riello, che ha vinto commesse in Nord America, e sta facendo importanti investimenti sostenuta anche dalla Regione Abruzzo. Navigano bene anche l’Aptar di Pescara multinazionale leader nei sistemi di erogazione per il mercato della profumeria, che dà lavoro a 200 dipendenti. E la Raicam di Manoppello, 50 dipendenti, che produce freni per le macchine.



