L’AQUILA – Un piano di riordino del sistema sanitario che in Abruzzo ritarda ad essere applicato, e che per come è stato impostato nel decreto Lorenzin necessariamente penalizzerà le aree interne, “provocando un gioco al massacro”, a danno in particolare del San Salvatore dell’Aquila. Critiche alle modalità nella nomina direttore generale della Asl Avezzano Sulmona L’Aquila del manager “non medico” Rinaldo Tordera, atteso però al varco con un lungo elenco di priorità da affrontare.

Sono solo alcuni dei rilievi avanzati da Gianfranco Giorgi , responsabile sanità Cisl L’Aquila, e Pino De Angelis direttore generale Uil funzione pubblica, nell’intervista ad Abruzzoweb a margine della conferenza stampa di ieri, dedicata alla riforma del piano sanitario previsto dal decreto Lorenzin, in Abruzzo solo abbozzato dall’Azienda regionale sanitaria (Ars), e che prevede, applicando i rigidi criteri dei bacini di utenza, un solo ospedale maggiore, di secondo livello, con la fusione tra i presìdi di Chieti e Pescara, escudendo la posobilità di creare un sodedale di secono livello mettendo in rete i nosocomi di L’aquila e Teramo. Prevede poi  una riduzione di reparti da a 245 a 170 in tutti i nosocomi abruzzesi. Nella stessa conferenza stampa Alessandro Grimaldi, segretario provinciale dell’Aquila del sindacato dei medici e dirigenti ospedalieri Anaao Assomed, ha criticato pesantemente la nomina di Tordera a direttore generale, acusando l’ingerenza della politica regionale e quella aquilana in particolare. 

“Il decreto Lorenzin – esordisce Giorgi – è stato approvato da più di un anno, e la Regione Abruzzo è molto indietro nel definire una sua applicazione, premesso questo è il decreto Lorenzin ad avere limiti oggettivi, per la sua impostazione ragionieristica, visto che come già emerge dalle varie bozze presentate dal direttore dell’Ars Alfonso Mascitelli, comporterà tagli pesanti ad un ospedale strategico come il San Salvatore, umiliando professionalità ed eccellenze”.

Per Giorgi, “non può esserci in Abruzzo un solo ospedale d’eccellenza, di secondo livello, a Chieti- Pescara. Il San Salvatore è il vero presidio delle aree interne, dove già si registrano problemi, a cominciare dalla carenza di personale. Ed ora si paventa la chiusura di reparti strategici come pneumologia, otorinolaringoiatria, radioterapia oncologica, chirurgia vascolare, decisiva per poter aspirare ad essere un ospedale di eccellenza, e ancora l’oculista e la Banca degli occhi, che pure è un’eccellenza nazionale, una delle 8 certificate in Italia. E sono solo degli esempi. Il nostro sindacato non può essere d’accordo, m visto che assieme alla Uil rappresenta l’80 per cento del personale ospedaliero, che da questa riforma sarà umiliato”.

Allarga lo sguardo De Angelis, tracciando con una penna una linea su una carta dell’Abruzzo, dividendo l’area nord e quella sud della Regione.

“Questo riordino –  spiega direttore generale Uil finzione pubblica – avrà conseguenze pesantissime per la parte meridionale del territorio abruzzese, in particolare nell’entroterra aquilano. A Castel di Sangro rimarrà solo un presidio di frontiera, l’ospedale di Sulmona sarà ridimensionato, nella Marsica rimarrà solo l’ospedale di Avezzano, visto che quelli di Tagliacozzo e Pescina sono stati di fatto smantellati. Perderà reparti l’ospedale dell’Aquila”.

“Il problema vero è che il decreto Lorenzin non poteva non avere effetti devastanti per una Regione con solo 1,3 milioni di abitanti con un entroterra  montuoso scarsamente popolato, visto che il mantenimento o meno di un reparto e di una specializzazione è calibrata sul numero di abitanti di ciascun bacino”.

Infine Giorgi squaderna le priorità che il nuovo direttore generale Tordera, la cui nomina non è ancora ufficiale, dovrà affrontare.

“Al ‘San Salvatore’ nella pianta organica di 1.059 infermieri mancano 207 posti, coperti da personale precario. Vanno fatti concorsi e stabilizzazioni, bisogna poi stringere i tempi della rimozione dei container, quello del G8 affianco all’ospedale e quelli al parco di Collemaggio, una vergogna a quasi sette anni dal terremoto. Va riorganizzato con urgenza il servizio amministrativo. La nomina di Tordera non è stata una bella pagina, la politica è entrata a gamba tesa, ma ora la priorità, per i cittadini, è risolvere i problemi e guardare avanti”. 

PEZZOPANE, ”DECRETO NON MODIFICABILE IN PARLAMENTO, MA DA’ MARGINI PER EVITARE CATASTROFE”

“Condivido l’opinione di quelle organizzazioni sindacali, che per tempo e con serietà hanno affermato che la nomina del manager non rappresenta la priorità della nostra sanità. Ho osservato la linea del silenzio sino alla nomina fatta dalla giunta regionale di Rinaldo Tordera. Sarà la Regione Abruzzo, decisore e titolare di quella nomina, a rispondere sulla bontà tecnica della delibera e sul resto. Quello che è certo è che il nuovo manager dovrà agire in assoluta discontinuità con il recente passato della devastante gestione di Giancarlo Silveri. E che tutti, senza pregiudizi debbano sostenere una grande opera di modernizzazione e di rilancio”, commenta la senatrice aquilana del Partito democratico, Stefania Pezzopane

“Nessuno può dimenticare la penosa acquiescenza che troppi hanno concesso ad operazioni micidiali – scrive Pezzopane nella nota – che oggi paghiamo per intero e con gli interessi. Dall’uso improprio dei soldi dell’assicurazione dell’ospedale, al sacrificio di tante competenze, sostituite da altri criteri di scelta, alle gare sub judice. L’elenco è troppo lungo e i silenzi compiacenti troppo pesanti. Non si è voluto applicare lo spoil system consentendo di perseverare in un disegno pericoloso. Nessun rimpianto quindi e nessuna nostalgia del recente passato. Discontinuità deve essere la parola d’ordine”.

“Condivido anche che l’applicazione del decreto Lorenzin meriti un confronto vero – aggiunge – con tutta la Regione, presidente Luciano D’Alfonso, vice presidente Giovanni Lolli, assessore alla Sanità, consiglieri regionali, parlamentari e sindaci di questa provincia. Ci sono nel decreto Lorenzin tutti i margini per evitare la catastrofe. Il decreto traccia linee guida e standard, su cui le Regioni devono sperimentare nuovi modelli. Voglio però dire schiettamente che trovo ipocrita e tendenzioso l’insussistente riferimento fatto da qualcuno nella conferenza stampa di ieri al decreto Lorenzin circa la modifica in sede parlamentare. Cosa del tutto infondata. Con quale scopo si dice questa bugia, per inquinare ulteriormente i pozzi?”.

IL RESTO DELLA NOTA 

Mentono sapendo di mentire o fanno uno squallido scaricabarile quei sindacalisti e politici che provano a cavalcare (per nascondere le loro gravi responsabilità) in questi giorni l’ipotesi di una modifica parlamentare del decreto? 

Trovo abbastanza ridicolo che si affermi anche da parte di chi aveva velleità manageriali che sul decreto bisognava intervenire preventivamente in Parlamento. 

Il decreto Lorenzin è atto di esclusiva competenza del Governo, è stato approvato come Decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri, senza alcun passaggio parlamentare e quindi davvero non si capisce come e dove avrebbe dovuto agire il Parlamento. 

Nel Dpcm vengono decisi gli standard che si trovano nel regolamento dell’Agenas, allegato al decreto ministeriale, approvato d’intesa con la Conferenza Stato Regioni.

Sugli standard il Parlamento non ha e non ha avuto alcuna competenza. L’ha invece avuta la Regione Abruzzo, che nella Conferenza Stato-Regioni ha voce in capitolo. 

La Regione Abruzzo ha dato il via libera al Dpcm e al regolamento allegato? Forse lì si poteva agire per tempo. Voglio specificare questo aspetto perché non e’ la prima volta che sento fare confusione di competenze su questo argomento.

L’obiettivo comune, invece, su cui vale la pena concentrarsi è la tutela del nostro nosocomio. Ben venga un incontro con il presidente della Regione e l’assessore alla sanità sulla riorganizzazione della rete ospedaliera, che porta la firma del direttore dell’agenzia sanitaria regionale Alfonso Mascitelli, e su cui è giunto il momento che la politica intervenga e chiarisca in quale direzione si vuole andare.

In questi giorni circolano innumerevole bozze sulla riorganizzazione dell’ospedale dell’Aquila, con la soppressione di tanti reparti. 

Nell’ultima vulgata si parlerebbe di un taglio di oculistica e chirurgia vascolare. Scelte schizofreniche, che mettono in continuo allarme i medici, gli operatori del settore e disorientano i cittadini. C’è un generale clima di malessere che certo non aiuta a fare chiarezza e intorpidisce le acque già abbastanza turbolente.

È ora che si ascolti la voce dei territori, perché vorremmo comprendere se la Regione intende o meno rispettare gli impegni presi  e soprattutto se intende  valorizzare le eccellenze dell’ospedale dell’Aquila e di tutta la provincia, che si potrebbe ancora salvare in base ad alcuni parametri previsti dal decreto Lorenzin.

Ragionando sul ruolo che deve avere la facoltà di Medicina (con la quale potremmo salvare diverse Uoc sui bacini minimi e massimi, sulle filiere specialistiche). 

L’obiettivo comune, su cui vale la pena concentrarsi è far lavorare subito e bene il nuovo direttore generale per fare di questa Asl non un giocattolo per pochi, ma un grande centro di eccellenza e di servizi di qualità.