L’AQUILA – Aree bianche, tutto da rifare: la nuova legge non è (ancora) buona e il Consiglio comunale ha estratto dal cilindro uno specchietto per le allodole, rapidamente “beccato” e il problema viene rimandato alla prossima consigliatura.
La delibera approvata col fiatone nell’ultima seduta della consiliatura 2007-2012, infatti, non è efficace come strumento di normazione completo delle zone a vincolo urbanistico decaduto del territorio aquilano, 730 ettari (ma rende più l’idea 7,3 milioni di metri quadrati) di territorio che da trent’anni aspettano una destinazione per essere utilizzati dai proprietari.
Non lo è perché manca di alcuni presupposti fondamentali, come la microzonazione sismica. Secondo il comma 5 dell’articolo 19 della legge regionale numero 28 sulla riduzione del rischio sismico, “le varianti parziali ai vigenti strumenti urbanistici comunali sono ammesse solo previo studio di microzonazione sismica dell’area interessata”.
E la stessa delibera sulle aree bianche al punto 5 ammette che “studi di microzonazione sismica commissionati dall’amministrazione regionale” sono “già in avanzata fase di elaborazione”, ma non ancora pronti, visto che “si prevede a breve la disponibilità”. Per prendere tempo si fissa un termine di 60 giorni (due mesi), fino ad allora, tutto dovrà restare fermo.
Insomma, l’ultimo parto dell’assemblea civica ora sciolta va considerato allo stato delle cose un atto di indirizzo che, almeno per il momento e fino a che non ci rimetterà le mani il prossimo Consiglio comunale, non avrà effetti concreti sui singoli casi.
Ecco perché, non potendosi considerare formalmente annullato il “silenzio” del Comune sulle aree bianche, i proprietari di queste zone continueranno a fare ricorsi al Tar.
E finché la norma non sarà perfetta continueranno a vincerli, ottenendo la nomina di un commissario ad acta che risolverà il caso come meglio crede, fissando indici anche molto più generosi rispetto a quello severo di 0,08 metri cubi di costruito per metro quadrato di terreno che l’amministrazione aveva fissato come fiore all’occhiello.
Poi arriveranno le richieste di risarcimento contro il Comune per il tempo perso inoltrate ai giudici amministrativi. Ma questa è un’altra storia.
Il Comune si è guardato bene dal fare presente questo aspetto singolare, ma i principali protagonisti ne sono a conoscenza eccome.
Da quanto si è appreso, infatti, già in fase di discussione il segretario generale del Comune ha sollevato qualche protesta sulla formulazione originaria del testo.
Ecco che, con un frettoloso emendamento, l’assessore comunale all’Urbanistica Roberto Riga, ha dovuto cambiare le carte in tavola.
Così nel punto 3 del provvedimento “assumere” è diventato “prendere atto” perché con questa variante il Consiglio non farà a tempo ad assumere un bel niente.
Le decisioni vere e definitive le prenderà l’assemblea nuova di zecca che uscirà dalle urne dopo il voto del 6 e 7 maggio.
BENEDETTI STECCA DI NUOVO: LA DELIBERA COSI’ NON SERVE
Un “articolo disinformato e disinformante” e che “non riporta la questione nei termini corretti”.
Questa la valutazione del presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, all’articolo di AbruzzoWeb che ha evidenziato il fatto che sulle aree bianche è stato approvato dal Consiglio comunale un atto di indirizzo e non immediatamente esecutivo.
Il presidente continua a mostrarsi affezionato agli scritti di questo giornale con uscite fuori luogo, anche se lanciate su Facebook; ricordiamo a Benedetti che l’onere di una corretta comunicazione a livello di contenuti spetta prima di tutto all’amministrazione, quindi in questo caso anche a lui che, però, non lo ha fatto.
Innanzitutto il Comune ha spacciato per risolutivo un provvedimento che, a oggi, va completato e non risolve la buriana giudiziaria di ricorsi al Tar su una questione sul tappeto da trent’anni. Inoltre, annunciando la novità della responsabilità della Regione (per la microzonazione) sui ritardi, della quale non si era mai parlato, se non dopo che AbruzzoWeb ha sollevato la questione.
Va ribadito che il silenzio dell’amministrazione, a questo stadio, non può essere considerato annullato e, pertanto, come effetto concreto le nomine dei commissari ad acta continueranno, così come il rischio di future richieste di risarcimento per il tempo perso.
La deliberazione sulle aree bianche “è stata correttamente approvata e non tornerà mai più in Consiglio comunale; gli atti consequenziali come microzonazione sismica verranno, come per tutti gli atti, posti in essere dai dirigenti e funzionari del settore”.
Questa la difesa nel merito di Benedetti, che aggiunge che “non esiste un atto amministrativo che di per sé e da solo abbia rilevanza compiuta; il diritto amministrativo parla più efficacemente, infatti, di procedimento amministrativo”.
Giusto, ma non è questo il punto: il problema è che è stato spacciato per finale un qualcosa che risolutivo al momento non è. Sarà la campagna elettorale che fa affila la lingua di Benedetti? (alb.or.)



