SCOPPITO – Il suo primo campionato di serie D con la maglia dell’Amiternina, della sua Amiternina, lo inizierà in ritardo. 

Un’operazione all’anca, una di quelle sempre rinviate a data da destinarsi, lo ha sequestrato per il suo bene. 

Alessandro Del Coco, capitano e bandiera della squadra di Scoppito (L’Aquila), è a Bologna per operarsi. Tornerà nella sua terra nel giro di qualche settimana, ma intanto gli arrivano messaggi e telefonate da tutte le parti.

Tutti lo aspettano, tutti vogliono rivederlo in campo. Da centrocampista con gli attributi. 

AbruzzoWeb ha voluto regalare al trentunenne capitano giallorosso un articolo particolare, che speriamo lo farà sorridere mentre per la prima volta nella sua vita si riposa senza possibilità di alzarsi e di dare un calcio al pallone.

Fosse per te, useresti il corridoio del reparto per correre con un pallone tra i piedi. 

Un tackle sul dottore, uno strillo all’infermiere che non fa la diagonale, una bella dottoressa cui spedire tanti baci a fine match tra gli applausi di tutti gli sciancati dell’ospedale. Per una volta, invece, ti tocca riposare. Non per finta stavolta e per giunta senza qualche ‘mago’, qualcuno dei tuoi compagni di squadra dell’Amiternina a ronfare insieme a te sul divano, dopo una nottata da maghi veri.

Questa volta tocca a te riposare, come uno sciancato di lusso. In attesa di ricominciare a sfiancare gli avversari con la corsa e con il cuore, dovrai dormire, per non dirla volgarmente, a ‘sedere schiuso’. Quanti anni ci sono voluti per ‘sedarti’? Dall’estate del ’99, da quando ci siamo stretti la mano per la prima volta, non ti ho mai visto prendere fiato sul serio. Neanche quando ti sei bloccato all’improvviso, qualche anno fa. In vacanza, al massimo, una dormita in spiaggia o all’ombra di una pineta, dopo i palleggi sul bagnasciuga e i classici numeri da circo, tra cul il solito, ma efficace, tunnel a un’anziana col costume a fiori. Forse, forse, ti sarai ripreso un po’ in quei posti per ricchi tutto massaggi, idromassaggi e cocktail in piscina, ma ci credo poco. 

Pensa, Campioncino: per la prima volta non sputi l’anima sul campo quando è ancora estate e c’è una preparazione atletica da affrontare.

Sotto i ferri per un guaio all’anca. In una clinica, e che clinica, a Bologna. Roba seria. Mentre i tuoi compagni, il mister, la dirigenza, la famiglia di sangue e quella di campo, le femminelle della tribuna che si spellano le mani per te la domenica (o il sabato, perché ‘ju pallo’ è moderno’) e gli amici vecchi e nuovi continuano con la vita di sempre, tu fai una smorfia per il dolore dopo un’operazione, una di quelle necessarie, altrimenti sono guai per la carriera da calciatore e più in generale per la serenità tua e delle tue ossa. Questa volta dovrai lasciarti andare alla stanchezza e cadere tra le braccia di Morfeo, non Domenico, che ha giocato in serie A, a quello gli strapperesti la maglietta in mezzo al campo per fargli capire chi comanda, ma il Dio del sonno. Il vero Dio del sonno.

Sarà contenta mamma Erminia, accanto a te a far la guardia, proprio a te, che di guardie in mezzo al campo te ne intendi. Bofonchierà qualcosa tuo papà Cesillino, ma sarà solo per ricordarti che in casa i piedi fatati fra lui, te e tuo fratello Antonello, beh, sono i suoi.

Resta comunque difficile immaginarti su un letto d’ospedale ad aspettare di poter uscire, anche se per tornare più forte di prima. Facilissimo, invece, indovinare cosa ti hanno legato al braccio per metterti la flebo: la tua fascia di capitano.

Torna presto in campo, ‘Menestra’. Sei tu il capitano e bandiera dell’Amiternina Calcio. Sei tu il ragazzo dal cuore infinito a cui vogliono bene anche i nemici.

E poi, Scoppito non è la stessa senza di te.