L’AQUILA –  “I punti della mia campagna elettorale sono tanti e interessano territorio, società ed economia perché vedo che altri si basano sugli sbagli fatti dall’amministrazione passata, dove praticamente c’erano tutti quanti, sia di maggioranza che di minoranza. Solo adesso vogliono opporre rimedio a qualche cosa fatta di sbagliato, come per esempio la delibera 58, che ha dato modo ai terremotati di avere una casa”.

Lo dice Dino Rossi, presidente dell’associazione di allevatori Cospa Abruzzo, candidato per Casapound alle prossime elezioni comunali dell’Aquila a sostegno del candidato sindaco Claudia Pagliariccio.

La delibera 58 a cui fa riferimento è quella che autorizzò, dopo il sima del 2009, la costruzione delle cosiddette casette fa da te, che ad oggi sono circa duemila, e per le quali nel 2012 sono scadute le autorizzazioni triennali.

L’amministrazione uscente “ha dato modo di edificare selvaggiamente su tutto il territorio – dice – senza delle norme tecniche di attuazione, e adesso si vuole correre ai ripari. In alcuni casi non sono state rispettate le distanze con i fiumi. Quelle persone che le hanno tirate su da sole, dovrebbero avere una medaglia”.

Dino Rossi punta poi l’indice contro l’inquinamento dei corsi d’acqua e le carenze nella depurazione.

“Sono 18 i depuratori della Gran Sasso Acqua: funzionano tutti bene o si devono scaricare le colpe sulle piccole reti fognarie abusive? E di questo, risponde la Gran Sasso Acqua o si va ad accusare i proprietari delle stalle?”, si domanda, chiedendo che “si faccia ricerca sulle reali problematiche dando la possibilità ai contadini di irrigare”.

E propone di rivedere la classifica dei terreni per evitare che chi non utilizza l’acqua, pur essendo proprietario di fondi, paghi gli stessi canoni di chi irriga.

“C’è una centrale idroelettrica a Raiano ferma dal 1999, mai partita e costata un miliardo di vecchie lire, potrebbero darla al Consorzio di bonifica, procurando anche un introito di circa 300 mila euro l’anno”, dice.

“Il Consorzio a oggi ha circa 1,3 milioni di euro di debiti e le spese le affrontano i proprietari terrieri e le aziende agricole – aggiunge – ma nessuno si è mai occupato di far partire questa centrale. Sono state fatte osservazioni dal Parco Velino Sirente e dalle associazioni di ambientalisti, ma non si capisce il motivo per cui gli ambientalisti non hanno fatto nulla per il fiume”.

Sulla pista ciclabile di Monticchio, da subito presa di mira, Dino Rossi ribadisce come “parlando con gli agricoltori non è stato ancora fatto nessun esproprio, la strada vicinale non è riportata nemmeno sui fogli catastali. È un vero e proprio abuso, ma poi sono soldi spesi male, non è funzionale, collega il nulla con il nulla”.

Infine definisce “un problema sociale” quello relativo alla centrale del latte: “Era stato fatto l’annuncio d’incanto con base d’asta a 756 mila euro per un capannone di 200 metri quadrati. Affittata alla Grifo Latte, non si è pensato di farla partire e funzionare, al fine di dare anche lavoro alle persone del luogo”. (l.l.)