L’AQUILA – “La decisione di dimettermi dalla carica di membro del  consiglio dell’Adsu è maturata da tempo avendo constatato l’impossibilità di svolgere con serenità il mio ruolo istituzionale, a causa di una totale divergenza tra la mia visione della mission dell’Azienda e quella della presidente Eliana Morgante e del vice-presidente Antonio Pensa”.

Con una mail  agli organi di stampa,  Sara Cecala ha condiviso la sua lettera dimissioni da  consigliere di amministrazione dell’Azienda per il diritto agli studi universitari dell’Aquila (Adsu), lamentando il fatto che il comunicato stampa di ieri diramato dall’Adsu, era privo delle ragioni della scelta. L’avvocato Cecala, del foro dell’Aquila, era stata designata dalla Regione Abruzzo, con l’appoggio di Americo Di Benedetto, consigliere regionale di Legnini presidente, civico di centrosinistra e leader del movimento politico Il passo possibile, da cui però poi Cecala si è allontanata. Sarà quindi l’Ente regionale a dover nominare il sostituto di Cecala.

Nella lettera di dimissioni Cecala sottolinea divergenze anche con il direttore generale Paola Di Salvatore, la quale “a mio parere, ha mostrato di non essere in grado di esercitare la sua funzione mantenendo la doverosa equidistanza dalle varie parti politiche di cui l’organo consiliare è necessaria espressione”.

Cecala lamenta “rapporti tra la presidenza e la dirigenza sono fonte di continue tensioni e acerrimi contrasti tali da rendere impossibile il corretto funzionamento dell’Azienda”.

E poi cita alcuni episodi accaduti in consiglio di amministrazione, in occasione dei quali gli sarebbe stato negato “il diritto di avere una rilettura del redigendo verbale, con richiesta da me avanzata al fine di verificare l’esatta rispondenza tra quanto dichiarato dai presenti e quanto trascritto”, accusa rivolta alla Di Salvatore, tanto che “dopo le sedute del 19 aprile e del 2 maggio ho dovuto provvedere a integrare i verbali mediante il formale deposito delle mie dichiarazioni, non avendo la direttrice dato riscontro e seguito, durante le riunioni, alla richiesta di trascrizione delle mie istanze”.

Prosegue Cecala: “in merito ad un affidamento per la comunicazione a una società esterna all’Azienda alla mia istanza (come risulta ex actis dal verbale integrato del 19 aprile scorso) di provvedere alle verifiche ai fini del corretto adempimento delle obbligazioni di cui al relativo contratto e di conoscere le risultanze, all’esito dei controlli, ad oggi né la direttrice, né la presidente, ognuna per le proprie competenze, hanno inteso provvedere e rendere edotta la sottoscritta e il CdA, anche in merito ad eventuali profili di responsabilità”.

I citati accadimenti, “oltre al fatto che in più occasioni ho dovuto con sorpresa apprendere dalla stampa locale le determinazioni assunte in Azienda anziché all’interno del CdA, hanno rafforzato in me la decisione di rinunciare all’incarico finora ricoperto, anche alla luce dei pregressi tentativi, vani, di coinvolgere le strutture regionali competenti segnalando le disfunzioni che via via si erano evidenziate all’interno del Consiglio”, conclude nella lettera Cecala.