L’AQUILA – “La Santa Croce noi l’abbiamo salvata, in 5 anni abbiamo consolidato i due terzi dei lavoratori e non abbiamo licenziato nessuno”.
A parlare è l’ingegnere Camillo Colella, presidente della Sorgente Santa Croce di Canistro (L’Aquila), che rompe il silenzio dopo le dure prese di posizione dei sindacati che, come riferito da AbruzzoWeb, hanno accusato l’azienda di non avere un piano industriale ambizioso, di non voler investire in innovazione e marketing.
Omissioni che, secondo gli esponenti sindacali, sarebbero una delle cause della difficile congiuntura industriale della Santa Croce, dove sono 77 i lavoratori in cassa integrazione in deroga, in parte a rotazione, e che ad aprile rischiano di perdere gli ammortizzatori sociali.
Colella contrattacca e punta l’indice sugli stessi sindacati, additati di essere in combutta con possibili nuovi ingressi societari.
“Abbiamo investito milioni di euro e risanato ingentissimi debiti della passata gestione – rivendica Colella – Stiamo ora valutando le proposte dei sindacati per cercare di trovare la migliore soluzione percorribile per continuare nell’attività di ristrutturazione e rilancio. Ma occorre fare anche un’operazione verità”.
“Abbiamo sempre avuto l’obiettivo di rilanciare l’azienda, cercando di selezionare la clientela, attuando politiche produttive sostenibili per evitare la chiusura della stessa”, questa la replica alle accuse dei sindacati.
Sfida non facile, sottolinea l’imprenditore molisano, alla luce della pesante eredità lasciata dalla passata gestione, ovvero le decine di milioni di euro di debiti e personale in esubero, assunto prima del 2007 secondo le sigle in numero del tutto sovradimensionato rispetto alle effettive capacità produttive dello stabilimento e della logica di mercato.
Non esiste, insomma, l’età dell’oro evocata dai sindacati, quando nello stabilimento lavoravano 150 addetti e l’acqua minerale Santa Croce era commercializzata in quattro continenti con testimonial d’eccezione come Pippo Baudo.
Le cose stanno diversamente, spiega ancora Colella. “I sedicenti tempi d’oro fanno riferimento a un periodo in cui Sorgente Santa Croce era gestita in maniera inadeguata e senza alcuna attenzione ai conti societari – sbotta – La verità è che le perdite annuali si aggiravano intorno ai 10 milioni di euro all’anno. La politica commerciale non prevedeva alcun controllo sull’affidabilità dei clienti che ricevevano regolarmente la merce su tutto il territorio nazionale a prezzi che definire bassi è poco, spesso non saldando le fatture”.
Si domanda sarcasticamente Colella, “acquisire quote di mercato abbattendo i prezzi al di sotto dei costi di produzione vuol dire sviluppo? Io dico di no, e chi pensa diversamente probabilmente ignora le regole elementari alla base di una gestione sana di un’azienda”.
“Iniziamo a pensare che, anziché occuparsi del loro ruolo di rappresentanti dei lavoratori, i sindacati si preoccupino di favorire eventuali imprenditori interessati a speculare sulla Sorgente Santa Croce Spa”, l’accusa lanciata dall’imprenditore.
“La prova? Le pressioni che continuano a fare sulla Regione affinché venga quasi triplicato il costo della tassa annuale sull’acqua imbottigliata”, rincara.
”Mi chiedo che vantaggi potrebbero avere i lavoratori da questo atteggiamento così distruttivo, che benefìci può trarne la Santa Croce, anche in termini di immagine, dallo stillicidio di dichiarazioni pubbliche dove si continuano a mettere in dubbio le nostre capacità imprenditoriali e la nostra buona fede”, conclude.






