CANISTRO – “Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Santa Croce contro l’annullamento del bando per la concessione della sorgente Fonte Sant’Antonio Sponga di Canistro”.
A renderlo noto, in un comunicato stampa il sindaco di Canistro Angelo di Paolo, l’assessore Ugo Buffone e gli avvocati del Comune di Cansitro Salvatore Braghini e Renzo Lancia.
La Santa Croce del patron Camillo Colella, che sta ingaggiano con la Regione un durissimo contenzioso, si era opposta al ricorso del Comune di Canistro, contro il bando vinto proprio dalla Santa Croce nel giugno 2015, chiedendone l’annullamento. Il Tribunale amministrativo regionale a gennaio 2017 ha dato ragione al Comune, che va specificato, si era costituito anche contro la Regione che aveva assegnato il bando.
Il motivo alla base della decisione del Tar si ricorda nella nota, “l’omessa indicazione nel bando del limite di sfruttamento delle acque sorgive (la cui portata è 300 litri al secondo”. Ma anche e sopratutto per il “difetto di istruttoria per mancata effettuazione della procedura di valutazione di impatto ambientale”
La Regione ha accettato il verdetto del Tar, la Santa Croce, si è appellata invece al Consiglio di Stato, che però ha confermato ora la sentenza del Tar.
Le motivazioni delle due sentenze, possono però ora costituire un punto a favore proprio della Santa Croce in un’altra battaglia giudiziaria da cui dipende il futuro dell’industria delle acque minerali di Canistro: l’appello al Consiglio di Stato presentato dalla Santa Croce spa e dall’Italiana Beverage contro la sentenza del Tar dell’Aquila che, nel marzo di quest’anno, ha giudicato questa volta inammissibile il ricorso presentato dal gruppo Colella contro il nuovo bando pubblicato dalla Regione il 24 ottobre 2016, la cui gara è stata aggiudicata alla Norda spa il 21 marzo scorso. Alla base del ricorso infatti la mancanza della valutazione di impatto ambientale, assenza che è stata decisiva proprio per annullare il bando vinto della Santa Croce, che ora confida su una sentenza coerente, questa volta a suo favore.
Nella nota, comunque, esprimono grande soddisfazione il sindaco di Paolo, l’assessore Buffone e gli avvocati Braghini e Lancia
“La sentenza del Tar dell’Aquila, oggi confermata in appello – si legge nella nota – dimostra che non esiste alcun disegno criminoso che vede alleati il comune di Canistro e la Regione contro Colella, atteso che nel procedimento giudiziale il Comune era contro la Regione, e, Colella, al fianco della Regione; dunque l’imprenditore ha lanciato sinora accuse false e strumentali che i fatti smentiscono sonoramente”.
“La sentenza del consiglio di Stato- aggiungono –conferma tutte le ragioni sostenute dal Comune in ordine alla illegittimità del primo bando, che, non indicando il limite dello sfruttamento della sorgente, avrebbe consentito all’impresa aggiudicataria, la Santa Croce, uno sfruttamento delle acque minerali fino a 300 litri al secondo, e ciò senza alcun controllo sull’incidenza ambientale”.
“Grazie al lavoro svolto dal comune di Canistro – si ricorda poi – il nuovo bando ha posto, invece, un limite all’emungimento della derivazione nella misura di 50 litri al secondo, e ha previsto l’espletamento della Valutazione di assoggettabilità (Va) per verificare lo stato della sorgente nonché della Valutazione di impatto ambientale per le ricadute ambientali del progetto industriale”.
“Oggi la Norda spa – informano gli estensori della nota – ha espletato la Valutazione di assoggettabilità come previsto dal bando e sta lavorando alla Via, dando ai cittadini del Comune ogni garanzia di compatibilità ambientale dello sfruttamento trentennale. La Norda ha anche accettato la clausola di salvaguardia sociale per la riassunzione di almeno 50 lavoratori, che, invece, la Italiana Beverage non ha sottoscritto, dando così al Comune anche le giuste garanzie per il futuro occupazionale degli ex dipendenti. E scusate se è poco!”, conclude la nota.



