L’AQUILA – Con un blitz notturno della Guardia di finanza e il sequestro dei capannoni dove oggi si sarebbero dovuti installare i pavimenti, si scatena l’inchiesta giudiziaria della procura della Repubblica dell’Aquila, con l’ipotesi di reato di truffa, sulla vicenda di Accord Phoenix, l’azienda di trattamento di rottami elettronici che dovrebbe riassumere 128 persone dell’ex polo elettronico aquilano.
In conseguenza di un’operazione politica fortemente voluta dalla classe dirigente di centrosinistra cittadina e regionale, Accord si è insediata nell’ex polo elettronico dell’Aquila con un investimento privato mai ben stimato, tra 35 e 50 milioni di euro.
Di certa, fin qui, c’è stata solo la quota di fondi pubblici, con 10,8 milioni concessi dall’agenzia Invitalia e resi disponibile modificando la delibera Cipe numero 135 del 2012, che stornava una quota del 5% (poi abbassata al 4%) dei fondi per la ricostruzione post-terremoto del 2009 per lo sviluppo economico, con un plafond di quasi 300 milioni di euro.
Sullo stanziamento pubblico ora si è concentrata l’attenzione della procura, anche grazie a una serie di esposti presentati per denunciare possibili illeciti.
L’indagine è coordinata dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza del capoluogo, al momento gli inquirenti mantengono uno strettissimo riserbo sulle attività d’inchiesta.
Secondo quanto si è appreso, comunque, ci sono già persone iscritte nel registro degli indagati anche se non si sa in che numero.
Nella giornata di ieri, lunedì, in serata una trentina di finanzieri si è comunque presentata in sede, acquisendo documenti per tutta la notte e ponendo i sigilli questa mattina: l’azienda è, insomma, al momento chiusa, anche se ci sarà istanza di dissequestro.
A supportare i controlli, anche alcuni finanzieri del nucleo Pt di Pescara e addirittura un elicottero.
Entro 3 anni l’azienda dovrebbe riassumere 128 persone, in larga parte i dipendenti fuoriusciti dalle crisi industriali delle aziende Finmek, Fida, Intercompel e P&A Service.
Al momento gli assunti sono 24, ma i sindacati hanno denunciato tra essi troppe consulenze o profili esterni e solo 9 operai riassorbiti. L’azienda ha fatto sapere che aveva in programma altre 35 assunzioni entro gennaio, che ora sono in bilico vista la chiusura.
La Accord ha acquisito lo stabilimento ex Finmek, nella zona Ovest dell’Aquila, adattando l’edificio al nuovo e grande macchinario per la triturazione dei rottami elettronici, ampio 12 metri.
Gli spazi dove la società amministrata dall’imprenditore Ravi Shankar si è insediata erano di due padroni diversi: una parte, lo stabile Finmek Solutions, è stata acquisita dal commissario liquidatore di Finmek, Gianluca Vidal.
L’altro sito era di proprietà del Comune, ed è stato acquisito dopo lunghi ritardi attraverso un avviso esplorativo per la cessione cui ha risposto la sola Accord con un’offerta di 1,7 milioni di euro.
Altri 800 mila euro sono stati versati dal Comune per risolvere il rapporto con l’attuale affittuario, la società Tecnopolo Abruzzo, e rifonderla dei mancati affitti futuri. Anche su queste somme, da quanto appreso, ci sarebbe attenzione degli inquirenti.
A ottobre, i sindacati attraverso le sigle Fim, Fiom e Uilm hanno denunciato che “nell’azienda circolano una miriade di consulenti, vengono elargiti stipendi da favola ai non operativi e vengono assunti lavoratori che già avevano un lavoro a tempo indeterminato con professionalità che possono essere individuate all’interno del bacino dell’ex Polo Elettronico”.
Al corrente della notizia, ma ancora sprovvisti dei dettagli, i sindacati. “Siamo stati chiamati dai dipendenti mandati a casa, sappiamo solo che è stata chiusa l’azienda e che è arrivata la Finanza, domani alle 10 in un incontro sindacale cercheremo di saperne di più”, ha spiegato Alfredo Fegatelli della Fiom.





