L’AQUILA  – L’abuso edilizio è un reato, per il quale la legge prevede l’abbattimento delle costruzioni realizzate dove nonn si doveva e poteva fare. Non per vendetta, ma per riportare i luoghi aggrediti dal cemento e dall’arroganza, spesso di grande valenza ambientale, al loro stato originario.

Eppure, stando ad una ricerca realizzata da Legambiente, in base ai numeri forniti dagli uffici tecnici dei Comuni, dal 2004 al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo.

E l’Abruzzo è messo anche peggio: in sedici anni, dal 2004 al 2020, sono stati abbattuti 267 immobili dei 677, con ben 410 che mancano all’appello, con una media superiore a quella nazionale, del 39,4%.

“Nelle regioni del Sud Italia – commenta Legambiente -, il fenomeno dell’abusivismo edilizio ha pesantemente compromesso il territorio, devastando aree enormi in particolare
lungo la costa, le case illegali non vengono abbattute. La nostra penisola è spaccata in due. Al Nord, dove l’irregolarità edilizia è costituita in larga parte da piccoli abusi, si fanno i controlli, si sanziona l’abuso e si demolisce. Al Sud, dove esistono luoghi in cui ci sono più case abusive che famiglie, avviene il contrario, salvo rare eccezioni”.

E l’Abruzzo è in questo caso Sud a tutti gli effetti.

Il dato secco è che, stando ai numeri forniti dagli uffici tecnici dei Comuni, dal 2004 al 2020 è stato abbattuto solo il 32,9% degli immobili colpiti da un provvedimento amministrativo, con profonde ed evidenti differenze, tra Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte e regioni come la Campania, la Sicilia, la Puglia e la Calabria, quelle più segnate dalla presenza mafiosa e dove non a caso si concentra il 43,4% degli illeciti nel ciclo del cemento registrati in Italia nel 2019.

In queste quattro regioni sono state emesse 14.485 ordinanze di demolizione (con la Campania a guidare la classifica nazionale con 6.996 provvedimenti di abbattimento) e ne sono state eseguite appena 2.517, pari al 17,4%. In altri termini, cinque volte su sei l’abusivo ha la quasi matematica certezza di farla franca. Può andargli ancora meglio se l’immobile è stato realizzato lungo le coste: se si considerano solo i comuni litoranei, infatti, la percentuale nazionale di abbattimenti scende a 24,3%.

Un quadro che conferma, per Legambiente, “la necessità, non più procrastinabile, di avocare allo Stato il compito di riportare la legalità dove le amministrazioni locali non sono riuscite a farlo per decenni”.

Per questo, su proposta di Legambiente, lo scorso, anno è stata approvata una norma del decreto legge Semplificazioni, che assegna alle prefetture, l’avamposto dello Stato centrale sul territorio, la responsabilità di demolire stante l’inerzia prolungata dei Comuni.

“Una modifica normativa voluta per sanare una piaga che da troppo tempo segna il nostro Paese, eredità pesantissima degli anni settanta, ottanta e novanta del secolo scorso, frutto dell’avidità, della scelleratezza e del disprezzo per le leggi di chi si è costruito la casa abusiva e dell’irresponsabilità di una classe politica deliberatamente complice di condotte criminali al solo scopo di guadagnare consenso elettorale in cambio di un sostanziale laissez faire”, spiega Legambiente.

Del resto anche in Abruzzo ai Comuni la questione sembra interessare poco.

Legambiente per realizzare la ricerca, ha inviato a tutti i Comuni italiani con posta certificata un censimento aggiornato delle case abusive e di quelle abbattute.

Ebbene, nella Provincia autonoma di Bolzano, il 55,2% dei Comuni ha fornito i dati richiesti. Segue la Valle d’Aosta, con i 40,5% dei Comuni, l’Emilia Romagna, con il 36,6%, e il Friuli Venezia Giulia, con il 34,4%. Sopra il 25% l’Umbria, il Veneto, la Toscana, il Piemonte, la Lombardia e la Liguria.

In Abruzzo ha risposto solo il 14% dei 305 comuni.

Maglia nera la Calabria, dove rispondono solo 15 comuni su 404, il 3,7%.

Tornando agli abbattimenti: regioni più virtuosa il Veneto: su 3.117 ordinanze, gli abbattimenti sono stati 2.083 (66,8%), a seguire il Friuli Venezia Giulia 64,5% (1.300 ordinanze e 839 abbattimenti,  Valle d’Aosta  56,3%, (240 -135), P.A. Bolzano 47,1% (497 234)  e Lombardia 44,2% (5.889 -2.604)  Ultime Campania con 19,6% (6.966-1.363), Calabria, 11,2% (1.192-133) e Puglia 4% (1.790 – 71),

Quando poi il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro il termine di 90 giorni, l’edificio viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso.

La norma prevede che “l’accertamento dell’inottemperanza alla ingiunzione
a demolire, nel termine di cui al comma 3, previa notifica all’interessato, costituisce titolo per l’immissione nel possesso e per la trascrizione nei registri immobiliari, che deve essere eseguita gratuitamente”.

Ne consegue che il patrimonio edilizio abusivo, colpito da ordine di abbattimento non eseguito entro i tempi di legge, diventa a tutti gli effetti proprietà dei
Comuni.

E anche qui di proprietà comunale sono diventati su 677 edifici solo 8.

Mentre in Sicilia ben 873 su 4.537, il  19,2%.