PESCARA – Se il cibo è cultura, allora in Abruzzo dilaga la grassa ignoranza, essendo la nostra tra le cinque regioni italiane a più alto tasso di obesità infantile.
Con conseguenze devastanti per la salute e l’aspettativa di vita, sia nel presente che nell’età adulta.
A dirlo sono i dati più aggiornati della ricerca “Okkio Alla Salute”, promosso e finanziato dal Ministero della Salute e il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, che ha coinvolto oltre 40 mila bambini e genitori e 2 mila scuole in tutta Italia su abitudini alimentari, esercizio fisico e sedentarietà dei bambini della terza classe primaria e sul contesto scolastico e familiare.
Nella classifica, l’Abruzzo, assieme a Lazio, Molise, Campania Basilicata, Calabria e Sicilia, registra una percentuale superiore al 37 per cento di bambini tra gli 8 e 9 anni obesi e in sovrappeso.
Un po’ meglio in Puglia, Lazio Umbria, Sardegna e Marche, dove la percentuale scende in un range tra il 30 e 37 per cento.
In Toscana, Emilia e Liguria la percentuale è compresa tra il 25 e 30 per cento.
Infine Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Val D’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Veneto, dove la percentuale di bambini obesi e in sovrappeso è inferiore al 25 per cento.
Insomma, più si scende a sud dello Stivale, più l’obesità infantile aumenta, complice una non corretta abitudine alimentari, eccessivamente ricca di carboidrati, grassi e zuccheri.
Se si allarga poi lo sguardo ai bambini tra i 6 e 10 anni, in base ad altre ricerche, risulta che in Abruzzo il 25,8 per cento è in sovrappeso rispetto alla media nazionale del 22,2 per cento, mentre gli obesi sono il 14,6 per cento contro il 10,6 per cento della media italiana.
Per correre ai ripari, Regione Abruzzo, Coni Abruzzo, Ufficio Scolastico e Università degli Studi dell’Aquila e di Chieti-Pescara hanno siglato un’intesa per promuovere nelle scuole attività motoria e corretti stili alimentari.
Ma la questione è anche culturale e riguarda in particolare le famiglie.
Anche in Abruzzo, infatti, come nelle regioni a maglia nera, il 16 per cento dei bambini non ha svolto attività fisica il giorno precedente l’indagine, il 18 per cento pratica sport per non più di un’ora a settimana, il 42 per cento ha la TV nella propria camera, il 35 per cento guarda la tv e gioca con i videogiochi più di 2 ore al giorno e solo 1 bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta.
L’8 per cento dei bambini salta la prima colazione, il 31 per cento fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine) e il 52 per cento fa una merenda di metà mattina abbondante.
E, soprattutto, il 25 per cento dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura e il 41 per cento dichiara che i propri figli assumono abitualmente bevande zuccherate e gassate .
Non è solo un fatto estetico, ne va della salute di questi bambini.
Lo spiega bene il dottor Franco Chiarelli, della Clinica Pediatrica dell’Università di Chieti.
“L’obesità insorta in età pediatrica persiste in epoca adulta. In effetti, quanto più permane lo stato di obesità nelle varie
fasce di età pediatrica, tanto più elevato è il rischio di diventare un adulto obeso. Inoltre, il bambino obeso, raggiunta l’età adulta, non soltanto ha un altissimo rischio di rimanere obeso, ma presenta anche un rischio quattro volte maggiore di essere affetto da complicanze indotte dall’obesità, in particolare la sindrome metabolica”.
“A questo si aggiunge – conclude Chiarelli – un rischio quasi doppio di manifestare malattie cardiovascolari con lo sviluppo di eventi fatali. Recenti stime dimostrano che l’obesità infantile si associa ad una riduzione dell’aspettativa di vita con un maggior rischio di morte prematura già all’età di 50‐ 55 anni”.



