L’AQUILA – Serviva stare insieme per non darla vinta al terremoto, serviva raccogliere le forze dei più giovani per far sì che un piccolo paese non perdesse la saggezza degli anziani. Serviva regalare la parola ‘domani’ a una zona che rischiava di dover accettare il nuovo ruolo di quartiere-dormitorio per chi ha perduto la casa all’Aquila.
Invece, una manciata di ragazzi e ragazzini di Roio (il più anziano è del 1985), più su dell’Aquila, vogliosi di non cedere di fronte a una serie di schiaffoni firmati dal terremoto del 2009, come ad esempio il crollo sempre poco ricordato della facoltà di Ingegneria dell’università aquilana, si sono radunati l’estate scorsa per decidere cosa fare per ridare spirito a una comunità bisognosa di unire vecchio e nuovo, ossia vecchi abitanti di Roio e dintorni e nuovi abitanti di progetti C.a.s.e. e M.a.p.
In questi casi cultura e sport fanno la differenza. In questi casi, molto spesso, anche nel resto del mondo, è il calcio che riesce a unire laddove non arriva la classe politica e dirigente.
“Avevamo voglia di fare qualcosa di concreto e positivo per il nostro paese – dice ad Abruzzoweb Matteo Totani, sbarbato (classe ’87) presidente-giocatore del Roio Calcio, terza categoria aquilana – così noi giovani del posto ci siamo mossi concretamente. Prima un’associazione culturale nel 2010, poi quella sportiva nel 2011. Non c’erano dubbi: innamorati del pallone, abbiamo puntato dritto a rifare una squadra di calcio che a Roio mancava da più di dieci anni”.
“Siamo andati in giro per il paese a far la questua – spiega il vice-presidente Fabio Fatigati, anche lui giovanissimo giocatore (è del 1988) – per mettere insieme una somma che ci permettesse di coprire le spese minime per il campionato di terza categoria. È stata durissima, perché con la crisi imprenditori e semplici cittadini non erano capaci di offrire grosse cifre. Però, anche a cinque euro alla volta, qualcosa in cassa ci è finito”.
Tanti sforzi per pagare iscrizione al campionato, comprare qualche pallone per l’allenamento, ma c’è bisogno, ovviamente, delle divise da gioco. I ragazzini che si uniscono alla rinata Roio Calcio sono tantissimi, come si fa a non spendere tanti soldi per le maglie da indossare in partita?
“Decidiamo di scrivere a tutte le squadre di serie A per chiedere o un contributo economico, o qualche divisa da gioco – spiegano i due – e lo facciamo sia via email che con raccomandata con ricevuta di ritorno. Da giugno 2011 a marzo di quest’anno non si vede neanche l’ombra di una risposta. Però, qualche giorno fa…”
Qualche giorno fa arrivano a Roio 6 grossi pacchi da Corso Galileo Ferraris n.32. La sede della Juventus Football Club.
“Non credevamo ai nostri occhi – commentano Totani e Fatigati – pensavamo che non ci rispondesse nessuno. Nella lettera abbiamo cercato di spiegare con la massima sincerità in quali condizioni si trovano certe zone del cratere, sperando di non cadere nella retorica o di passare per gente che spende il dramma del terremoto per scopi personali. La Juventus è l’unica squadra che ci ha risposto. Più di cento maglie fra gara e allenamento, ci sono anche le pettorine e i k-way. Siamo entrambi interisti, in squadra ci sono anche diversi milanisti, ma non importa. Onore alla società bianconera che ha prima di tutto capito cosa c’era scritto nella lettera. Si tratta di materiale ancora intatto, mai usato, di una stagione sfortunata per la Juve, quella di due anni fa. Ora toccherà a noi fare bene con le nostre nuove maglie”.
“Stiamo provvedendo a far stampare i numeri – aggiungono – per i pantaloncini e i calzettoni e per le maglie da portiere che mancano non c’è problema, ora che abbiamo tutto questo materiale anche per l’allenamento invernale possiamo comprare il resto. Siamo tutti strafelici per un regalo davvero inaspettato”.
“Da innamorato della Juventus, da ragazzino – dice l’allenatore del Roio, Celestino Totani, papà di Matteo, ex Oratoriana e Amiternum che prima del 6 aprile 2009 ha portato l’Aragno in seconda categoria – posso dire che è una bellissima sorpresa. Ho ancora la foto di quando avevo 12 anni con la maglia bianconera addosso, scattata qui, nel campo davanti casa mia. I tempi di Sivori, un fenomeno, e di Miranda, che andò via dopo solo un anno. A quel punto lasciai perdere la fede e pensai solo a giocare a calcio. Sono contentissimo, comunque, di rivedere la maglia bianconera qui a Roio. La indossai da giovanissimo, la indosseranno a breve i giovanissimi che oggi alleno”.
A breve ci sarà l’addio alle maglie arancio-nero e bianco-verde, quelle rimediate con i pochi soldi a disposizione, poi il ‘battesimo’ con i colori della Vecchia Signora.
“Chi nella nostra squadra non tifa Juventus farà volentieri il sacrificio di indossare i colori bianconeri – dicono i due firmatari della famosa missiva alle società di serie A – mentre per chi è juventino non ci saranno difficoltà di sorta. In campionato siamo penultimi ma stiamo facendo benissimo nel girone di ritorno, con tre vittorie di fila, 2 pareggi e una sola sconfitta. Siamo giovani e agguerriti, ci vogliamo bene e vogliamo bene al nostro paese. In campo qui a Roio, quando dobbiamo giocare, arriviamo tre ore prima dell’inizio del match: tocca a noi tracciare le linee”.
“Con questo spirito – concludono – andremo avanti per il nostro futuro qui. Il terremoto non ci ha fermati. Anzi, nei nuovi quartieri post-sisma le persone hanno subito dimostrato un forte attaccamento al paese. Alle partite vengono bambini, giovani e anziani. Così si manda avanti una comunità, nonostante il terremoto. Quando ringrazieremo la Juventus, gli diremo proprio questo”.
Domani, intanto, è campionato. Bazzano-Roio, campo ‘Santa Giusta’. Per il bianconero, l’appuntamento è per dopo Pasqua.






