L’AQUILA – Una discesa in campo alle primarie per la scelta del candidato sindaco dell’Aquila “frutto di una riflessione collettiva”, perché “da soli non si va da nessuna parte e ci vuole una squadra capace”, con l’imprescindibile appoggio del sindaco uscente, Massimo Cialente, e di molti dei suoi assessori, “vedremo chi ci sarà con me”.
E magari, ma questo non viene detto esplicitamente, un’intesa suggellata attraverso un accordo scritto di impegno politico.
Non sa più come manifestarla, la necessità di una discussione, anzi, una riflessione sul suo nome, il presidente del Consiglio comunale del capoluogo, Carlo Benedetti, che da qualche settimana ha suggerito la sua figura per incarnare l’ala sinistra di un Partito democratico, quello aquilano, che comunque non è che sia poi così renziano.
Un Pd in cui, quasi certamente, a giocarsi la candidatura saranno il presidente uscente della società idrica Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci.
Figure per le quali ai microfoni di AbruzzoWeb Benedetti manifesta “stima e amicizia” ma, rivendica, “ritengo di essere uno che il giorno dopo saprebbe esattamente che cosa fare e come rapportarsi non con subalternità con la dirigenza del Comune”.
“Sono qualità che condividiamo e qualcuno di noi le ha in più degli altri, ma non mi piace giudicare”, precisa poi prima di creare qualche fronte polemico.
L’ora delle decisioni, comunque, è giunta e Benedetti ha ancora poche ore per sciogliere la riserva, ma non esclude decisioni in “zona Cesarini”.
“Le ultime ore saranno decisive per trovare l’uomo giusto per guidare la città”, sogghigna, “il termine è l’assemblea degli iscritti del Pd che sancirà l’ufficialità delle candidature. Se ci sarà una riflessione collettiva sarò della partita – taglia corto – altrimenti non mi candiderò, non credo nei free lance”.





