L’AQUILA – “L’ipotesi è di fantapolitica, non c’è nessuna possibilità e non ne vedo l’utilità sotto il profilo politico. La vera sfida è applicare nel più breve tempo il programma di mandato”.
Così dai microfoni di AbruzzoWeb il consigliere comunale dell’Aquila di Sinistra ecologia libertà e presidente della commissione Bilancio Giustino Masciocco smentisce di far parte del gruppo di 5 ‘ribelli’ che potrebbero far cadere l’amministrazione di centrosinistra guidata da Massimo Cialente.
Una congiura che, nel caso remoto in cui andasse in porto, potrebbe provocare la possibilità di ricandidarsi una terza volta del primo cittadino qualora tutto avvenisse entro il 23 novembre prossimo, secondo quanto previsto dal Testo unico degli enti locali (Tuel), oppure lo eliminerebbe dall’agone in caso contrario.
“Non ho mai pensato alla caduta di Cialente e non credo sia possibile, non vedo quale cittadino potrebbe rivotare il centrosinistra dopo che avesse sfiduciato il sindaco – spiega Masciocco – Cialente non si potrà ricandidare ma il centrosinistra dovrà, mi auguro, continuare a gestire questa città: mi preoccupo di come poter sostituire Cialente ma dopo la scadenza del suo mandato”.
A tal proposito, Masciocco viene dato da rumors, e anche dal sindaco in carica, come un possibile partecipante alle primarie per la scelta del candidato sindaco nel 2017 o magari prima. “Mi è già successo nel 2007, nel 2012 e anche ora. Non so perché, a me sta a cuore l’unità del centrosinistra”, replica senza confermare né smentire.
Un altro già venuto fuori dal toto-candidato è il presidente della Gran Sasso Acqua Americo Di Benedetto: “È componente autorevole del Partito democratico, credo che il prossimo sindaco uscirà da quello schieramento visti gli ultimi risultati”, gioca a nascondersi Masciocco.
Con il consigliere Sel c’è anche l’opportunità di parlare della mega struttura Sercom, il centro commerciale mai nato in periferia Ovest dell’Aquila su cui Masciocco aveva proposto una delibera.
“Insieme a Giuseppe Bernardi studiammo a fondo la questione e presentammo una delibera per acquisire la struttura al patrimonio comunale senza spendere soldi perché i termini erano scaduti nonostante una proroga – ricorda – Poi c’è stato il terremoto e mi sono dimesso da assessore, il Consiglio comunale non si è preso la responsabilità di approvare quella delibera”.
“Per non incorrere in una causa che durasse molti anni hanno ritenuto di trovare un accordo e pagare 13 milioni. Il problema vero è che ora non sappiamo che cosa farci – prosegue Masciocco – Si è parlato del sociale, ma l’assessore lo vuole diffuso in tutta la città, oppure di un incubatore di imprese, ma non so dove prenderemo il denaro per completare l’opera o non farla depauperare ulteriormente”.
“Assieme al centro polifunzionale di Paganica, insieme fanno due incompiute da 20 milioni di euro e dobbiamo capire chi possa gestirlo senza gravare ulteriormente sulle finanze pubbliche”, conclude.





